martedì 17 dicembre 2013

Acqua buia - Joe R. Lansdale



Titolo: Acqua buia

Autore: Joe R. Lansdale

Traduzione: Luca Conti e Chiara Ujka

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 344

Prezzo: 13 euro (ebook: 7 euro)



Anni Trenta, poco dopo la Grande Depressione e le tempeste di sabbia note come Dust Bowl. Texas orientale, sfondo di molti romanzi di Lansdale, che, se devo essere sincera, non mi sembra proprio un gran bel posto: quando va bene fa un caldo infernale e nelle paludi si aggirano alligatori, serpenti e insetti di ogni genere, quando va male si scatenano diluvi e uragani. A dare il via alla storia è May Lynn, una ragazza giovane e molto carina che viene ritrovata morta nel fiume Sabine con una macchina da cucire legata ai piedi. A trovarla sono due suoi amici, Sue Ellen e un ragazzo, Terry, che secondo le voci di paese è omosessuale. Sue Ellen vive in una grande casa malandata con il padre, un ubriacone buono solo a picchiare la moglie, e con la madre, una donna ancora giovane e bella ma logorata dalla vita e convinta di meritare le botte del marito. Terry detesta il nuovo marito di sua madre, un tizio ricco e prepotente che opprime la moglie e, come tutti sanno, tiene nell’armadio un cappuccio del Ku Klux Klan. La migliore amica di Sue Ellen, Jinx, è una ragazza nera molto intelligente che sa bene che il Texas non è il luogo migliore per le persone di colore. Tutti e tre hanno degli ottimi motivi per scappare e la morte di May Lynn li spinge a progettare la fuga: la ragazza, infatti, avrebbe voluto diventare una diva del cinema e Terry propone di cremare il corpo e portare le ceneri a Hollywood. Ovviamente senza soldi non è facile, ma i tre riescono a ritrovare il frutto di una rapina compiuta dal fratello di May Lynn e partono. Sulle loro tracce, però, si mette un poliziotto corrotto, per non parlare dell’ombra di un killer psicopatico che vive nelle paludi e non lascia scampo alle proprie vittime.

Alcuni aspetti di questo romanzo mi hanno ricordato Tramonto e polvere: anche qui gli uomini non ci fanno una gran figura, mentre le donne riescono a ribellarsi alla società patriarcale che le usa solo per cucinare e fare figli. Il razzismo è ovunque, anche se credo che il romanzo di Lansdale in cui si parla di più di questo argomento sia Il mambo degli orsi (nella serie di Hap e Leo). Come sempre, non mancano le scene di violenza, i morti ammazzati e i dialoghi brillanti (non ho letto l’originale, ma la traduzione di Luca Conti e Chiara Ujka mi sembra molto buona). A me Lansdale piace parecchio e di solito leggo i suoi libri almeno un paio di volte: la prima in fretta, per vedere come finisce, e la seconda, magari qualche mese dopo, con calma, per gustarmi bene i personaggi. Lo consiglio a tutti, anche se forse non è adattissimo per chi non sopporta la violenza.


domenica 17 novembre 2013

Eccoci qui - Dorothy Parker





Titolo: Eccoci qui

Autrice: Dorothy Parker

Traduzione: Chiara Libero

Casa editrice: Astoria

Pagine: 166

Prezzo: 12.75 euro (ebook: 7.99 euro)



Questa raccolta di racconti mi è piaciuta molto, ma non è il primo libro che consiglierei se qualcuno mi chiedesse qualcosa da leggere. Mi spiego meglio. Da quello che si trova su internet, Dorothy Parker (1893-1967) dev’essere stata un personaggio interessante - dotata di umorismo brillante, suggerì come epitaffio per la propria tomba “Scusatemi se faccio polvere”. Politicamente impegnata al punto da essere ritenuta comunista durante il maccartismo, lasciò tutte le sue proprietà alla fondazione di Martin Luther King. Ebbe però una vita sentimentale un po’ travagliata, tentò il suicidio tre volte e finì alcolizzata.
I dieci racconti contenuti in “Eccoci qui” ritraggono quasi tutti scene di vita della borghesia medio-alta di New York (l’atmosfera mi ha ricordato un po’ quella de “L’età dell’innocenza”) e per l’acutezza con cui i personaggi sono descritti viene da chiedersi se la Parker li abbia incontrati in qualche salotto. C’è la signora che proclama che i neri, in fondo, sono persone come tutte le altre; la giovane madre bella e ricca che ride alle spalle della brutta infermiera; il padre di famiglia che vorrebbe fuggire da una vita troppo ordinata; la coppia apparentemente perfetta che in realtà non sa cosa dirsi. Forse il personaggio che mi ha colpito di più è Hazel Morse, protagonista di “Una bella bionda”: una donna piacente che non si è mai fermata a riflettere su cosa voleva davvero dalla vita e si ritrova inestricabilmente aggrovigliata in un’esistenza squallida.
L’autrice indaga nei vizi e nei difetti dei personaggi senza pietà, anzi quasi con crudeltà, mettendo a nudo i loro pensieri più nascosti con un’analisi psicologica stupefacente. Ci sono anche dei tocchi di umorismo, però ecco, questo libro a me ha messo soprattutto molta tristezza. Non per colpa della Parker, ci mancherebbe, ma vedersi sfilare davanti l’ipocrisia, l’incomunicabilità, l’autoritarismo, la morale benpensante e il razzismo non solleva certo il morale. Anzi, se siete un po’ giù vi consiglio senza dubbio di leggere qualcos’altro. Se ve la sentite, invece, dategli una possibilità. Forse, come me, odierete alcuni dei personaggi e proverete una pena infinita per altri; ad ogni modo, è probabile che “Eccoci qui” non vi lascerà indifferenti.  

domenica 10 novembre 2013

"Miss Julia dice la sua" (Ann B. Ross) e "Una principessa in fuga" (Elizabeth von Arnim)




Titolo: Miss Julia dice la sua

Autrice: Ann B. Ross

Traduzione: Valentina Ricci

Casa editrice: Astoria

Pagine: 252

Prezzo: 17 euro

Se vi interessano i romanzi con protagoniste femminili e trame scorrevoli e divertenti ma non stupide, tenete d’occhio la casa editrice Astoria. Pubblica, fra l’altro, Georgette Heyer, Marina MorpurgoM.C. Beaton e Ann B. Ross (per ora credo che sia uscito solo il primo volume della serie dedicata a Miss Julia). Dunque, chi è questa Miss Julia? È una signora non più giovanissima che si ritrova vedova e scopre che il patrimonio del marito, adesso suo, è molto più considerevole di quello che credeva. Siamo nel sud degli Stati Uniti e la nostra protagonista ha sempre cercato di essere una moglie impeccabile: riservata, ottima padrona di casa, donna devota. Non ama i pettegolezzi e prima di formulare un’opinione su qualsiasi argomento ha sempre consultato il marito. Il caro estinto, un banchiere, è stato uno stimato membro della comunità. Miss Julia, per quanto ovviamente dispiaciuta per la dipartita del consorte, ora è libera di organizzare le proprie giornate come meglio crede - sempre entro certi limiti - e di spendere il proprio denaro senza dover rendere conto a nessuno (a parte il pastore, che sostiene che il defunto gli aveva promesso delle donazioni). La tranquillità della routine di Miss Julia viene però sconvolta quando alla sua porta bussa una giovane donna dall’aspetto vistoso che le chiede di prendersi cura per un po’ di un ragazzetto bruttino e incline al pianto, il quale altri non è che il frutto di una relazione extraconiugale del compianto marito di Julia. La donna si rende conto ben presto che molte persone sapevano del tradimento, ma per vari motivi nessuno l’ha mai avvisata. D’altronde, la moglie perfetta non deve forse chiudere un occhio sugli scivoloni del coniuge? Coniuge che si rivela peraltro un grandissimo ipocrita, dato che per tutta la vita non ha fatto altro che predicare bene e razzolare male. Ormai, comunque, quel che è stato non si può cambiare e Miss Julia decide di affrontare la situazione a testa alta, senza mentire e sbugiardando così davanti a tutti quel sepolcro imbiancato del marito. La bizzarra convivenza con il figlio illegittimo del defunto, però, da subito adito ai pettegolezzi e soprattutto innesca una serie di situazioni difficili e talvolta anche pericolose. Julia dovrà imparare a non fidarsi di nessuno e non sarà facile distinguere i veri amici dai profittatori.

L’atmosfera di questo romanzo mi ha ricordato un po’ quella di The Help di Kathryn Stockett, soprattutto per il personaggio di Lillian, la cuoca di Miss Julia, una donna di colore con scarsa istruzione ma con grande buonsenso e coraggio.
 
 
Titolo: Una principessa in fuga
Autrice: Elizabeth von Arnim
Traduzione: Simona Garavelli
Casa editrice: Bollati Boringhieri
Pagine: 253
Prezzo: 16.50 euro
Priscilla è una giovane e bella principessa (mi piacerebbe, prima o poi, leggere un romanzo in cui le principesse sono brutte) all’apparenza docile e mansueta, che però nasconde un segreto: detesta la vita di corte. Si sente soffocare dai rituali, dagli sprechi, dall’ipocrisia. Questo argomento, che credo fosse caro anche a lady Diana, nei comuni mortali che devono lavorare per vivere suscita spesso la risposta “Bisognerebbe mandare quei mangiapane a ufo in fabbrica per una settimana, poi vediamo se si lamentano ancora”. Quale deplorevole mancanza di sensibilità! Priscilla, aiutata da Fritzing, il bibliotecario di corte, concepisce dunque un piano per fuggire e poter vivere in santa pace, senza essere riconosciuta da tutti e senza obblighi. Vuole dedicarsi alla meditazione e alla carità: un’esistenza pura, semplice, priva di fronzoli. Detto fatto, i due cospiratori arruolano una cameriera, Annalise, e scappano in Inghilterra. Si stabiliscono in un villaggio tranquillo e cercano di non dare nell’occhio. Sembrerebbe facile, ma Priscilla ha un piccolo problema: non ha la minima idea di come condurre una vita normale. Tratta le persone in modo altezzoso, non è in grado di preparare una tazza di tè, sperpera il denaro per iniziative assurde e in breve tempo riesce a farsi odiare sia dalla moglie del parroco sia dalla nobildonna locale. Come se non bastasse, Annalise non ha intenzione di collaborare - d’altronde, nessuno si è preso la briga di spiegarle le intenzioni di Sua Altezza - e decide di ricattare la principessa. Anche Fritzing non dimostra alcuna attitudine per la gestione delle difficoltà quotidiane e in breve i due si ritrovano nei guai.
Priscilla per me è profondamente irritante; può darsi che l’autrice intendesse proprio suscitare questa reazione nel lettore. Avrei voluto scuoterla e dirle che, se davvero avesse voluto vivere un’esistenza normale, avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e imparare alcuni semplici concetti come il valore del denaro, l’organizzazione delle faccende domestiche, i rapporti di buon vicinato. Invece no, è scappata da palazzo ma continua a comportarsi come una gran dama e si meraviglia delle reazioni altrui. Pure Fritzing, sarà anche un conoscitore di Eschilo e della letteratura inglese, ma non riesce proprio a capire che a volte la sua cara principessa meriterebbe una sgridata.
Ho trovato questo romanzo interessante per la descrizione della psicologia dei personaggi per i tocchi di ironia dell’autrice. In alcuni punti, però, forse tende un po’ alla prolissità; d’altronde, come dice la stessa von Arnim, se il lettore non è interessato può semplicemente voltare pagina.

domenica 3 novembre 2013

Avventure della ragazza cattiva - Mario Vargas Llosa



Titolo: Avventure della ragazza cattiva

Autore: Mario Vargas Llosa

Traduzione: Glauco Felici

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 357

Prezzo: 13 euro


Nell’estate del 1950 Ricardo, poco più che bambino, conosce Lily, una coetanea diversa da tutte le altre ragazzine incontrate fino a quel momento: una bambina quasi donna, maliziosa, sfrontata, con gli occhi color miele luminosi ma al tempo stesso pieni di segreti. Ricardo, come tutti i suoi amici, se ne innamora a prima vista, ma Lily rifiuta con ostinazione tutti i corteggiatori. È una ragazzina misteriosa - non parla mai della propria famiglia, non invita nessuno a casa sua - e le altre ragazze, forse anche un po’ invidiose del suo successo con i ragazzi, presto iniziano a parlare male di lei. Gli amici di Ricardo si rassegnano ai rifiuti di Lily, ma lui non riesce a dimenticarla e quando, anni dopo, la rincontra a Parigi capisce di essere ancora perdutamente innamorato di lei. Lily però è una niña mala, una ragazza cattiva (una malafemmina?): seducente, capace di tenere in pugno gli uomini - soprattutto Ricardo -, ma senza scrupoli e, forse, non in grado di amare nessuno oltre a se stessa. La storia d’amore a senso unico fra lei e Ricardo diventa un’ossessione, una malattia, un legame tormentato che per l’uomo si rivela quasi letale. La niña mala gli racconta un sacco di bugie, lo tratta male e scappa senza dargli spiegazioni, eppure Ricardo si sente davvero vivo solo quando ha Lily accanto a sé. Sullo sfondo, la storia europea e quella del Perù, paese natale di Ricardo, dal quale però si allontana sempre di più.


Avventure della ragazza cattiva mi è piaciuto molto, ma non lo consiglio a cuor leggero. A differenza de La zia Julia e lo scribacchino, è un romanzo triste. Non triste in senso sentimental-piagnucoloso, ma triste nel senso che ti fa riflettere sulle relazioni umane e alla fine ti lascia un po’ di magone. Poi ci sono tanti lutti, morti, malattie, il destino del Perù che non riesce a modernizzarsi e in cui chi ha capacità preferisce andare all’estero (un po’ come in Italia). È scritto benissimo e merita, però potrebbe lasciarvi un po’ di amaro in bocca.

sabato 5 ottobre 2013

Everyone's Reading Bastard - Nick Hornby



Non sono una grandissima fan di Nick Hornby: anni fa avevo letto “Alta fedeltà” e mi era piaciuto, ma non così tanto da spingermi a interessarmi ancora alla produzione di Hornby. Comunque sia, un po’ di tempo fa vari blog hanno iniziato a segnalare l’ultimo testo di questo autore e mi sono incuriosita. È un racconto abbastanza breve (l’ebook è di una trentina di pagine) che inizia con il protagonista, Charlie, che si separa dalla moglie. Affrontare la fine di un matrimonio è sempre difficile, ma lo diventa ancora di più se la tua ex moglie è una giornalista che ha costruito la propria notorietà sul raccontare tutto, ma proprio tutto, della propria vita. Il che significa che ora inaugura una rubrica intitolata Bastard! in cui racconta urbi et orbi le tue nefandezze coniugali: da quella volta in cui ti sei ubriacato la vigilia di Natale, a quando hai imprecato davanti ai figli, senza tralasciare le tue performance non proprio ottimali a letto. La rubrica è pubblicata sia sul giornale cartaceo che sulla versione online, quindi chiunque può sbirciare nella vita privata di Charlie e lasciare un commento. Credo che un grande punto di forza di questo racconto sia proprio il fatto che sottolinea come la nostra società, grazie a un uso talvolta improprio della tv e di internet, stia diventando sempre più… mi verrebbe da dire “pettegola”, ma non è il termine adatto. La curiosità per gli affari altrui è sempre esistita, quello a cui stiamo assistendo ora è che chiunque, protetto dall’anonimato di un nickname, può ergersi a giudice della vita di perfetti sconosciuti e dispensare a piene mani opinioni e consigli spesso non richiesti. Charlie, esposto al pubblico ludibrio, si sente ovviamente ferito e cerca di ignorare tutta la faccenda... Termino qui perché, vista la brevità del racconto, potrei fare qualche spoiler e sarebbe un peccato. Secondo me il materiale è molto interessante e avrebbe potuto anche essere sfruttato per una narrazione più lunga. Una domandina per l’editore Guanda: nove euro per un libro di 65 pagine non sono un po’ tanti?

giovedì 3 ottobre 2013

Helen Forrester (post cumulativo)



Avevo iniziato a leggere Twopence to Cross the Mersey senza particolari aspettative: non conoscevo l’autrice e la storia non sembrava molto allegra. Helen è la primogenita di una famiglia benestante che perde tutto nella crisi del ’29 e si trasferisce nei quartieri degradati di Liverpool per ricominciare da capo. I genitori di Helen hanno la deplorevole tendenza a sfornare figli (sette in totale) e poi a disinteressarsene: danno per scontato che la primogenita, che ha dieci anni quando il racconto inizia, accantonerà di buon grado tutti i propri sogni per dedicarsi ai fratelli e alle sorelle. La madre, abituata alle conversazioni brillanti con gli intellettuali e ad avere varie persone di servizio, fatica moltissimo ad abituarsi alla nuova vita. Il padre, che ha fatto delle speculazioni sbagliate e non si è mai del tutto ripreso dall’orrore della Grande Guerra, deve accettare un lavoro umile per mantenere la famiglia.


Con questo materiale autobiografico, molti scrittori avrebbero potuto calcare la mano sui toni patetici o addirittura melensi. Il bello della Forrester, invece, è che non si piange mai addosso: lo stile è sempre asciutto ed essenziale, i fatti vengono mostrati per quello che sono e il lettore è libero di trarre le proprie conclusioni. In quattro volumi (Twopence to Cross the Mersey, Liverpool Miss, By the Waters of Liverpool, Lime Street at Two) Helen Forrester racconta la storia della propria famiglia dal ’29 fino al secondo dopoguerra: una famiglia segnata da conflitti e litigi, in cui le normali discussioni causate dalle differenze caratteriali sono esacerbate dalla povertà estrema. Non c’è mai abbastanza cibo e mancano elementi essenziali della vita quotidiana, come il sapone e le coperte (per non parlare del riscaldamento o dell’acqua corrente). I familiari di Helen danno per scontato che lei stia sempre a casa e la ragazza dovrà lottare per poter studiare e poi andare a lavorare. Sullo sfondo, la Liverpool dell’epoca: una città povera e sporca, i cui abitanti però sono capaci di gentilezza e generosità. Mi ha colpito molto la parte sulla Seconda Guerra Mondiale: la città è sconvolta dai bombardamenti e appena tramonta il sole bisogna oscurare tutti i vetri per evitare di dare punti di riferimento alla Luftwaffe. Una sera, mentre torna dal lavoro, il padre di Helen inciampa in un mucchio di detriti e cade. Un passante lo sente, si avvicina e lo aiuta a rialzarsi. Nella caduta il signor Forrester ha perso la sua torcia e l’uomo si offre di accompagnarlo a casa. I due si incamminano e il padre di Helen arriva a casa sano e salvo. Ringrazia il suo soccorritore e si meraviglia di come sia riuscito a portarlo a destinazione nel buio fitto, senza neanche una luce flebile: “Oh, non ne ho bisogno” risponde l’altro “Sono nato cieco”. Ecco, questo episodio del cieco che accompagna uno che ci vede in una città stravolta dalla guerra mi è rimasto impresso e credo che costituisca una delle testimonianze - di cui i libri della Forrester sono ricchi – di come sia possibile vivere in condizioni estremamente difficili.


Credo che questi volumi non siano mai stati tradotti in italiano, secondo me meriterebbero.  

martedì 1 ottobre 2013

Agatha Raisin e il veterinario crudele - M.C. Beaton



Titolo: Agatha Raisin e il veterinario crudele

Autrice: M.C. Beaton

Traduzione: Marina Morpurgo

Casa editrice: Astoria

Pagine: 219

Prezzo: 15 euro






“Agatha Raisin e il veterinario crudele”, consigliatomi dalla Leggivendola, è in realtà il secondo volume della serie (il primo è “Agatha Raisin e la quiche letale”). Come però la cara Leggivendola mi aveva spiegato, non è fondamentale leggere i libri nell’ordine in cui sono stati scritti, quindi ho cominciato da questo.
Agatha Raisin è una cinquantenne che ha deciso di ritirarsi dall’attività di pubbliche relazioni per andare in pensione a Carsely, un ameno villaggetto nei Cotswolds. Avete presente quei posticini di campagna dove tutti si conoscono e le signore si incontrano per prendere il tè dalla moglie del pastore? Ecco, un luogo così. Per motivi ad oggi sconosciuti, fin dai tempi di Agatha Christie questi graziosi villaggi sono periodicamente funestati da orrendi delitti e Carsely non fa eccezione (a volte sospetto che questi villaggi abbiano un tasso di criminalità più alto di quello di Caracas).
Nello specifico, il morto è il fascinoso veterinario, Paul Bladen, molto corteggiato dalle signore e ottimo medico per i cavalli e gli animali da cortile, ma stranamente negato per la cura di cani e gatti. All’inizio la polizia ritiene che la morte sia avvenuta per cause accidentali, ma Agatha si rende subito conto che c’è qualcosa di strano e tenta di saperne di più. La aiuta nelle indagini il suo vicino di casa, James Lacey, un maggiore in pensione per il quale Agatha ha una cotta - peccato che lui rifugga come la peste la sola idea di una relazione con lei. Agatha è un personaggio interessante perché ha un sacco di difetti: è impulsiva, ostinata e a causa delle proprie origini non proprio nobili si sente un po’ a disagio nell’ambiente altolocato della campagna inglese. Questa figura imperfetta risulta subito simpatica e rende la lettura molto piacevole e scorrevole.
Parte del merito è senza dubbio dell’ottima traduzione di Marina Morpurgo (della cui attività come scrittrice avevo invece parlato qui), che rende benissimo il caratteristico humour inglese. Mi permetto di fare solo un piccolo appunto, relativo a un elemento che mi è capitato spesso di incontrare nelle traduzioni di gialli inglesi. Sappiamo che in questi libri le indagini si fanno spesso spettegolando e quale occasione migliore di un tè? Il quale è di solito accompagnato dalle ‘focaccine’. L’abbinamento tè e focaccine mi ha sempre lasciato un po’ perplessa, ma si sa, paese che vai cucina che trovi, se non fosse che un bel giorno ho scoperto che queste benedette focaccine in inglese si chiamano scones. Dato che li ho mangiati (in Irlanda. Son buoni!), vorrei dire sommessamente che non c’entrano nulla con le focaccine come di solito le intendiamo in Italia. Si tratta di prodotti da forno che spesso vengono serviti con marmellata, burro o panna acida, ma possono essere mangiati anche con il formaggio o il prosciutto. Non credo che i traduttori non sappiano cosa sono, ma capisco che sia difficile tradurre il termine in italiano. Magari gli editori decidono che è meglio mettere ‘focaccine’, che secondo me però è un addomesticamento eccessivo e un po’ fuori luogo. Io lascerei l’originale, al limite con una nota (ma so che molti editori sono contrari all’uso delle note nella narrativa).  
 
 
 
 
 
 

lunedì 30 settembre 2013

Poesia (post un po' a casaccio)


Premetto che di poesia, soprattutto di quella da inizio Novecento in poi, capisco pochino (un po' come per la pittura e la scultura). Però ho voluto accennarne qui perché ogni tanto mi piace leggere poesie, anche se spesso non sono in grado di dire esattamente cosa mi affascina. Uno dei miei poeti preferiti è Montale, di cui amo molto La casa dei doganieri e Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale (che secondo me è una delle più belle poesie d'amore del Novecento).
Ho trovato molto intrigante la poesia Warming Her Pearls di Carol Ann Duffy (Glasgow, 1955), che può essere letta da più punti di vista.
Se volete tenere d'occhio poeti (non professionisti, credo, ma comunque validi) di lingua inglese, potete consultare Hello Poetry . Se vi iscrivete alla newsletter, ogni giorno vi inviano una poesia. Qualche giorno fa sono rimasta molto colpita da I will be your moon (letta su The Moth ).

mercoledì 11 settembre 2013

Il fondamentalista riluttante - Mohsin Hamid



Titolo: 'Il fondamentalista riluttante'

Autore: Mohsin Hamid

Traduzione: Norman Gobetti

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 134

Prezzo: 9.50 euro



“Vidi crollare prima una e poi l’altra delle torri gemelle del World Trade Center di New York. E allora sorrisi. Sì, per quanto possa apparire deprecabile, la mia prima reazione fu di notevole compiacimento”.
 
Ricordate dove eravate l’undici settembre del 2011? Io ero a casa e avevo acceso la televisione. Vedendo le immagini dell’attacco pensai ‘Uff, il solito film di fantascienza’ e cambiai canale. Ma le immagini si ripetevano, ancora e ancora. Ovviamente è facile guardare all’undici settembre dal punto di vista degli europei, per non parlare di quello degli americani. Ma il resto del mondo? Changez è un pachistano che a diciotto anni vince una borsa di studio per la prestigiosissima università di Princeton. È ambizioso, si dà da fare, si laurea in modo brillante e viene poi assunto in una ditta non grandissima ma importante. In poche parole, la ditta si occupa di valutare il possibile rendimento di varie attività e segnalare al committente se è il caso di sfrondare l’organico dei dipendenti (insomma, licenziare qualcuno). Changez lavora tantissimo e si guadagna la stima di uno dei capi, Jim, un uomo che ha la capacità di capire al volo i sentimenti di chi gli sta di fronte. E Jim comprende subito che il ragazzo non è sereno: Changez, infatti, al contrario di molti suoi colleghi ed ex compagni di Princeton, proviene da una famiglia modesta e se ne vergogna. In realtà, i suoi genitori tutto sommato sono benestanti, ma in passato la famiglia era abbiente e poi si è impoverita, quindi Changez è cresciuto con la consapevolezza che avrebbe potuto essere ricco. Quando si trasferisce negli Stati Uniti cerca in tutti i modi di assimilarsi allo stile di vita dei figli delle classi alte: all’università fa dei lavoretti ma non lo dice a nessuno e simula la tranquillità di chi sa di avere il portafogli sempre pieno. Si innamora di Erica, una ragazza bellissima ma imprigionata in un passato tormentato che la porterà ad alienarsi sempre di più dalla realtà. Dopo l’undici settembre, i difetti della sua patria di adozione gli diventano sempre più chiari (il neocolonialismo, la guerra giusta) e Changez comincia anche a chiedersi quanto sia sensata la devozione maniacale verso il lavoro. Torna in Pakistan per un po’, ma anche lì si trova a disagio: i suoi familiari pensano che la vita negli Stati Uniti sia un salto di qualità notevole e Changez non riesce a spiegar loro i motivi del suo malessere. Diventa un uomo a metà fra due mondi e due stili di vita, privo di punti saldi a cui aggrapparsi, in bilico fra realtà completamente diverse.


Ho trovato interessante questo romanzo proprio per il modo in cui descrive il travaglio interiore del protagonista, un uomo che forse è soprattutto alla disperata ricerca di se stesso e di un’identità socialmente prestigiosa. Il denaro è molto presente in ‘Il fondamentalista riluttante’: denaro svanito, come quello della famiglia di Changez, denaro che serve per pagare vacanze all’estero, come quello degli studenti di Princeton. Denaro, ovviamente, come segno di successo e di grazia divina, come spiega Weber in ‘L’etica protestante e lo spirito del capitalismo’.
 
Pubblicato nel 2007, questo libro è anche un’affascinante riflessione sulle conseguenze dell’undici settembre e della guerra che ne seguì, analisi resa ancora più attuale dal fatto che proprio in questi giorni gli Stati Uniti stanno valutando l’opportunità di attaccare la Siria. Segnalo in proposito il commento del premio Pulitzer Thomas Friedman: “I keep reading about how Iraq was the bad war and Libya was the good war and Afghanistan was the necessary war and Bosnia was the moral war and Syria is now another necessary war. Guess what! They are all the same war” (New York Times, 7 settembre 2013).

lunedì 9 settembre 2013

Sono pazza di te (ma fino a un certo punto) - Marina Morpurgo



Titolo: Sono pazza di te (ma fino a un certo punto)

Autrice: Marina Morpurgo

Casa editrice: Astoria

Pagine: 96

Prezzo: 8 euro (ebook: 6 euro)



Ho scoperto la Morpurgo qualche mese fa grazie alla Leggivendola. Ho letto ‘La scrittrice criminale’ e mi è piaciuto molto, ho comprato ‘Risorse disumane’ e ieri ho divorato ‘Sono pazza di te (ma fino a un certo punto)’. Quest’ultimo è una raccolta di racconti che hanno come filo conduttore l’amore: l’amour fou, l’amore perverso, l’amore divino, l’amore monco, l’amore tardoerotico mediato da internet… Il punto di vista è sempre quello femminile: donne fidanzate, sposate, single, impegolate in relazioni bizzarre con uomini improbabili. C’è l’ebreo ortodosso che vuole convertire la malcapitata, il depresso che non ammette la propria malattia, quelli che cercano il brivido dell’eccitazione sulle chat erotiche. Uomini che non sembrano appartenere al ‘sesso forte’, anzi, hanno un sacco di nevrosi e manie (alcune tutto sommato innocue, altre meno). Le donne tentano di barcamenarsi in questo universo maschile privo di punti di riferimento e prima o poi si ritrovano a sognare di incontrare un uomo equilibrato e normale. Non il principe azzurro, ma semplicemente una persona ragionevole e di buon senso (che però, in effetti, a volte è un po’ come cercare il santo Graal). Le protagoniste di questi racconti si arrabbiano e soffrono, ma poi spesso approdano a un lieto fine e questo, secondo me, le rende forti. Capiscono che il complesso della crocerossina è, appunto, un complesso e non il modo migliore per avere una relazione equilibrata con l’altro sesso. Si rendono conto del fatto che le ubbìe del fidanzato di turno gli avvelenano la vita e trovano il coraggio di mandarlo a quel paese. Mentre scrivo mi è venuto in mente un libro di altro genere che ho letto qualche anno fa: ‘Donne che amano troppo’ di Robin Norwood (la prima edizione è del 1985). In questo testo l’autrice, una psicoterapeuta, tramite le storie di alcune pazienti delineava il tratto tipicamente femminile dell’amare troppo, cioè il vivere rapporti non sani basati sulla dipendenza affettiva, relazioni che talvolta si rivelavano distruttive per le donne, in alcuni casi fino a spingerle a tentare il suicidio. In ‘Sono pazza di te (ma fino a un certo punto)’, i toni sono molto più leggeri e si ride parecchio: il messaggio di fondo, però, è sempre quello, secondo me sacrosanto, che non siamo nati per soffrire. Che se una relazione ci fa stare solo male forse non è il caso di incaponirsi e se il nostro compagno ha dei problemi insormontabili è ora di finirla con la favola romantica dell’amore che guarisce tutto.
 
 
 

giovedì 5 settembre 2013

In lettura




In ebook, che costa tipo 1.50 euro e il cartaceo è una roba pesantissima sulle mille pagine :D

La trama è nota: il giovane Edmond Dantès finisce vittima di un complotto che lo accusa di essere un sostenitore di Bonaparte e viene rinchiuso nell'inespugnabile prigione del Castello d'If. Conosce un altro carcerato, Faria, uno scienziato un po' matto (o forse no?), riesce a fuggire in modo rocambolesco e si costruisce l'identità del conte di Montecristo per vendicarsi...

Anni fa avevo visto uno sceneggiato tv con Gerard Depardieu. Il romanzo è molto lento, d'altronde, come dice Eco, ogni opera letteraria ha il proprio respiro (e all'epoca di Dumas gli scrittori pubblicavano a puntate, quindi più scrivevano e più venivano pagati).



                                                 (Gerard Depardieu, 15 anni e 30 chili fa)



martedì 6 agosto 2013

Giornate della Traduzione Letteraria di Urbino


Segnalo a tutti coloro che a vario titolo si interessano di traduzione le XI Giornate della Traduzione Letteraria di Urbino che si terranno il 18-19-20 ottobre 2013. Il programma è ricco di dibattiti, mini corsi e seminari molto interessanti!

martedì 23 luglio 2013

Libri per l'estate - Seconda parte



Humour (più o meno)

 
Qualsiasi romanzo di P.G. Wodehouse. Personalmente conosco di più il ciclo di Blandings - ricchi nobili eccentrici o svaniti, maiali trafugati, maggiordomi impeccabili, innamorati intralciati da mille ostacoli, allibratori e belle fanciulle… se avete bisogno di evadere dalla realtà di tutti i giorni, un romanzo di Wodehouse è quello che fa per voi.



‘L’amore in un clima freddo’ e ‘Inseguendo l’amore’, Nancy Mitford: nel primo trovate le vicende di una ricca famiglia inglese negli anni Trenta e il disdicevole matrimonio della bellissima (ma forse un po’ noiosa) Polly. Il secondo racconta la storia di alcuni personaggi che in ‘L’amore in un clima freddo’ erano secondari; forse è un filino meno divertente, ma resta molto gradevole.
 
Georgette Heyer: aristocratici, complotti, fanciulle rapite… la Heyer costruisce trame perfette e sorride con leggerezza (ma senza superficialità) dei propri personaggi.
 
Gialli/thriller
 
Non sono fanatica del genere, ma suggerisco senz’altro Agatha Christie, Simenon e Fred Vargas (delitti ambientati in una Parigi un po’onirica). Non mi dispiacciono i romanzi di Alessia Gazzola: forse le trame presentano qualche punto debole, ma i personaggi sono ben costruiti e i libri nel complesso risultano avvincenti.
 
Varie ed eventuali
 
‘Storia della mia fuga dai Piombi’, Giacomo Casanova: il noto seduttore, ritrovatosi incarcerato ai Piombi di Venezia senza neanche sapere perché, invece di perdersi d’animo organizza la propria evasione. I Piombi - chiamati così perché i soffitti sono rivestiti di lastre di piombo, quindi all’interno fa caldissimo d’estate e molto freddo in inverno - erano una prigione da cui nessuno era mai scappato. Casanova descrive in modo molto divertente i propri compagni di sventura e gli escamotage che ha messo in atto per fuggire.
 
 
 
I libri di Sophie Kinsella a firma di Madeleine Wickham: sono sostanzialmente commedie, non aspettatevi capolavori, ma ritengo che siano prodotti decorosi per distrarsi. Se volete fare pratica dell’inglese non sono troppo difficili e al tempo stesso presentano molti vocaboli ed espressioni di uso quotidiano.
 
Margaret Atwood: questa autrice canadese, classe 1939, ha scritto (e credo che scriva tuttora) moltissimo. La sua produzione è vasta e spazia fra molti generi: dalla narrativa alla poesia, passando per la saggistica. Nei suoi romanzi di solito sono protagoniste le donne, di cui la Atwood indaga la psicologia con cura e senza pietà.
 
 
 
‘Gemma impura’, Alice Pung: la famiglia di Alice, originaria della Cina, emigra in Cambogia e poi va in Australia per fuggire dal regime di Pol Pot. Tutti i membri della famiglia tentano di ricominciare da capo in Australia, che all’inizio sembra il paese delle meraviglie… La giovane Alice racconta con grande ironia cosa significhi essere emigrati e dover ricostruire la propria identità.
 
 



 

sabato 13 luglio 2013

Libri per l'estate - Prima parte




Post cumulativo per suggerire letture per i prossimi mesi: che facciate vacanze esotiche, andiate al mare o in montagna o restiate a casa, c’è sempre un libro che fa per voi. Ho cercato di suddividere i titoli secondo alcuni generi, ma qualcuno è sfuggito ai tentativi di classificazione.

 

Viaggiare

 
Più o meno, in realtà ho scelto romanzi con ambientazioni varie.

 
‘Intorno al mondo con zia Mame’, Patrick Dennis: la zia più svitata della letteratura a piede libero negli Stati Uniti, a Parigi, a Londra… Vari episodi molto divertenti visti attraverso lo sguardo perplesso (ma sempre affettuoso) del nipote.

 
'Dona Flor e i suoi due mariti', Jorge Amado: l’atmosfera accogliente e sensuale del Brasile in un romanzo che vi ammalierà.

 

‘I posseduti. Storie di grandi romanzieri russi e dei loro lettori’, Elif Batuman. L’autrice, di origine turca, racconta in vari saggi il proprio amore per la letteratura russa e le proprie avventure: da Samarcanda a Jasnaja Poljana (la casa museo di Tolstoj), il lettore viene trascinato in un divertentissimo vortice di aneddoti e personaggi insoliti e affascinanti. Consigliato a chi già conosce la letteratura russa, ma anche a chi vorrebbe avvicinarvisi.

 
‘Cuccette per signora’, Anita Nair: vari volti dell’India e del complesso rapporto fra i sessi sono delineati in modo magistrale in questo romanzo corale in cui varie donne raccontano la propria storia.


In breve

 

‘Lady Susan’, Jane Austen, 128 pagine: frizzante romanzo epistolare e comedy of manners in cui la protagonista, lady Susan, manipola tutti con sottile perfidia.

 
‘Due storie sporche’, Alan Bennett, 144 pagine: con delicata ironia e acuta introspezione psicologica, Bennett propone due racconti un po’ piccanti che vi faranno sorridere e riflettere sulle relazioni umane.

 
‘Stupore e tremori’, Amélie Nothomb, 128 pagine: il racconto autobiografico di un anno trascorso in una grande azienda giapponese, nella quale la giovane protagonista si trova alle prese con dinamiche totalmente assurde per gli occidentali.


Fantascienza

 
Uno dei miei scrittori preferiti di fantascienza è Philip K. Dick. Ha scritto molto, quindi c’è solo l’imbarazzo della scelta: ‘Ma gli androidi sognano pecore elettriche?’, da cui è stato tratto il celebre film ‘Blade Runner’, ‘Tempo fuor di sesto’, ‘La svastica sul sole’, ‘Svegliatevi, dormienti’, nel quale, nel 1966, Dick immagina un afroamericano candidato alla presidenza degli Stati Uniti (è vero che la marcia su Washington guidata da Martin Luther King si era tenuta tre anni prima, ma immaginare un afroamericano candidato alla presidenza non era facile)… Le atmosfere dei romanzi e dei racconti di Dick sono spesso cupe, ma offrono anche moltissimi spunti di riflessione sul nostro presente. Se avete un lettore di ebook, segnalo che in questi giorni (fino al 31 luglio, credo) su Ibs ci sono vari libri di Dick in offerta a partire da 2.45 euro.

Altri classici di questo genere sono Isaac Asimov - forse un po’ più leggero - e Ray Bradbury (cito solo ‘Fahrenheit 451’: riuscite a immaginare un mondo in cui leggere è proibito?).





Classici

 

Letteratura inglese: Shakespeare - ce n’è per tutti i gusti, dai sonetti alle commedie (‘Sogno di una notte di mezza estate’, ‘La bisbetica domata’, ‘I due gentiluomini di Verona’), alle opere teatrali di ambientazione storica (‘Riccardo III’), alle tragedie, ‘Otello’, ‘Macbeth’, ‘Amleto’, ‘Romeo e Giulietta’. Ok, soprattutto quest’ultima ci è stata riproposta al cinema in tutte le salse, ma io rileggendo la scena del balcone mi commuovo sempre.

Dickens: in realtà non amo alla follia le sue opere, perché spesso tende a calcare la mano sugli aspetti patetici e melodrammatici. Comunque, se ve la sentite, è pur sempre un classico.

 

Letteratura francese: non sono esperta, comunque cito Balzac (‘La cugina Bette’), de Maupassant e Dumas, padre e figlio (di quest’ultimo segnalo ‘La signora delle camelie’, che ispirò ‘La traviata’ di Verdi). Da tempo vorrei leggere ‘Il conte di Montecristo’ di Dumas padre, magari potrebbe essere il momento buono.


Letteratura spagnola: ‘L’ingannatore di Siviglia’ di Tirso de Molina, più noto come ‘Don Juan Tenorio’. Reso famosissimo dall’opera di Mozart e rivisitato da vari autori, il personaggio di don Giovanni compare per la prima volta nel 1630 nel testo di de Molina, religioso spagnolo. Probabilmente l’autore si ispirò ad alcune leggende del folklore, perché si hanno tracce dell’esistenza di racconti simili a quello del don Giovanni. La scena finale è perfetta nella sua essenzialità.

'Lazarillo de Tormes' (anonimo), primo romanzo picaresco: il ritratto di un'umanità variegata e variopinta che tira a campare come può. 

 
Ovviamente ‘Don Chisciotte’ di Miguel de Cervantes. Forse non tutti sanno che (come direbbe la Settimana Enigmistica) ‘Don Chisciotte’ non è composto solo dal celebre episodio dei mulini a vento e poco altro: in realtà, l’edizione integrale è formata da due volumi piuttosto corposi.




Letteratura russa

 
Credo che la letteratura russa abbia fama di essere piuttosto prolissa, complessa e triste. In effetti non mi è mai capitato di leggere un romanzo russo molto allegro: per la letteratura russa occorre una certa pazienza e non bisogna aspettarsi di scoppiare a ridere a ogni pagina. Detto questo, per me ‘Anna Karenina’ (Lev Tolstoj) è un capolavoro che spiega tutto quello che bisogna sapere sulle relazioni umane. Certo, lo fa in quasi mille pagine, ma ne vale la pena. Altre segnalazioni: ‘I fratelli Karamazov’, ‘Delitto e castigo’ (Dostoevskij), i racconti di Gogol’.





domenica 30 giugno 2013

In lettura - 'L'amore in un clima freddo', Nancy Mitford



Fra le due guerre, nobili (o più o meno) inglesi ricchi che non hanno bisogno di lavorare e passano il tempo spettegolando e tessendo intrighi. Molto divertente, un po' una versione moderna dei romanzi di Georgette Heyer. La signora ritratta in copertina è l'autrice.



 
 
 
 
 
 

mercoledì 19 giugno 2013

100booksoffer at Book Depository - 25 hours


Domani su Book Depository, ogni quindici minuti, verrà messo in vendita un libro in offerta speciale. Volumi nuovi e spedizione gratis in tutto il mondo, come sempre. Maggiori informazioni qui.

domenica 16 giugno 2013

lunedì 10 giugno 2013

Quanto sono pagati i traduttori italiani? Poco


Avete mai pensato che spesso dietro ai buoni libri ci sono dei bravi traduttori? Un bravo traduttore è, secondo me, colui o colei che riesce a restituire la voce dell'autore e le sue sfumature, senza trasformarla, ma anche senza limitarsi a una resa pedissequa dell'originale (se fosse così, tutti potrebbero tradurre). Non è assolutamente facile e richiede moltissime capacità, ma spesso questo lavoro è pagato ben poco. Credo che non se ne parli abbastanza, quindi vi segnalo questo post sulle tariffe dei traduttori e in generale vi consiglio di seguire il blog Diario di una traduttrice editoriale, è pieno di spunti interessanti.

domenica 9 giugno 2013

Suggerimenti al volo


Dunque, poche righe per consigliare qualche libro che ho letto di recente.

1) 'Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare' di Paola Mastrocola (Guanda, 12 euro, 280 pagine). La Mastrocola, classe 1956, è docente di lettere in un liceo scientifico di Torino, quindi conosce bene la realtà dell'insegnamento. Il libro è rivolto ai professori, ai genitori e soprattutto ai ragazzi: in particolar modo ai molti che frequentano il liceo perché la famiglia ha deciso così ma che non hanno voglia di studiare. Non che sia tutta colpa loro: alle elementari e alle medie non si studia quasi più, si cerca di divertire i bambini, come se far capire loro che lo studio è fatto anche di sacrificio fosse un crimine immondo. Non c'è quindi da stupirsi se molti adolescenti sono svogliati, anche perché sanno che i genitori possono permettersi di mandarli a lezione (fra il corso di karatè e quello di pittura). Insomma, pensano di potersela cavare in qualche modo. Se però poi si iscrivono all'università, nessuno è più in grado di proteggerli e le lacune diventano evidenti. Perché, dunque, sprecare tanti anni?, si chiede giustamente la Mastrocola. Non sarebbe meglio se questi ragazzi potessero scegliere una scuola più adatta a loro, dove possano imparare un mestiere? A prima vista può sembrare una riflessione un po' classista, ma io credo che l'autrice sia nel giusto. In Italia è ancora diffuso il luogo comune secondo il quale gli istituti tecnici sono inferiori ai licei. Un bravo cuoco (o cameriere, idraulico, parrucchiere...), però, ha molte più opportunità lavorative di un qualsiasi diplomato di liceo o laureato in Giurisprudenza, tanto per citare una delle facoltà che vanno per la maggiore. Saper fare bene il proprio lavoro viene sempre riconosciuto, mentre ritrovarsi con un diploma strappato con il minimo dei voti di solito è di scarsa utilità. Nel libro la Mastrocola parla anche di molte altre cose, se volete farvi un'idea della scuola italiana attuale ve lo consiglio caldamente.

2) 'Calore e polvere' di Ruth Prawer Jhabvala (titolo originale: Heat and Dust, traduzione di Anna Lopez Nunes, Neri Pozza, 15.50 euro, 192 pagine). Il romanzo alterna alcuni capitoli ambientati nel 1923 ad altri che si svolgono negli anni Settanta. Siamo in India, che nel '23 faceva ancora parte dell'Impero Britannico, mentre negli anni Settanta era diventata un luogo di culto per i giovani occidentali, che si recavano là per studiare le filosofie orientali, meditare e allontanarsi dal consumismo. Nel 1923, la giovane inglese Olivia, frivola e un po' petulante, si trasferisce in India per seguire il marito Douglas, funzionario dell'Impero. Frequentano altri inglesi, ma presto Olivia si rende conto che la routine quotidiana è noiosissima: il marito esce al mattino presto e torna stanco la sera tardi e a lei non resta - in una casa piena di servitori - che suonare il piano e fare visite di cortesia alle altre signore, con le quali non ha molto in comune. C'è solo una persona che la attira: il Nawab, un principe indiano dalla condotta ambigua, affascinante e misterioso al tempo stesso, o forse affascinante proprio perché misterioso. Sebbene il marito e gli amici non approvino questa frequentazione, il rapporto che lega Olivia al Nawab si farà sempre più intenso... Cinquant'anni dopo, una nipote di Olivia ripercorrerà le sue tracce cercando di comprendere la storia dell'antenata e rivivrà in prima persona le medesime esperienze. 'Calore e polvere' parla d'amore, ma secondo me questo è in parte un pretesto per porre al lettore l'interrogativo che fa da filo rosso del romanzo: è davvero possibile comprendere una cultura radicalmente diversa dalla propria? Può esistere una comunicazione autentica fra persone provenienti da paesi molto differenti?




3) 'Ragazze di campagna' di Edna O'Brien (titolo originale: The Country Girls, traduzione di Vincenzo Mantovani, Feltrinelli, 288 pagine, 7.23 euro. Al momento non è disponibile, io l'ho comprato usato). In questo romanzo - il primo di una trilogia - si raccontano l'infanzia e l'adolescenza di Caithleen e Baba (diminutivo di Bridget), cresciute nella campagna irlandese e educate da suore severissime - solo per tre anni, perché poi riescono a farsi espellere dal collegio e a fuggire da una vita fatta di preghiere, freddo e cavoli bolliti. Caithleen è figlia di un proprietario terriero alcolizzato e violento, mentre il padre di Baba è un mite veterinario e sua madre è una bella donna 'molto libera'. Caithleen è tranquilla e romantica, mentre Baba è impertinente e sfacciata fino al limite della maleducazione. Pur essendo così diverse, le due ragazzine stringono un'amicizia che durerà nel tempo. Sono rimasta particolarmente colpita dal tono della narrazione: è semplice e schietto anche nel descrivere i momenti più difficili, ma non risulta mai lamentoso. È la voce di una donna che sa che la vita non è facile e cerca di migliorare la situazione come può. Forse è la voce dell'Irlanda, un paese che per molto tempo ha vissuto all'ombra di grandi potenze, che è stato attraversato da conflitti sanguinosi ma non si arrende e vuole mostrare la propria forza e la propria bellezza.
Qui potete trovare un'intervista realizzata dal Guardian a Edna O'Brien, nella quale si può anche vedere che la signora porta benissimo i suoi ottanta e passa anni.


 





domenica 2 giugno 2013

Un suggerimento al volo - Guilty pleasure: 'Al servizio della mia regina' (Paul Burrell)



Confesso: seguo con interesse il gossip sulle famiglie reali e in particolare quello sui Windsor. Credo che i nobili siano sostanzialmente dei parassiti, ma i pettegolezzi sulla loro vita mi appassionano, quindi non ho potuto resistere quando mi sono trovata davanti questo:




(Traduzione di Renata Moro, 495 pagine, 12 euro. A mia discolpa posso dire che l'ho acquistato in un negozio di libri usati e l'ho pagato due euro)

Paul Burrell, originario di un piccolo centro del Derbyshire infestato dall'odore di zolfo e catrame proveniente dalle miniere, poco dopo gli studi superiori viene assunto a Buckingham Palace come valletto e dopo un anno diventa valletto personale della regina Elisabetta. Dopo dieci anni, nel 1987, viene trasferito a Highgrove, la residenza di campagna di Diana e Carlo, e dopo la separazione della coppia segue Diana a Kensington Palace e lavora come maggiordomo della Principessa di Galles fino alla sua morte. Durante gli anni trascorsi al servizio di Diana ha stabilito con lei un legame che va ben oltre il rapporto tradizionale che intercorre fra un datore di lavoro e un dipendente (soprattutto a Buckingham Palace): la principessa prende l'abitudine di confidarsi con lui, gli fa avere delle copie di documenti importanti, chiede il suo consiglio su molte questioni pubbliche e private. Lui la accompagna nei viaggi e nelle missioni umanitarie ed è sempre pronto ad offrirle conforto nei momenti peggiori. In effetti, il ritratto che emerge di Diana - nonostante gli evidenti sforzi agiografici di Burrell - è quello di una donna piuttosto insicura di sè e fragile, a disagio nei palazzi reali e sempre bisognosa dell'approvazione altrui. Mi ha ricordato un po' la principessa Sissi, un'altra figura tormentata e spesso in fuga dal rigido cerimoniale di corte (non dai lussi che la vita imperiale offriva, ovviamente, e chi visita Schönbrunn rimane colpito dallo sfarzo della vita chi vi si conduceva). Diana è interessante dal punto di vista sociologico per il suo rapporto con i media e probabilmente ha cambiato alcune delle norme che regolavano l'interazione fra la casa reale e la stampa e la televisione. Se volete leggere qualcosa di specifico su questo argomento, vi suggerisco 'La principessa nel paese dei mass media' di Paolo Mancini, di cui trovate due estratti qui.
'Al servizio della mia regina' è molto dettagliato, forse anche un po' troppo: quasi cinquecento pagine su lady Diana sono parecchie, quindi lo consiglio solo ai veri appassionati. Gli ultimi capitoli sono dedicati al racconto dei problemi personali di Burrell, che dopo la morte di Diana fu accusato di aver rubato vari oggetti che la principessa gli aveva regalato (almeno, questo è quello che lui sostiene).




(Vi serve qualche suggerimento per il giardino? Seguite i consigli del principe Carlo!)