venerdì 27 luglio 2012

Cinquanta sfumature di Grigio - E.L. James


Titolo: Cinquanta sfumature di Grigio
Titolo originale: Fifty Shades of Grey
Autrice: E.L. James
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 548
Prezzo: 14.90 euro



Sono stata un po' combattuta sull'opportunità di scrivere questa specie di commento. Non ero sicura che fosse giusto dare ulteriore spazio a questo romanzo e a dire il vero non volevo neanche leggerlo. Poi mi sono resa conto che si presta talmente bene a spernacchiamenti di ogni genere che lasciarselo sfuggire sarebbe stato un peccato. Preciso che questo è, più o meno, un riassunto commentato, non una vera e propria recensione (è anche molto più lungo dei miei soliti post). Forse sono stata anche un po' prolissa, giudicate voi (critiche e suggerimenti sono ben accetti). 

Ho ripreso vari commenti da post scritti da utenti del forum delle Malvestite: ringrazio tutti per avermi permesso di usarli e per le molte risate che mi hanno fatto fare.

Ho deciso di parlare di tre aspetti di questo libro: i personaggi e la trama (in dettaglio); il sadomaso; la traduzione.

(Ho alcuni problemi con l'impaginazione di questo post e me ne scuso)

Attenzione: nel paragrafo numero 20 racconto il finale.

1 – Twilight senza vampiri ma con i frustini

La trama è molto semplice: la ventunenne Anastasia Steele, per gli amici Ana, conosce per caso il ricco e belloccio Christian Grey e se ne innamora follemente. Da subito, però, lui si dimostra maniaco del controllo e presto Ana scopre che Christian è un amante del sadomaso. Approfondiamo la descrizione dei protagonisti: Ana è una ragazza carina ma inconsapevole di esserlo, goffa, scoordinata, timida fino al parossismo, ha pochi amici e la sua attività preferita è leggere i classici della letteratura inglese. Non segue la moda, non si trucca, si cura poco. Christian è un self-made man che all'età di 27 anni è a capo di un'azienda creata da lui che dà lavoro a quarantamila persone. E' bello bello bello in modo assurdo, sicuro di sè, ricchissimo, ama le auto costose, è esperto di musica e fine intenditore di vini. E' stato adottato da una coppia benestante e ha due fratelli (un maschio e una femmina). Se tutto questo vi ricorda una saga di qualche anno fa a base di svampite, vampiri e licantropi, siete sulla buona strada: 'Cinquanta sfumature di Grigio', infatti, è nato come fan fiction di 'Twilight' (fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Fifty_Shades_of_Grey#Origin_as_fan_fiction). C'è perfino un personaggio ispirato a Jacob: si chiama José Rodriguez, quindi supponiamo che abbia origini sudamericane, ed è 'il primo della sua famiglia a frequentare l'università'. E' un tipo allegro e fa quasi tenerezza: lo immagino da ragazzino che divide un bilocale con i genitori e sei fratelli, mentre cerca di studiare in mezzo alla confusione, con il padre che arriva distrutto dal lavoro e gli dice 'Fatti una cultura, figliolo, altrimenti sarò costretto a venderti al cartello della droga di Medellín'. Ma non lasciamoci ingannare: il sangue latino di José in seguito provocherà qualche guaio.




2 – E ora, pubblicità
Il romanzo si apre con Ana che, disperata, tenta di pettinarsi. E' raccontato in prima persona e l'autrice ne approfitta per darci il ritratto della protagonista allo specchio. Ana sta cercando di rendersi presentabile perché la sua coinquilina, Kate Kavanagh, è malata e le ha chiesto di sostituirla per intervistare Christian Grey, che al momento per Ana è solo un pezzo grosso dell’industria che io non ho mai sentito nominare. Ana dimostra dalla prima pagina di essere una smidollata totale: Ho gli esami da preparare, una tesina da finire, e nel pomeriggio dovrei presentarmi al lavoro, ma no… oggi mi tocca guidare per più di duecento chilometri fino a Seattle per incontrare il misterioso amministratore delegato della Grey Enterprises Holdings Inc. Chiunque altro avrebbe mandato al diavolo l'amica e l'intervista, che per altro è per il giornale studentesco, non per il Washington Post. Ma la nostra balenga saluta l'amica in agonia - ha il raffreddore, mica il vaiolo, ma non sottilizziamo - le offre delle medicine e esce. Qui entra in scena un elemento un po' sospetto che ricorre in tutto il libro, come accadeva in 'Twilight': alcuni prodotti sono menzionati con il loro nome commerciale (nel caso delle medicine, Nyquil e Tylenol). Credo che questa tendenza sia stata introdotta dai romanzi della chick-lit: scritti da donne e rivolti alle donne, nominavano spesso oggetti del desiderio femminile ed era normale che la protagonista dicesse 'Sto facendo gli straordinari per pagarmi le Louboutin', anzi che 'Sto facendo gli straordinari per pagarmi quelle costosissime scarpe con il tacco alto e la suola rossa'. Sfugge però la necessità di nominare in continuazione automobili, medicinali, elicotteri, siti internet, vini e tè, e viene il dubbio che si tratti di una forma di pubblicità (neanche tanto) occulta. Infatti, com'è come non è, Ana non utilizza la propria auto per andare a Seattle, bensì la Mercedes CLK dell'amica, e il lettore viene informato del fatto che con la Mercedes si fila che è una meraviglia e schiacciando a fondo l’acceleratore si bruciano i chilometri: lo slogan perfetto per i prossimi spot. Prima di partire, la protagonista osserva l'amica e nota che, nonostante il crudele morbo, Kate è bellissima (occhi verdi, capelli ramati e compagnia cantante): con questo pregevole escamotage l'autrice introduce il noto elemento del contrasto brutto anatroccolo vs strafiga del campus, che nel corso del libro verrà rimarcato più volte.
3 – Il più bellissimo del mondo
All'arrivo, Ana si trova di fronte a un enorme palazzo con uffici di venti piani, tutto vetro e acciaio, la fantasia funzionale di un architetto (mica cotiche). L'aggettivazione è banale e ipertrofica: l'atrio è immenso e decisamente imponente, la reception è massiccia. Ana viene accolta da una splendida ragazza bionda vestita in modo impeccabile e si sente a disagio: comincio a rimpiangere di non essermi fatta prestare una delle giacche eleganti di Kate, invece di accontentarmi della mia giacca sportiva blu marina. Facendo uno sforzo, ho indossato la mia unica gonna, i miei dignitosi stivali marroni al ginocchio e un maglioncino azzurro. Questo, per me, è il massimo dell’eleganza. Viene da chiedersi se all'università ci vada con i pantaloni della tuta e la casacca del pigiama, e chi ha visto 'Il diavolo veste Prada' ricorderà senza dubbio le mise di Andrea durante i primi giorni da Runway. Dopo altri cincischiamenti sulla propria inadeguatezza e dopo aver notato che le dipendenti sono tutte bionde e belle in modo inquietante, Ana sta per essere ammessa alla presenza di Grey: apro la porta e inciampo. Cado lunga distesa in mezzo all’ufficio. Così, senza motivo: non sappiamo se ci sia della moquette, di sicuro non è caduta dai tacchi, ma cade, tanto per ribadire che è impacciata come Pippo. Grey, invece di chiamare uno dei suoi famigli e dirgli 'Tira su questa cretina', la aiuta a rialzarsi. Appena Ana trova il coraggio di guardarlo, ecco la folgorazione: Grey è giovanissimo… e bello, bello da morire. È alto, indossa un elegante completo grigio, una camicia bianca, una cravatta nera, ha una ribelle chioma biondo rame scuro e intensi, luminosi occhi grigi che mi scrutano con attenzione. Ci metto qualche istante a trovare la voce. Il cuore le batte forte, è confusa, non sa cosa dire: quale ragazzina non si è trovata in una condizione simile al cospetto di Gregorio, il fusto del Pretorio? C'è da dire però che Ana ha ventun anni, quindi dovrebbe essere in grado di controllarsi: macché.




Resta in stato confusionale per tutta la durata dell'intervista, mentre Grey sghignazza sotto ai baffi e la prende in giro (possiamo dargli torto?). Hanno in comune, però, le idee sull'arte: in mezzo all'ufficio, tutto bianco come un Philadelphia gigantesco, la nostra sciocchina nota un mosaico di piccoli quadri disposti a forma di quadrato. Sono davvero deliziosi: una serie di oggetti di uso quotidiano dimenticati, dipinti con tale precisione da sembrare fotografie. Esposti tutti insieme fanno un certo effetto. «Un artista locale. Trouton» dice Grey, intercettando il mio sguardo. E lei, con un volo pindarico da manuale di storia dell'arte di prima liceo: «Sono belli. Elevano l’ordinario a straordinario». Lui concorda, poi si lascia intervistare, dando prova della mania per il controllo a cui ho accennato («Lei sembra un maniaco del controllo.» Le parole mi escono di bocca prima che riesca a fermarle. «Oh, io esercito il controllo su tutto, Miss Steele» dice, senza traccia di ironia. Lo guardo negli occhi, e lui regge il mio sguardo, impassibile. Il mio cuore accelera i battiti, e io arrossisco di nuovo) e Ana riesce a rivolgergli tutte le domande che l'amica le ha preparato, anche se si perde un po' in lirismi smielati sulla prestanza di Grey: perché quest’uomo ha un effetto così inquietante su di me? Sarà la sua bellezza travolgente? Il modo in cui mi fulmina con gli occhi? Il modo in cui si accarezza il labbro inferiore con il dito? Notiamo che non si riesce a capire di cosa si occupi l'azienda di Christian: si accenna alle telecomunicazioni e alle tecnologie agricole, ma è tutto nel vago. Una simile reticenza, unita alla scarsa verosimiglianza del successo imprenditoriale di Grey, fanno pensare che il giovanotto faccia affari con la mafia russa o con la Yakuza. In qualche modo, Ana riesce a concludere questo penoso siparietto e se ne va, ma mentre torna a casa non può fare a meno di ripensare al conturbante Adone: sarà anche arrogante, ma ha il diritto di esserlo: è così giovane e ha raggiunto così tanti risultati. Mi sembra pure giusto: se sei giovane e di successo hai tutto il diritto di trattare il prossimo a pesci in faccia. Alla fine decide di non pensarci più, anche se l'amica risanata le fa un sacco di domande. Non contenta di aver macinato quattrocento chilometri e di aver rimediato più figuracce che nel resto della sua vita, Ana pensa bene di andare a lavorare, dato che fa la commessa da un ferramenta (io l'ho subito immaginato come il Work Bench di 'Reaper').



4 – Paint your life e vocine nella testa
Qualche pagina più avanti scopriamo alcuni elementi del background di Ana: suo padre è morto quando lei era molto piccola e la madre ha collezionato diversi mariti. Uno di questi, il secondo, è quello che Ana considera suo padre. Sembra uno di quegli omaccioni rudi ma dal cuore tenero che talvolta vengono sorpresi in compagnia di transessuali: Ray non è un gran chiacchierone. Ma è vivo, guarda ancora il calcio alla tivù, e quando non è impegnato in quello, gioca a bowling, pesca con la mosca o costruisce mobili. È un abile falegname ed è il motivo per cui conosco la differenza tra un martello e un cacciavite. Vi confesso che io so addirittura distinguere un cacciavite a croce da uno a stella, e l'ho perfino imparato da autodidatta: per me il bricolage non ha segreti. Poco più avanti facciamo la conoscenza di José, il simpatico bricconcello messicano (o quello che è) di cui vi avevo parlato. Qui la trama si infittisce: José e io siamo buoni amici, ma dentro di me so che lui vorrebbe qualcosa di più. José però non conosce la Regola dell'Amico e il lettore vorrebbe dirgli 'E' inutile che ti affanni, caro mio, la cosa migliore è che cerchi di dimenticarti la gringa e ti trovi una brava ragazza di nome Angelita o Estrella che sappia preparare le tortillas'. Ma José non può sentirci e continua imperterrito i suoi tentativi di corteggiamento di Ana. Peraltro, l'amica scribacchina ha già capito che fra Ana e Christian Grey potrebbe esserci del tenero, anche se Ana nega, adducendo il noto argomento 'Ma figurati se una creatura perfetta come lui potrebbe mai interessarsi a me che sono una miserabile caccola'. Ma, pur essendo consapevole dei propri limiti, la ragazza non è disposta ad accontentarsi del primo che passa: la verità è semplicemente che non ho conosciuto nessuno dal quale… insomma, dal quale mi senta attratta, anche se una parte di me sogna le ginocchia tremanti, il cuore in gola, le farfalle nello stomaco, le notti insonni (nell'ultima riga sta parlando dell'amore, non di una brutta influenza gastrointestinale). Forse il suo amore per la letteratura è un po' esagerato: a volte mi chiedo se in me ci sia qualcosa che non va. Forse ho passato troppo tempo in compagnia dei miei romantici eroi letterari, e di conseguenza il mio ideale e le mie aspettative sono irraggiungibili. Ma la realtà è che nessuno mi ha mai fatto sentire così. Beh, quasi: “Fino a pochissimo tempo fa” mormora l'importuna vocina del mio subconscio. Ana, infatti, sente delle vocine nella propria testa e, anzi che correre da un medico o credersi ispirata da Dio, ritiene che siano espressione del suo subconscio. La domanda sorge spontanea: come si fa a essere coscienti del proprio subconscio? E' roba da far tremare i polsi a Freud, ma l'autrice non sembra minimamente preoccupata e inserisce di continuo questi interventi di vocine di ogni genere.
5 – E' qui! (Scusate, ma Blogger ha deciso di mettere quasi tutto questo paragrafo in corsivo e non riesco a fargli cambiare idea)
Facciamo finta di niente e torniamo alla nostra svampita, che è di nuovo a fare il turno dal ferramenta e sta controllando le ordinazioni quando dal nulla si materializza Voldemort (scherzo! Ci siete cascati?): poi, per qualche ragione, alzo lo sguardo e… sono catturata dagli sfrontati occhi grigi di Christian Grey che, in piedi di fianco alla cassa, mi guarda con interesse. E' figo come sempre e provoca il consueto sconvolgimento nella vispa Teresa: che diavolo è venuto a fare qui con i capelli scarmigliati e la sua tenuta da tempo libero, il maglione color crema fatto a mano, i jeans e le scarpe sportive? Rimango a bocca aperta e mi sembra di aver perso il contatto con il cervello e la voce. Ritorno con la mente a quando ero giovane e ingenua e vedevo alla tv folle di ragazzine urlanti al passaggio di Leonardo DiCaprio. Mr Grey passava per caso (è in visita all'università) e ha deciso di fare shopping: fascette stringicavo, nastro adesivo di carta e cinque metri di corda. Se Ana avesse lavorato da Decathlon, avrebbe acquistato delle briglie e un frustino. In preda al turbinio ovarico, Ana riesce a stento a trattenersi: «Qual è la sua passione, Anastasia?» chiede con la sua voce vellutata, e si riaffaccia il sorriso misterioso. Lo guardo, incapace di articolare una risposta. Mi sembra di stare su placche tettoniche in movimento. (Ringraziamo l'Istituto Geologico per questa immagine) “Cerca di calmarti, Ana” implora il mio subconscio torturato. «I libri» sussurro, ma la vocina interiore sta gridando: “Tu! Tu sei la mia passione”. L'ha conosciuto tre giorni prima, è stato antipatico, lei ritiene di non essere alla sua altezza, eppure è pazza di lui. Che ci volete fare, noi donne siamo così, dolcemente complicate. Non c'è il minimo accenno di approfondimento a questo rapporto curioso, non insolito, anzi, ma di certo un po' bizzarro, tra vittima e carnefice. La conversazione, briosa e spontanea come quella fra due sconosciuti in ascensore, va avanti, e Ana finisce per rifilare a Christian una tuta da lavoro (d'altronde, l'idraulico è un topos dei romanzi erotici. Evitiamo le battute sui tubi). Lo convince a posare per un servizio fotografico per l'Eco del Campus e lui le lascia perfino il suo numero di cellulare, poi però c'è un momento di imbarazzo quando arriva il fratello del proprietario del ferramenta: Grey è educato ma gelido e distante. Ana si rende conto che qualcosa non torna, ma non capisce cosa, e il tono della narrazione si avvicina pericolosamente a quello utilizzato da Roberto Giacobbo per parlare dei Templari.

6 – Il tè
Dopo il servizio fotografico - «Ma io fotografo luoghi, Ana, non persone» sbuffa José: è arrivato Robert B. Haas - Grey chiede ad Ana se vuole prendere un caffè con lui e lei va in tilt: il cuore mi balza in gola. Un appuntamento? “Christian Grey mi sta chiedendo di uscire con lui.” Mi ha domandato se voglio un caffè. “Forse pensa che non ti sei ancora svegliata del tutto.” Mi schiarisco la voce, cercando di controllare i nervi. Tenta di rifiutare e l'amica, palesemente rosa dall'invidia, cerca di metterla in guardia sostenendo che Grey sia pericoloso, ma Ana è troppo attratta da lui e si ritrovano in un bar. Assistiamo a una bella marchetta alla Twinings, anche se bisogna dire che il tè preferito di Ana è l'English Breakfast e non, come potremmo aspettarci, l'Earl Grey. Ana è eccitata e ansima come se avesse un attacco d'asma, mentre Christian, imperturbabile come sempre, le fa una serie di domande personali la cui risposta potrebbe anche essere un signorile 'Ma si faccia una padellata di cavoli suoi': le chiede se è fidanzata, cosa fanno i suoi genitori e come è cresciuta. Cerca di convincerla a mangiare, ma ovviamente il cibo è l'ultimo pensiero della nostra eroina. Dopo il tè gli eventi precipitano: faccio qualche passo precipitoso e inciampo in mezzo alla strada. «Maledizione, Ana!» urla Grey. Mi afferra così forte per la mano che gli vado a sbattere addosso, proprio mentre un ciclista in contromano ci supera in un lampo, mancandomi per un soffio. Succede tutto così in fretta… un attimo prima sto cadendo, l’attimo dopo mi ritrovo tra le sue braccia e lui mi stringe forte al petto. Respiro il suo profumo fresco e intenso. Odora di biancheria pulita e di qualche costoso sapone. È inebriante. C'è una scena simile in 'Twilight' nel parcheggio della scuola, ma non distraiamoci: Ana vorrebbe che Christian la baciasse, smette addirittura di respirare, lo fissa e lui ricambia con uno sguardo torbido (sarà miope?)... ma niente. «Anastasia, dovresti stare alla larga da me. Non sono l’uomo per te» mormora, passando al tu. Di punto in bianco, dopo averla portata a prendere il teino, decide che non è il caso. Forse perché si rende conto di non poter aver nulla a che fare con una mentecatta che dice di amare l'English Breakfast, o per reconditi motivi che l'autrice decide di non rivelarci. Comunque sia, Ana ci resta malissimo e torna a casa tutta depressa.
7 – Va bè, non pensarci più
Ma un nuovo motivo di gioia è dietro l'angolo: gli ultimi esami e la fine dell'università. Per festeggiare, Ana, Kate e José (anche se è al penultimo anno) decidono di ubriacarsi come sorci, ma prima di andare al pub le due ragazze passano da casa e trovano un pacco per Ana, contenente tre prime edizioni costosissime di 'Tess dei D'Urbervilles' di Thomas Hardy, con un bigliettino che dice Perché non mi hai detto che gli uomini sono pericolosi? Perché non mi hai messo in guardia? Le gran dame sanno come difendersi perché leggono romanzi che parlano di questi artifizi… Anche se non c'è traccia del mittente, è ovvio che li ha mandati Grey, ma non è chiaro per quale motivo: «Non ne ho idea. Penso che sia un avvertimento. In realtà, continua a mettermi in guardia. Non capisco perché, non mi sembra di stargli tanto con il fiato sul collo.» Aggrotto la fronte. Eh signora mia, una volta se ti trovavi una testa di cavallo nel letto sapevi cosa significava, ma con questi giovani d'oggi non si capisce più niente. Al pub, José continua con i tentativi di seduzione di Ana, sempre con scarso successo. Ad un certo punto lei va in bagno e mentre è in fila pensa bene di telefonare a Grey. So che vi chiederete 'Ma perché?'. Non c'è un motivo, l'autrice giustifica il gesto con il fatto che Ana ha bevuto e tanto basta. La conversazione, peraltro, non va proprio come la dolce fanciulla aveva immaginato: Grey capisce subito che lei è in preda ai fumi dell'alcol e si preoccupa per come riuscirà a tornare a casa. Dopo che lei ha riattaccato, la richiama e le dice che andrà a prenderla. Ana non ci fa molto caso e esce dal locale, ma viene subito raggiunta da José, il quale, approfittando in modo vile dell'ubriachezza della ragazza, cerca di baciarla (non si fa!).

8 – Oh, mio prode cavaliere

Ana tenta debolmente di liberarsi, ma, proprio quando sta per soccombere, «Mi sembra che la signora abbia detto no» mormora una voce emersa dal buio. Oddio! Christian Grey è qui. Come è possibile? José molla la presa. Il cavaliere accorre in soccorso della donzella e lei gli vomita sui piedi. José batte in ritirata, Ana sviene e Christian la porta nell'hotel dove alloggia. Il mattino seguente, lui la sgrida e riattacca con la solfa del 'Devi mangiare' che neanche le nonne di una volta. Ma, colpo di scena, ammette di essere attratto da lei: «Anastasia, io non sono un tipo da cuori e fiori, non ho niente di romantico, ho gusti molto particolari. Dovresti stare alla larga da me.» Chiude gli occhi, quasi abbattuto. «Ma in te c’è qualcosa, per cui non riesco a starti lontano. Immagino che tu ormai l’abbia capito.» Ana ha le caldane: sono tutta un fremito, senza che lui mi abbia nemmeno toccata. E Grey non ha intenzione di sfiorarla prima che lei abbia firmato un contratto scritto. In fin dei conti, non sarebbe una pessima idea poter mettere nero su bianco con i nostri fidanzati una serie di regole, che so: Mi impegno a non lasciare in giro i calzini sporchi o Prometto che non ti trascinerò in lunghissimi pomeriggi di shopping. Prima del contratto, però, l'enigmatico miliardario la porta a Seattle in elicottero. Questa scena dura otto pagine di Charlie-Tango, ricevuto, passo e chiudo ed è motivata da tre elementi: il momento in cui lui le mette la cintura, in cui notiamo una vaga anticipazione della tematica sadomaso; lo sfoggio della ricchezza di Grey; l'incapacità tutta femminile, secondo alcuni autori, di guidare qualsiasi mezzo più complesso di un'automobile. Christian ci tiene a far sapere ad Ana che l'Eurocopter EC 135 è uno dei più sicuri della categoria: come possiamo verificare dando un'occhiata su Wikipedia, è talmente sicuro che 'è stato fonte di numerose critiche sia da parte di utilizzatori civili che militari. … Sarebbe difficile da pilotare e poco adatto per un principiante'. E' vero che queste critiche si riferiscono soprattutto all'utilizzo per il soccorso in alta montagna, ma non credo che fosse molto difficile trovare un elicottero valutato in modo migliore. Bisogna però dire che è estremamente costoso - è un po' l'equivalente di un Hummer, un mezzo gigantesco e inutile per un privato -, quindi serve a rafforzare l'immagine di un Grey ricchissimo e, diciamolo, pure un po' cafone. Ana è in brodo di giuggiole per le abilità di pilota di Christian, si domanda come riesca a seguire la rotta e guarda il panorama tutta contenta: è francamente imbarazzante. La casa di Christian, manco a dirlo, trasuda denaro da ogni mobile; dopo altre chiacchiere inutili arriva finalmente il momento del contratto.


9 – Però non lo diciamo a nessuno, eh?

Christian spiega: «Questo è un accordo di riservatezza.» Si stringe nelle spalle e ha la compiacenza di mostrarsi un po’ imbarazzato. «Il mio avvocato ha insistito.» (immagino l'avvocato come un ometto pingue che di nascosto sghignazza delle stranezze dei clienti). Ana chiede spiegazioni: «Cosa significa questo accordo?»«Significa che non puoi rivelare niente di noi due. Niente, a nessuno.» Lo guardo incredula. Oh, no. Deve esserci qualcosa di davvero terribile, e a questo punto sono ansiosa di sapere. E ovviamente non fa altre domande al bel tenebroso, non chiede del tempo per pensarci, no. Per quello che ne sa, Grey potrebbe essere un cannibale (ecco perché voleva che lei mangiasse), un fanatico del multilevel marketing o un adepto di Scientology. Ma la nostra stellina non ha il minimo dubbio e firma l'accordo di riservatezza senza neanche dargli un'occhiata. Bando alle ciance, ci sono questioni più importanti in ballo: «Questo significa che stanotte farai l’amore con me, Christian?». Oggiù, si tromba? Ma sappiamo che Grey non è un tipo da Baci Perugina: «No, Anastasia. Primo: io non faccio l’amore; io fotto… senza pietà. Secondo: ci sono molte altre scartoffie da firmare. Terzo: non sai cosa ti aspetta. Sei ancora in tempo per dartela a gambe. Vieni, voglio mostrarti la mia stanza dei giochi.» Credo che perfino un pornoattore di quart'ordine si vergognerebbe a dire 'Io fotto... senza pietà'. Ana è molto perplessa dalla 'stanza dei giochi': vuoi vedere che il segreto inconfessabile di Grey è una dipendenza da World of Warcraft? Ma no, ecco la stanza dei giochi: una croce di Sant'Andrea, manette, fruste, corde, verghe, moschettoni, un letto a baldacchino e un divano. Tutto sommato, niente di particolarmente strano. Per dire, non ci sono bavagli e non c'è neanche un vibratore, che anche se non si è sole può essere un alleato da non sottovalutare. Grey si definisce un Dominatore: «Significa che voglio che accetti di abbandonarti spontaneamente a me, in tutto.» Aggrotto la fronte, cercando di assimilare l’idea. «Perché dovrei fare una cosa del genere?» «Per compiacermi» mormora, inclinando la testa di lato, e vedo l’ombra di un sorriso. “Compiacerlo! Vuole che lo compiaccia!” Resto a bocca aperta. “Compiacere Christian Grey.” E in quel momento mi rendo conto che, sì, è proprio quello che voglio fare. Voglio che lui tragga un folle godimento da me. È una rivelazione. Sono fatti l'uno per l'altra! Che tenerezza! Ed ecco il contratto: la Sottomessa obbedirà a qualsiasi istruzione impartita dal Dominatore, immediatamente, senza riserve e con sollecitudine. La Sottomessa accetterà qualsiasi attività sessuale considerata appropriata e piacevole dal Dominatore, fatta eccezione per le attività considerate limiti assoluti. Le altre regole riguardano il benessere e non solo della Sottomessa: deve mangiare (e dàgli), dormire almeno sette ore per notte, indossare abiti scelti dal Dominatore (che provvederà a pagarli, bontà sua), fare esercizio fisico con regolarità, essere sempre pulita e depilata, e non deve fare sesso con altri oltre al Dominatore.
10 – 'Sai, io sono vergine' 'Ah, ma pensa, io invece sono acquario' (Scusate, anche qui ho dei problemi con Blogger)
Christian chiede poi ad Ana quali sono i suoi limiti, e qui viene il bello: «C’è qualcosa che non farai?» «Non lo so.» «Cosa significa che non lo sai?» Mi agito, a disagio, e mi mordo il labbro. «Non ho mai fatto niente del genere.» «Be’, quando hai fatto sesso, non c’è stato qualcosa che non ti è piaciuto fare?»«Ecco, io… non ho mai fatto sesso, quindi non lo so» dico con un filo di voce. Alzo gli occhi su di lui, che mi sta guardando a bocca aperta, sconvolto, e pallido… molto pallido. Christian sperava di avere a che fare, se non con Cicciolina, perlomeno con una ragazza con un minimo di esperienza. La verginità di Ana lo coglie di sorpresa – per dirla con Camilleri, viene pigliato dai turchi -, ma da uomo tutto d'un pezzo qual è trova subito la via d'uscita: «Vieni» mormora. «Dove?» «Dobbiamo sistemare questa faccenda, subito.» «In che senso? Quale faccenda?» «La tua. Ana, intendo fare l’amore con te adesso.» E perdiana, che ci vorrà mai? Forza donna, togliti quelle mutande che io non ho mica tempo da perdere. Ana tenta di guadagnare qualche istante con alcune quisquilie terminologiche: «Pensavo che tu non facessi l’amore. Pensavo che fottessi senza pietà», ma il baldo giovane non si lascia fregare e parte all'assalto. Dopo una serie di preliminari durante i quali la sleccazza a destra e a manca a mo' di Labrador che fa le feste al padrone, mentre Ana si contorce come se avesse delle formiche nelle mutande e passa dal caldo al freddo senza soluzione di continuità, finalmente la possiede. Ana, che per sua ammissione non si è mai masturbata in ventun anni, è estasiata dalle gioie dell'orgasmo e gratifica il pirillo di Grey dell'appellativo di notevole membro. Come faccia a sapere che è notevole, dato che non ne ha mai visto un altro, è un mistero imperscrutabile. Inoltre, non parla quasi mai di 'vagina' o simili, limitandosi ad alludere a un generico basso ventre o (giuro). La lacerazione dell'imene è drammatica: «Aah!» grido. Sento un dolore mai provato, mentre lui lacera la mia verginità. Possibile che non abbia mai letto Cioè? Dopo il primo orgasmo, la ragazza capisce subito perché tutti adorano fare sesso e reclama: «Mi piacerebbe farlo di nuovo» . Eh, mica scema. E qui scopriamo che Christian è uno dei pochissimi uomini al mondo a non avere il periodo refrattario: dopo due minuti è di nuovo pronto per tornare alla carica.
11 – Varie ed eventuali
Da qui ho letto con il fast forward, vi segnalo che:
  • la vocina interiore di Ana disapprova il sesso con Mr Grey: “E così hai dormito con lui, gli hai dato la tua verginità. A un uomo che non ti ama. Anzi, si è fatto un’idea piuttosto stravagante di te, vuole trasformarti in una specie di perversa schiava sessuale.”“SEI IMPAZZITA?” mi urla.
  • Christian non vuole che Ana lo tocchi, per nessun motivo. Lei cercherà più volte di capire perché.
  • I due piccioncini fanno il bagno insieme e lei gli pratica un blow job impeccabile: è la prima volta che lo fa e il fatto che le riesca perfettamente rende questo romanzo fantasy al pari di 'Twilight' o de 'Il signore degli anelli';
  • lui le fa un cunnilingus e lì per lì lei vorrebbe respingerlo perché si vergogna: ma ti sei lasciata 'fottere senza pietà' e ti vergogni per due leccatine? Fa tanto ragazzina che scrive alla sessuologa di TopGirl;
  • Grey le lega i polsi con una cravatta e le lascia dei segni: cravatte al titanio, su Rieduchescional Channel;
  • Ana conosce la madre di Christian, una simpatica sciura con un abito color cammello e scarpe in tinta. La signora è contenta di incontrarla perché pensava che il figlio fosse gay: mi pare di scorgere un filino di omofobia, ma forse è solo una mia impressione;
  • Christian, immaginate un po', guida un SUV;
  • vanno a pranzo in un ristorantino nel bosco dove cucinano quello che hanno raccolto o cacciato: ma l'Ufficio d'Igiene lo sa?
  • Assistiamo a una rivelazione sul passato di Christian: «Una delle amiche di mia madre mi ha sedotto quando avevo quindici anni.» «Oh.» “Accidenti, era giovanissimo!” «Aveva gusti molto particolari. Sono stato il suo schiavo per sei anni.» Praticamente la mamma di Stifler con manette e bustino di latex.
  • A casa, Ana e Kate hanno una chiacchierata copiata pari pari dalla rubrica 'Sex' di 'Cosmopolitan': «La mia prima volta è stata terribile» continua, con uno sguardo di teatrale disperazione. «Ah, sì?» Questo risveglia il mio interesse. Non me ne aveva mai parlato. «È stato brusco, e io non ero pronta. Eravamo ubriachi tutti e due. Ah... ci sono voluti mesi prima di decidermi a riprovarci. «Sembra orribile, Kate.» Lei ha un’aria assorta. «Sì, e mi ci è voluto quasi un anno per avere il primo orgasmo con la penetrazione. E tu… alla prima volta?» Annuisco timidamente.
  • José chiede scusa ad Ana per aver cercato di baciarla e lei lo perdona. Io l'avrei preso a badilate sulle gengive, altroché.
  • Ana spulcia il contratto che Grey le ha dato: è scritto in burocratese stretto e ricorda molto i contratti delle compagnie telefoniche (c'è persino la voce Forniture di servizi). Ana è combattuta: “Non puoi prendere davvero in considerazione questa proposta…” La mia vocina suona lucida e razionale, non isterica come al solito. La mia dea interiore saltella e batte le mani come una bambina di cinque anni. “Dài, dài, facciamolo… altrimenti finirai sola, con un sacco di gatti e di romanzi classici a tenerti compagnia.” Non è contemplata una via di mezzo fra schiava sessuale e gattara inacidita.
  • Kate inizia una relazione con Elliot, il fratello di Christian (non sappiamo quali siano le sue preferenze in fatto di sesso).



12 – Le meraviglie dell'internet
Il mattino seguente, si presenta un tizio con un pacco e una bella marchetta per la Apple: «D’accordo, cos’è?» «Un MacBook Pro.» «Certo.» Alzo gli occhi al cielo. «Non si trova ancora nei negozi, signora; è l’ultimissimo prodotto della Apple.» Chissà come mai, la cosa non mi sorprende. Sospiro. Grey glielo regala impietosito dal fatto che Ana non possiede un pc e non sa come cercare su internet cose zozze senza destare sospetti nella sua coinquilina. «Ha il sistema operativo più avanzato e molti programmi installati, più un hard disk di 1,5 terabyte, così avrà tutto lo spazio che vuole, trentadue giga di RAM» spiega l'uomo prezzolato da Grey. Ovviamente queste informazioni non contribuiscono all'avanzamento della trama, anzi, il lettore sospetta che Ana non sappia neanche cosa sono i terabyte, ma insomma, la réclame è l'anima del commercio. La Microsoft, invece, deve aver fatto capire che non voleva essere tirata in mezzo, perché Bill Gates viene nominato solo una volta, come metro di paragone della ricchezza di Christian. Ana riceve un'email dal Bellissimo - non ricordo che gli abbia detto qual è il suo indirizzo, ma sorvoliamo – e comincia un frenetico scambio di email che ricorda un po' quelli fra Bridget Jones e Daniel Cleaver.

13 – Piccoli problemi di cuore
Dopo un'altra scena di sesso, Ana si sente confusa: so che se farò questa cosa con lui [diventare la sua Sottomessa], mi farò male. Lui non sa, non vuole e non intende offrirmi niente di più… e io voglio di più. Molto di più. Lei sogna l'ammmore, cenette a lume di candela, film romantici sul divano, un anello di fidanzamento, un matrimonio in bianco e tanti bambini biondi. Christian non ne vuole sapere e vorrebbe solo un po' di sesso insolito. Caro mio, visto che sei ricco sfondato, hai mai valutato l'ipotesi di una escort? Sta solo cercando un nuovo giocattolo a cui può fare cose oscene. Sento una stretta al cuore. È questa la realtà. Esatto. E non ti offre nemmeno un posto come consigliere regionale, quel pidocchioso.

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4 – Il mio sogno è sconfiggere la fame nel mondo
Durante la cerimonia di consegna dei diplomi di laurea ci viene spiegato di cosa si occupa la misteriosa azienda di Grey e abbiamo qualche altro indizio sul passato di Christian: «Il nostro scopo è sviluppare metodi di coltivazione ecologici e sostenibili per i paesi del Terzo mondo; il nostro obiettivo finale è contribuire a sradicare la fame e la povertà dal pianeta. Io so cosa significa avere fame. Questo per me è un percorso molto personale…». Ana, dopo alcuni giorni passati tentando di decidersi - addio a Mr Grey e al suo notevole membro, o Mr Grey e sesso senza amore -, alla fine cede: «Sai che sarà bellissimo, vero, piccola?» dice, facendomi sciogliere. «Ma io voglio di più» mormoro. «Di più?» Mi guarda sconcertato, incupendosi. Annuisco e deglutisco a fatica. “Adesso lo sa.” «Di più» ripete, a voce bassa, come per sondare quelle parole, due parole brevi, semplici, ma così piene di promesse. Mi sfiora il labbro con il dito. «Vuoi una storia romantica.» Annuisco di nuovo. Vedo il conflitto interiore animare il suo sguardo. «Anastasia.» La sua voce è gentile. «Io non so nulla di queste cose.» «Neanch’io.» Sorride appena. «Non sai molto, no» mormora. «E tu sai tutte le cose sbagliate.» «Sbagliate? Non per me.» Scuote la testa. Sembra così sincero. «Fai una prova» sussurra. Mi lancia la sfida, poi piega la testa di lato rivolgendomi il suo sorriso misterioso e incantatore. Trattengo il fiato. Sono Eva nel paradiso terrestre, lui è il serpente, e io non so resistere. «Va bene» mormoro. «Cosa?» Ora ho la sua totale attenzione. Deglutisco. «Va bene. Ci proverò.» Il notevole membro val bene due frustate. Il padre di lei benedice l'unione (Kate gli ha detto che sono fidanzati, ah ah ah): «Comunque, qualsiasi uomo che sappia pescare con la mosca per me va bene.»

15 – Control freak
Intanto la fissazione di Christian per il controllo aumenta sempre di più: non solo le rompe i cabasisi sul cibo, ma la assilla anche se non risponde alle sue email entro cinque minuti e le ripete a ogni piè sospinto che la sua auto è vecchia e lei potrebbe fare un incidente. Non so voi, ma io una piccante storia di sesso me la immaginavo un po' diversa, questa sembra più che altro una relazione con una madre iperprotettiva, ci manca solo che le chieda se si è messa la maglietta di lana. Ana è anche restia ad accettare regali da Christian: «Ti comprerò molte cose, Anastasia. Dovrai farci l’abitudine. Posso permettermelo, sono molto ricco.» Si china e mi dà un bacio casto sulle labbra. «Per favore.» Mi lascia andare. “Puttana” mi sussurra la vocina. Il più bello del mondo respinge questa visione tirando in ballo delle vaghe idee sull'inutilità del giudizio morale altrui, ma, checché ne dica, una donna che concede favori sessuali ad un uomo ricevendone in cambio denaro o beni, tecnicamente è una prostituta. Non ci scandalizziamo per il mestiere più vecchio del mondo, ma bisognerebbe avere l'onestà di chiamare le cose con il loro nome.
16 - Mi ami? Ma quanto mi ami? Pucci pucci!
Tuttavia, Christian è disposto a tentare di avere una relazione romantica: «Forse, al di fuori degli orari in cui sei la mia Sottomessa, potremmo provarci. Non so se funzionerà. Non so come sia separare le cose. È possibile che non funzioni. Ma sono disposto a provarci. Magari una sera alla settimana. Non so.» Troppa grazia, e per giunta pone la condizione che lei accetti il suo regalo di laurea, che ovviamente non è una trousse, un orologio o un paio di scarpe: è un'Audi. Ana vorrebbe rifiutare, ma Christian non sente ragioni e, tanto per rimarcare chi è che comanda, aggiunge: «Devo usare tutto il mio autocontrollo per non scoparti sul cofano della macchina seduta stante, solo per mostrarti che sei mia, e che se mi va di comprarti una fottuta auto, te la compro» ringhia. «Ora andiamo dentro, voglio vederti nuda.» Mi dà un bacio brutale. L'unica reazione di Ana è un timido «Per favore, non essere arrabbiato con me». Qualunque talebano sarebbe fiero di averla come moglie.

17 – Sindrome di Stoccolma
I nostri continuano a fare sesso in tutti i luoghi e in tutti i laghi, ma le conversazioni sono molto più interessanti: «Potresti rapirmi?» «Oh, sì» sorride. «Tenermi prigioniera contro il mio volere?» Ana ci dà l'ennesima prova di non sapere quello che dice: “Oddio, è davvero eccitante.” Pure Christian, però, non ha tutti i venerdì: «Oh, sì. E a quel punto passeremmo a un TPE 24/7. … Un Total Power Exchange, uno scambio totale di potere, ventiquattro ore su ventiquattro.» Biondo, questo si chiama 'sequestro di persona', non scambio di potere, ed è illegale.

18 – Pianti
Dopo che Christian l'ha sculacciata per la prima volta, Ana è molto triste e confusa: mi sono innamorata di una persona così contorta sul piano emotivo che potrà solo farmi soffrire – in fondo, lo so – una persona che, per sua stessa ammissione, ha un cuore di tenebra. Perché è così? Credo sia terribile essere traumatizzati come lui, e il pensiero che da piccolo abbia subito qualche insostenibile cattiveria mi fa piangere ancora di più. Anche il lettore avverte la tentazione di mettersi a piangere. Christian, allertato da un'email sibillina, si precipita da Ana e la trova in lacrime (Kate, in compenso, vorrebbe dargli fuoco). Voglio di più. Voglio che lui stia con me perché lo vuole davvero, non perché sono stravolta dal pianto, e non voglio che mi picchi. È così irragionevole? Melodrammi a parte, le scene di sesso continuano e sono pressoché tutte uguali: un po' di sadomaso senza esagerare, lei che un po' ha paura ma poi ci sta, si eccita, lui che vuole farsi chiamare 'Signore', lei che si morde il labbro, lui la possiede, l'orgasmo è travolgente e tanti saluti. Ad un certo punto lui la porta a cena dai suoi genitori: «Alla vostra salute!» Mr Grey alza il bicchiere. Un brindisi appropriato per il marito di un medico, e mi fa sorridere. E cosa doveva dire, 'Spero che moriate tutti di febbre terzana'? Grazie a un'inopportuna intromissione di Kate, Christian scopre che Ana qualche sera prima è uscita con José, si innervosisce, la porta in giardino e decide di sculacciarla e fotterla: insomma, tutti i pretesti sono buoni. La sorella di Christian, Mia, è una simpatica svitata modellata sul personaggio di Alice Cullen: al momento di salutarsi, dice a Ana: «Pensavamo che Christian non avrebbe mai trovato una donna!» esclama. Anzi, temevamo proprio che fosse finocchio. Ma il dramma interiore della nostra Cenerentola è sempre forte: Grey le chiede se ci sta ripensando, lei replica 'Forse' e, fra sè e sè: Cosa posso dirgli? Perché penso di amarti, e tu mi vedi solo come un giocattolo? Perché non posso toccarti, perché ho il terrore di mostrarti affetto temendo che tu possa respingermi o, peggio ancora, picchiarmi? Eppure... Nonostante il suo bisogno di controllare ogni cosa, i suoi vizi inquietanti, non mi sono mai sentita così viva come adesso. La sindrome della crocerossina è dietro l'angolo: invece non è un eroe; è un uomo con gravi, profonde lacune emotive, e mi sta trascinando nel buio. Non potrei, invece, essere io a guidare lui verso la luce? Dal canto suo, Christian ripete che 'ci proverà' a darle una storia romantica. Dev'essergli rimasto del masochismo. Scopriamo poi che la madre biologica di Christian era una prostituta tossicodipendente (lui dice puttana drogata) e che è morta quando lui aveva quattro anni. Eh, l'infanzia infelice spiega tutto. E poi insomma, Grey avrà i suoi difetti, ma in fin dei conti nessuno è perfetto: alzo gli occhi al cielo al pensiero della sua insopportabile prepotenza, ma mi rendo conto che è fatto così. Gli piace controllare ogni cosa, me compresa. Eppure, a volte, quando uno meno se lo aspetta, è di una gentilezza disarmante. Ci manca solo 'Se mi picchia, lo fa per il mio bene'. Ma attenzione, forse sta per arrivare una novità. Ana va a fare un colloquio per uno stage in una piccola casa editrice e il giovane direttore editoriale, Jack Hyde, pronuncia il mio nome dolcemente e piega la testa di lato come qualcuno di mia conoscenza… È inquietante. Qui gatta ci cova.
19 – Lo stalking è un reato
Qualche giorno dopo, Ana decide di prendersi una breve vacanza in Georgia per andare a trovare la madre. Al momento di prendere l'aereo, scopre che Christian ha cambiato la sua prenotazione e che volerà in prima classe. E va bè, arriva a destinazione, va al mare, a cena al club di golf del marito della madre e il giorno dopo va a prendere un aperitivo con la mamma. Il pensiero della relazione di Christian con la donna che lo ha iniziato al sadomaso, però, non le dà tregua e continua a mandargli email dal Blackberry (indovinate chi gliel'ha regalato?). Immaginate la scena: Ana e sua madre parlano tranquillamente in un bel locale sorseggiando cocktail, lei ogni tanto controlla le email e ad un certo punto Christian gliene manda una che dice: Quanti Cosmopolitan hai intenzione di bere? A me è venuta la pelle d'oca: o Grey la fa pedinare, o ha facoltà paranormali, o è andato in Georgia senza avvisarla. La terza risposta è quella giusta. Insomma, ormai che è lì cerca di rassicurare Ana sul fatto che quella donna è un capitolo chiuso e ne approfittano per fare un po' di sesso random, tanto per non perdere l'abitudine. Siamo a circa cento pagine dalla fine e la tempesta si addensa. Christian è costretto a tornare a casa per qualche motivo di cui non vuole parlare e quando Ana lo raggiunge è evidentemente triste e turbato, ma si rifiuta di dare spiegazioni. Inoltre, Ana vorrebbe parlare del contratto e delle punizioni: non le piacciono e le paragona all'avversità di Christian a farsi toccare.
20 – The end is near (era ora) SPOILER SUL FINALE
«Lo detesti così tanto?» mormora, con uno sguardo inorridito. «Be’… no» lo rassicuro. “Caspita, quindi è così che si sente al pensiero che qualcuno lo tocchi?” «No. È una sensazione conflittuale. Non mi piace, ma non lo detesto.» «Eppure, ieri sera, nella stanza dei giochi, tu…» La voce gli muore in gola. «Lo faccio per te, Christian, perché tu ne hai bisogno. Io no. Non mi hai fatto male ieri sera. Il contesto era diverso, e posso razionalizzarlo, e mi fido di te. Ma quando vuoi punirmi, ho paura che tu mi faccia male.» Non vuole assolutamente spiegarle perché detesta essere toccato: «Se lo faccio, fuggirai da questa stanza e non tornerai più.» Mi guarda impaurito. «Non posso correre questo rischio, Anastasia.» «Tu vuoi che rimanga.» «Più di quanto immagini. Non sopporterei di perderti.» La nostra donzelletta ha un'idea: «Fammi vedere quanto può fare male.» «Cosa?» «Puniscimi. Voglio sapere quanto posso farmi male.» Ma c’è un motivo in più: se faccio questo per lui, forse lascerà che lo tocchi. Christian accetta e le spiega che la colpirà sei volte con una cinghia. Per Ana è un crescendo di dolore e alla fine non ce la fa più: «Sei» mormoro, mentre provo di nuovo quel dolore acuto, e lo sento gettare la cinghia dietro di me, poi mi prende tra le braccia, affannato e pieno di compassione… ma io non voglio saperne di lui. … «Non mi toccare!» sibilo. Raddrizzo la schiena e lo guardo, e lui mi sta fissando con gli occhi sbarrati, sconvolto, come se potessi morderlo. Mi asciugo rabbiosamente le lacrime con il dorso delle mani e gli rivolgo uno sguardo assassino. «È questo che ti piace davvero? Vedermi così?» Mi strofino il naso nella manica dell’accappatoio. Lui mi osserva, diffidente. «Sei un bastardo squilibrato!» «Ana» mi implora, sconvolto. «Non osare chiamarmi Ana! Devi risolvere i tuoi cazzo di problemi, Grey!» Con queste parole, mi giro ed esco di corsa dalla stanza dei giochi, chiudendomi la porta alle spalle. Christian tenta la riconciliazione, ma Ana non ne vuole sapere. Che brusco risveglio. Per la verità, lui mi ha lanciato diversi avvertimenti, più volte. Christian non è normale. Ha necessità che io non posso soddisfare. E' distrutta, ma deve andarsene. Sipario.

Il sadomaso

Questo romanzo propone una concezione del sadomaso che è, a mio modo di vedere, sbagliata sotto vari punti. All'inizio sembra l'idea del sadomaso che ha la casalinga di Voghera: 'Stasera mi faccio legare anch'io con una cravatta da Umberto, che trasgressione, poi domani lo racconto alla Giusy e alla Carla, mi invidieranno tantissimo'. Immaginiamo, fra l'altro, la gioia dei mariti, paciosi ragionieri in pensione o impiegati con la pancetta, costretti a trasformarsi in seduttori tenebrosi con il frustino sul comò. E' tutto all'acqua di rose, gli oggetti utilizzati sono quelli che potete trovare in qualsiasi rivista femminile, è il trionfo del 'O famo strano?' reso celebre dalla burinissima Jessica in 'Viaggi di nozze' di Verdone. Questo, però, è il male minore. Man mano che la narrazione prosegue, vengono a galla i problemi di Christian: mania del controllo, possibilità di eccitarsi quasi esclusivamente in un contesto legato al sadomaso, rifiuto di farsi toccare che sembra alludere a un'incapacità di amare. Fa firmare contratti alle sue Sottomesse per essere sicuro che non gli sfugga niente, tenta di controllare tutti gli spostamenti di Ana e se potesse ucciderebbe qualunque uomo che le rivolga la parola: insomma, è pazzo furioso. E' giusto far passare l'idea che chi ama il sadomaso sia fuori di testa? Perché è questo il messaggio che l'autrice ci comunica: Mr Grey ha avuto un'infanzia terribile, a quindici anni è diventato la vittima di una panterona sbiellata ed è rimasto segnato per sempre. Se avesse avuto una famiglia normale e un'adolescenza qualsiasi avrebbe vissuto il sesso in un altro modo. E' un po' come dire che tutti gli alcolisti diventano tali perché provengono da famiglie di alcolisti: in alcuni casi è vero, in altri no. Dubito molto che tutti coloro che si interessano al sadomaso siano matti: qualcuno ci sarà, ma suppongo che si tratti di una minoranza. Anche Ana sembra un po' confusa: il sadomaso la attira e la inquieta al tempo stesso - credo che sia una reazione abbastanza normale, peccato che l'autrice non approfondisca questo aspetto -, si innamora di Christian ma poi lo odia, dice di volerlo salvare (da se stesso?) ma non riesce a tollerare sei cinghiate (deve avere una soglia di sopportazione al dolore molto bassa). Quello che manca nel libro è soprattutto l'analisi del rapporto che si stabilisce fra i protagonisti: sembrano pupi che si muovono davanti a uno sfondo di cartone, le conversazioni sono prevedibili, l'evoluzione psicologica è quasi assente. E che ti aspettavi?, chiederete voi. Niente, per carità, ma se vi interessa davvero il sadomaso vi consiglio di leggere qualche manuale, guardare il film 'Secretary' o dare un'occhiata al racconto 'Non così male' di Matt Thorne (compreso nella raccolta 'I nuovi puritani', edita da Mondadori).

La traduzione

Comincio parandomi, come si suol dire, il sedere: so bene che tradurre è molto meno semplice di quello che si pensa. Ho avuto occasione di incontrare alcuni traduttori, ma non sono una traduttrice professionista, quindi di sicuro ho molto da imparare. Se mai la traduttrice di 'Cinquanta sfumature di Grigio' dovesse leggere questo blog, spero che prenda le mie critiche in modo costruttivo. Non ho idea delle condizioni in cui ha lavorato: magari aveva poco tempo, la retribuzione era bassa, è stato difficile negoziare con l'editore o con il revisore. Ha tutta la mia comprensione, ma alcuni elementi mi hanno lasciata davvero perplessa.
Salta subito all'occhio la mimica: i personaggi aggrottano la fronte di continuo, piegano la testa, fanno smorfie, si incupiscono, si contorcono etc. E' una tendenza molto diffusa nella letteratura americana di intrattenimento, probabilmente per il lettore di madrelingua inglese è normale, ma in italiano si ha l'impressione che i personaggi siano tutti tarantolati. Che fare? A volte è il caso di sostituire la traduzione letterale con qualche espressione che renda l'idea ma sia un po' più leggera: compito non facile, ma in traduzione le cose facili sono poche. Segnalo un articolo in proposito scritto dai traduttori di 'Twilight': http://dizionari.zanichelli.it/la-parola-al-traduttore/2012/03/14/to-frown-to-roll-ones-eyes-to-shrug-tradurre-la-mimica-giovanile/
La punteggiatura, e in modo particolare le virgole, sembra un po' approssimativa. Forse anche questo dipende da un'eccessiva aderenza all'originale, ma si ha l'impressione che la traduzione sia stata riletta in modo molto frettoloso.
Durante il secondo incontro con Grey, Ana dice: His voice is warm and husky like dark melted chocolate fudge caramel… La traduzione è La sua voce è roca e calda come cioccolato nero fuso al caramello… Nessuno ha difficoltà a capire cosa si intende con 'cioccolato nero', però, che io sappia, nessuno lo dice. Mi rendo conto che 'cioccolato fondente fuso' risulterebbe un po' goffo. Un utente del forum delle Malvestite ha proposto 'cioccolato amaro': questa mi sembra un'ottima soluzione, perché da un lato evita il problema del 'fondente fuso' e dall'altro inserisce un termine un po' meno utilizzato di 'fondente' ma certo non desueto.
Qualche pagina più avanti, troviamo queste righe: “How’s the article coming along?” He’s finally asked me a normal question, away from all the innuendo and the confusing double talk… a question I can answer. Questa è la traduzione: «Come sta venendo l’articolo?» Finalmente una domanda priva di insinuazioni e disorientanti doppi sensi… una domanda a cui posso rispondere. Forse sono un po' maliziosa, ma d'altronde questo è un romanzo erotico (io direi apertamente pornografico) e di doppi sensi ne vedo parecchi: il verbo 'venire', almeno nel lessico giovanile, è da tempo entrato in uso come equivalente di 'raggiungere l'orgasmo'. Se l'autrice scrive che non ci sono doppi sensi, non è il caso di crearne con la traduzione: forse sarebbe stato meglio optare per qualcosa tipo 'Come procede l'articolo?' o 'L'articolo è riuscito bene?'.
In vari punti del romanzo troviamo 'fuck' e 'fucked'. Grey afferma 'I fuck... hard', reso con 'Io fotto... senza pietà'. Quale donna riuscirebbe a rimanere seria di fronte a un uomo che si esprime in questo modo? In generale, 'fottere' e 'fottuto' sono tipici del cosiddetto 'doppiaggese', l'italiano parlato dai (cattivi) doppiatori e dai sottotitolatori, che però non trova riscontri nella lingua effettivamente utilizzata dalle persone. Certo, occorre rendere la forza di questa espressione, ma magari basterebbe sostituire 'Io fotto' con 'Io scopo' per avere una plausibilità maggiore. Oppure si può decidere di lavorare un po' di fantasia e scegliere qualcosa come 'Scopo con violenza', 'Sbatto finché ho fiato', 'Ti scopo fino a quando non gridi basta'. Forse non è il tipo di frase che molte donne vorrebbero sentirsi dire da un tizio appena conosciuto, ma questo è un problema di contenuto, non di traduzione. Ho accennato al lavorare di fantasia: di solito i romanzi americani di intrattenimento non sono dei capolavori e una traduzione letterale accentua le imperfezioni. Talvolta può essere il caso di riscrivere un po' l'originale, senza stravolgerlo, certo, ma cercando di ingentilire i punti più critici. Senza esagerare, però: ad un certo punto c'è questo scambio di battute: “Why don’t you like to be touched?” I whisper, staring up into soft gray eyes. “Because I’m fifty shades of fucked-up, Anastasia.” In italiano abbiamo «Perché non ti piace essere toccato?» domando, guardando i suoi dolci occhi grigi. «Perché dentro ho cinquanta sfumature di tenebra, Anastasia.» Ammetto che 'cinquanta sfumature di tenebra' è molto suggestivo. Forse pure troppo: il rimando al romanzo di Conrad è immediato, almeno per i lettori più colti, anche perché più avanti viene usata proprio l'espressione 'cuore di tenebra'. Per quanto Christian Grey abbia un lato dark, accostarlo a Kurtz e a tutto ciò che egli rappresenta mi sembra un po' azzardato. Inoltre, 'fucked-up' rimanda più a 'sbagliato, stupido, complesso': io forse avrei scelto 'Perché sono un tipo molto complicato'. Va detto, però, che poi Ana inizia a chiamare Christian 'Mr Cinquanta Sfumature', quindi non è facile trovare una soluzione che rispetti anche questo elemento.

Per concludere: questo romanzo sta al sadomaso e alla letteratura decente come Buddy Valastro sta alla cucina italiana. Certo, i mugolii di Buddy a volte sono un po' sospetti...


14 commenti:

  1. Che coraggio, ragazza mia... che coraggio...

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  2. Posso solo dirti che mi sono spanciata dalle risate leggendoti e che, a questo punto, devo leggere il libro con la tua guida di fianco...solo così potrei reggere a questo abominio della letteratura. :D

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    1. Sono davvero contenta che il mio post ti sia piaciuto :)
      Bel nick ;-)

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  3. Non ho letto il libro ( la trilogia) .
    Però leggendo la parte sulla traduzione mi ritrovo in disaccordo sul punto della "mimica", per me una buona traduzione deve rispecchiare lo spirito del libro e di chi l'ha scritto, se per gli americani è normale perchè modificare le cose solo perchè per noi non lo è, solo perchè all'inizio ci pare strano???
    Siamo noi che leggendo quel genere scritto da quel dato scrittore di quella data nazionalità dobbiamo adattarci alla cosa, scoprirla... alla fine potrebbe piacerci o comunque conosciamo i modi di altri, invece l'adattamento/modifica ( perchè di modifica alla fine si tratta)ai nostri modi ci lascia sempre nel nostro statico brodo...
    Anche con la parola fuck non capisco i traduttori che problemi hanno!
    Lo scrittore ha messo fotti allora tu mi traduci fotti, a me non crea nessun problema!
    Già mi era capitato di legger questa tendenza alla modifica per avvicinare lo scritto a nostri "gusti" ( perchè i gusti non si possono cambiare???)da parte di un altro traduttore, in un romanzo Hard boiled l'autore faceva dire spesso ai "duri" del momento la parola fuck , il traduttore sosteneva che noi in italiano nel linguaggio comune non usavamo questa espressione usualmente ( insomma la stessa cosa che hai scritto sopra) e quindi aveva ritenuto di cambiarla ingentilendola ( proprio come nella tua critica sopra) !!! Ma perchè???? Se loro dicono abitualmente fuck io voglio legger fuck tutte le volte che l'autore l'ha messo!!! Io nel mio linguaggio comune non lo dico MA loro SI ! Quindi per conoscerli/ capirli la parola deve esserci così com'è !!! Se no leggo il libro scritto dal mio vicino non uno americano! Ma io guarda un pò voglio legger il libro americano e conoscere come si esprimono là le persone, le loro abitudini , i loro modi ecc.... non un romanzo adattato sui miei!
    Lea

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  4. Ciao Lea, benvenuta. Il tuo commento mi fa molto piacere e solleva una questione di grande importanza nella traduzione, cioè: adattare l'originale o lasciarlo com'è? Può esistere un punto d'incontro? Personalmente credo che senza dubbio chi traduce dovrebbe rispettare il testo di partenza. Il problema è che, volendo farlo a tutti i costi (soprattutto con testi di livello non elevato), talvolta la traduzione risulta molto letterale e un po' forzata. Ciò che è naturale in una lingua spesso non lo è in un'altra. Se si vuole sapere come parlano e pensano davvero gli americani (o gli spagnoli, i francesi, i coreani etc) forse la cosa migliore sarebbe leggere i libri in lingua originale. Anche perché in questo modo, grazie al contesto, ci si rende conto che, per esempio, 'damn' non equivale al nostro 'dannazione' o 'bitch' esprime il significato di 'stronza' e non quello di 'puttana' (chiedo scusa per gli esempi poco eleganti, ma le parolacce offrono degli spunti interessanti). Capisco il tuo punto di vista, ma a me uno che dice 'Io fotto... senza pietà' risulta poco plausibile e fa solo ridere, che di sicuro non era l'obiettivo dell'autrice. Inoltre, le alternative che ho proposto non cercano affatto di ingentilire il concetto: tentano però di esprimerlo in un italiano convincente. Stesso discorso per la mimica: non suggerisco affatto di eliminarla del tutto, ma di riformulare le espressioni in alcuni casi.
    E' chiaro che ogni testo è un caso a sè e che le mie osservazioni valgono soprattutto per la letteratura di intrattenimento, che dovrebbe avvincere il lettore e risultare scorrevole.

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  5. Se per gli americani bitch nel significato comune ha preso il significato di "stronza" anziché quello di "puttana" allora è giusto tradurre "stronza"e così per altre parole ( o modi di dire/frasi) che nel loro comune sentire hanno altri significati diversi da quello letterale, ma se fuck per loro ha il significato "fotto" allora (per me) è più che giusto tradurre "fotto".
    Bisogna stare attenti a non discostarsi dai significati e intenzioni del testo...
    Per es. tu non ami la traduzione "cinquanta sfumature di tenebra" perchè ti rimanda ad altro....
    ma con la traduzione da te suggerita "perché sono un tipo molto complicato" va perduto moltissimo, sopratutto perché come riferisci Ana inizia a chiamare Christian "Mr cinquanta sfumature"....
    Questo mi ricorda che un altro traduttore ha fatto lo stesso errore, mi riferisco ad Altieri e alla traduzione delle "Cronache del ghiaccio a del fuoco" di Martin, tutti quelli che hanno letto la saga sanno che la traduzione "il cavaliere del re" è una modifica dell'originale titolo dato da Martin "mano del re" e Martin su questa definizione nella saga ha costruito tante battute e riferimenti divenuti completamente incomprensibili e strani dal lettore della sua traduzione solo perché secondo lui il titolo "Mano del re", Torre della mano" ecc.. erano troppo inusuali!!!
    Insomma bisogna stare molto attenti quando si parte nel tradurre e non presupporre e non limare perché spesso si finisce per fare più danni del previsto...
    P.S.
    Ho visto il video, quello però non ha nulla a che fare col tradurre ,penso sia un monito contro le contaminazioni linguistiche di bassa lega, piuttosto..... :-)
    Ciao
    Lea :-)

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    1. Il punto è che secondo me oggi 'fottere' in italiano viene usato quasi esclusivamente nel doppiaggio di film e serie tv. A me non è mai capitato di sentire due persone reali che dicono una cosa tipo 'Non ero veramente innamorato/a di X, fottevamo e basta'. E' vero che in Italia c'è anche il problema delle differenze nelle varie regioni, ma certe espressioni secondo me non sono proprio utilizzate nell'uso corrente. Quindi capisco il tuo punto di vista sul non discostarsi dalle intenzioni del testo e in linea di massima lo condivido, ma forse bisognerebbe anche cercare un punto di contatto con la lingua in cui si traduce, altrimenti i personaggi finiscono per diventare delle macchiette.
      Sulle sfumature non volevo proporre una soluzione alternativa, stavo solo facendo notare che è giusto usare un po' di fantasia, ma bisogna stare attenti a non evocare nel lettore delle immagini che l'autore non voleva inserire.
      Sul romanzo di Martin sono impreparata perché non l'ho letto, è vero che a volte alcune espressioni vengono trasformate in modo esagerato, però in alcuni casi è motivato. Silente di 'Harry Potter' in inglese si chiama Dumbledore, che richiama un'idea molto diversa da quella del silenzio, ma chi ha tradotto l'ha scelto perché nell'ultimo volume i silenzi di Albus hanno una grande importanza per la storia. Insomma, criticare è facile, tradurre lo è molto meno ;-)
      Purtroppo di contaminazioni linguistiche di bassa lega nelle traduzioni ne ho viste parecchie ;-)

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  6. E il fatto che la Rowling stessa si sia molto lamentata della traduzione italiana del nome di Dumbledore non conta?
    Lei se mi ricordo bene aveva scelto quel nome ispirandosi ad una specie di calabrone sempre ronzante sempre in movimento e proprio non ha capito la scelta italiana!
    Io non ho letto tutta la serie ma forse i silenzi dell'ultimo volume avrebbero avuto un impatto più significativo e commuovente fatti da una persona sempre ronzante sempre in movimento che ora invece.... insomma un impatto più emotivamente incisivo...
    Una curiosità , ma quando hanno tradotto il primo volume in italiano e hanno fatto la scelta del nome Silente la Rowling aveva già scritto l'ultimo della serie in inglese ??? Non mi pare proprio.
    La prima traduzione italiana di Harry Potter è stata molto criticata e ha in sé molti "strafalcioni" tant'è che si è deciso di curarne una nuova con altri traduttori ( tra cui un professore universitario), che si sono molto soffermati sul nome Silente , ma poi hanno deciso di lasciarlo così perché ormai i ragazzi italiani si erano abituati a quel nome ( mi pare sia stato proprio in occasione di questa seconda traduzione che è uscito il parere negativo della Rowling su questa scelta immotivata( del nome Silente).
    Lea :-)

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  7. Mah, da quello che ho letto su internet per molti anni la Rowling non si è particolarmente interessata delle traduzioni dei suoi libri (non so nemmeno se conosca l'italiano o altre lingue), lamentarsene dopo mi sembra un po' troppo semplice. Comunque ecco i motivi della scelta di Silente: in italiano si è scelto di tradurre il cognome in Silente in quanto filtra "l'aura di superiore saggezza" e ai traduttori "è sembrato più autorevole di tutte le variazioni possibili suggerite dall'originale". L'autrice, a proposito di questa traduzione, ha dichiarato: "La traduttrice si è basata sulla parola dumb nel cognome, che significa muto". In realtà, come fa notare la Rowling, dumbledore è una forma antica della parola bumblebee, che significa bombo. « L'ho scelto perché avevo l'idea di questo mago [...] sempre in movimento. [...] Per me il nome Silente è una totale contraddizione. Ma il libro è molto popolare anche in Italia, il che significa che la cosa non disturba per niente gli italiani! » (http://it.wikipedia.org/wiki/Silente#Significati_del_nome).
    Il problema di tradurre le saghe sta proprio nel fatto che bisogna fare delle scelte senza conoscere tutti gli elementi: è molto difficile e io non me la sento di dare troppe colpe ai traduttori.
    Ho visto che è uscita la nuova traduzione e tempo fa ho comprato il primo volume (non conosco però la prima traduzione, ho letto HP in lingua originale), è nella mia lista di libri da leggere.

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  8. Non leggerò mai "le sfumature...50 0 40 che siano" , ma mi son divertita a leggere un po' di quel che che hai scritto tu, almeno so di cosa parla.

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    1. Ormai bisogna tenersi informati su tutto :D

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