lunedì 14 gennaio 2019

Dai tuoi occhi solamente: biografia romanzata di una grande fotografa sconosciuta



Avete mai sentito parlare di Vivian Maier? Se la risposta è no, non preoccupatevi: probabilmente fate parte della maggioranza di coloro ai quali questo nome non dice nulla. Anch'io non l'avevo mai sentita nominare fino a qualche mese fa, quando ho letto su un giornale un articolo che raccontava la sua esistenza, anonima e straordinaria al tempo stesso. Vivian Maier ha lavorato per quasi tutta la vita come bambinaia per le famiglie abbienti di Chicago, senza essere mai notata da nessuno, ma con la macchina fotografica sempre a portata di mano, pronta a fissare sulla pellicola tutto quello che la colpiva. Vivian era affascinata dagli attimi di verità che si svelano all'improvviso e dalle vite ai margini della società, e scattava d'impulso, senza chiedere il permesso ai soggetti ritratti e senza curarsi degli sguardi perplessi. In vita ha sviluppato solo una piccola parte delle sue fotografie e non le ha mai mostrate a nessuno. Se oggi possiamo ammirare il suo lavoro è solo grazie a un colpo di fortuna. Vivian morì a ottantatré anni nel 2009, senza sapere che due anni prima il contenuto di cinque armadi in un deposito il cui affitto non era stato rinnovato era stato comprato per 250 dollari da un banditore d'aste. Il figlio di un rigattiere, John Maloof, acquistò poi dalla casa d'aste per 380 dollari (circa 330 euro) circa tremila negativi e vari rullini e quando iniziò a sviluppare le foto si rese conto che avevano un enorme valore. Riuscì a scoprire chi era l'autrice degli scatti, e, poiché Vivian era defunta senza lasciare eredi né un testamento, Maloof divenne proprietario di quasi tutta la sua produzione. Non sappiamo se Vivian avrebbe voluto diventare famosa, ma non possiamo che esserle grati per le testimonianze di vita quotidiana che ci ha lasciato (e che potete vedere qui). Partendo dai pochi elementi su Vivian che conosciamo con certezza, Francesca Diotallevi costruisce un ritratto intenso e profondo: la sua Vivian è una donna che ha vissuto un'infanzia infelice, segnata dagli abusi e dalla mancanza di amore. Non ha conosciuto suo padre e la madre, una donna rancorosa e collerica, l'ha sballottata tra Stati Uniti e Francia, in cerca di una normalità irraggiungibile. Vivian ha dovuto imparare presto a badare a sé stessa e ha fatto di tutto per rendersi invisibile agli occhi degli altri, per non crearsi legami, per costruirsi una corazza che la tenesse al riparo dalla sofferenza. Non ha mai smesso, però, di guardare con curiosità le vite di chi la circondava, di scrutare, non vista, la quotidianità degli altri, per cercare gli istanti di intimità che aveva scelto di precludersi.


Neri Pozza, 207 pagine, 16.50 euro, ebook disponibile. 




sabato 29 dicembre 2018

Il sorriso di Jackrabbit, ovvero, viaggio negli Stati Uniti di oggi



Il sorriso di Jackrabbit di Joe R. Lansdale fa parte della serie dedicata ad Hap e Leonard: bianco ed eterosessuale il primo, nero e omosessuale il secondo. Amici fraterni, entrambi con vite un po' sgangherate, colleghi in lavori improbabili, spesso coinvolti in risse e sparatorie. All'inizio di questo romanzo, le cose hanno cominciato a girare bene, almeno per Hap: si è sposato da poco con l'amata Brett, ex infermiera e ora proprietaria di un'agenzia investigativa nella quale lavorano i due amici. E proprio mentre Hap sta cucinando hamburger e salsicce sulla griglia per festeggiare le nozze, gli piombano in giardino, a bordo di un suv enorme, due ospiti che non potrebbero essere più indesiderati. Madre e figlio, lui coperto di tatuaggi e con una maglietta con scritto “Bianco è giusto”, lei con i capelli in “puro stile Pentecostale”, cioè raccolti in una crocchia enorme. Il problema di queste persone, riflette Hap, non è solo il loro modo di vedere le cose, ma il modo in cui influenza gli altri, e diffondono “odio, ignoranza e orgoglio di non sapere” come altri trasmettono il raffreddore. Chiaramente i due risultano subito antipatici a Brett e Hap, per non parlare di Leonard, ma decidono di ascoltarli lo stesso: madre e figlio spiegano che si sono rivolti all'agenzia di Brett perché cercano qualcuno che faccia luce sulla scomparsa di Jackie, la sorella del tizio con la maglietta razzista, detta Jackrabbit a causa dei denti sporgenti. In realtà, spiegano, la ragazza è andata via di casa alcuni anni prima, ma ogni tanto si era fatta viva, finché i contatti non si erano interrotti del tutto. Il fratello di Jackie, a dire il vero, non è proprio ansioso di riabbracciarla perché lei ha disonorato la famiglia facendo un figlio con un uomo di colore, ma insomma, vorrebbero sapere se sta bene. Nonostante l'antipatia malcelata verso questi potenziali clienti, Hap e  Leonard decidono di accettare il caso per scoprire che fine ha fatto Jackrabbit. Da qui parte un viaggio nella provincia oscura del Texas, in una cittadina popolata da fanatici religiosi e segregazionisti, cioè bianchi che accettano di lavorare e vivere vicino ai neri purché questi ultimi vivano per conto loro e non si facciano venire idee assurde tipo i matrimoni misti. Ma le persone di colore non sono le uniche a essere discriminate: lo stesso trattamento è riservato agli immigrati, che, fa notare Leonard, sono i neri di oggi. Sebbene Lansdale eviti i riferimenti diretti alla realtà contemporanea, leggendo questo romanzo è impossibile non pensare alle posizioni del presidente Trump e alla marea di sudamericani che preme al confine con gli Stati Uniti, o alla violenza contro le persone di colore spesso perpetrata da uomini di legge bianchi. Poi ci sono le armi, spesso in mano a coloro che sarebbero meno adatti ad usarle, i dialoghi brillanti, l'umorismo non raffinato ma sempre tagliente che contraddistingue tutta la saga di Hap e Leonard. Insomma, Il sorriso di Jackrabbit è un romanzo da leggere per capire un po' di più gli Stati Uniti di oggi. E sarebbe perfetto per diventare un film di Quentin Tarantino.


Einaudi, traduzione di Luca Briasco, 250 pagine, 17.50 euro, ebook disponibile. 






venerdì 31 agosto 2018

Libri letti ad agosto


Com’è andato il mese di agosto? Spero che vi siate rilassati e abbiate fatto delle buone letture! Io ho cominciato questo mese con un libro che volevo leggere da un po’ di tempo: In Cold Blood di Truman Capote (A sangue freddo, Garzanti, 17 euro, traduzione di M. Dèttore). Con questo libro, Capote inventa il genere letterario detto non-fiction novel, cioè la narrazione, più o meno romanzata, di fatti realmente accaduti. In una tranquilla notte del novembre del 1959, la vita della comunità di Holcomb, una  piccola città prospera e serena, viene sconvolta per sempre: due giovani balordi, Dick Hickock e Perry Smith, si introducono in casa del proprietario terriero Herb Clutter per rubare e lasciano dietro di sè i cadaveri di Herb, sua moglie Bonnie e i due figli adolescenti Kenyon e Nancy. La famiglia Clutter era rispettata e benvoluta a Holcomb e all’inizio la polizia non riesce a comprendere i moventi di un gesto così brutale, anche perché dalla casa sono stati portati via solo pochi spiccioli (chi conosceva Herb Clutter sapeva che preferiva usare gli assegni piuttosto che il denaro contante). In questo romanzo non c’è la caccia agli assassini che troviamo in un giallo stile Agatha Christie, perché il lettore conosce fin dall’inizio l’identità dei killer, il loro piano e i loro movimenti. Quello che non sappiamo, e che ci viene raccontato gradualmente dall’autore, è chi sono davvero Dick e Perry, che infanzia hanno avuto, da quali famiglie provengono, che cosa sognano, di cosa hanno paura, come sono arrivati ad uccidere a sangue freddo quattro persone inermi che non avevano mai visto prima di quella notte. Arriviamo piano piano a conoscerli, sembra quasi di sentire le loro voci - diverse fra loro, Dick ha un linguaggio semplice e ama fare battute, mentre Perry cerca di darsi un tono usando termini sofisticati - che ci raccontano episodi della loro vita, come se fossimo seduti a mangiare un hamburger con loro. È possibile che questi due ragazzi tutto sommato simpatici siano le stesse persone che hanno ucciso quattro innocenti senza motivo? Da dove nasce il male, ma soprattutto, possiamo davvero ritenerci immuni dalla violenza? Possiamo credere di essere diversi da Dick e Perry, migliori di loro, forse addirittura superiori? Capote racconta i fatti e non risponde alle nostre domande, lasciandoci il compito di riflettere e di trovare le nostre risposte. Truman Capote si documentò in modo approfondito per scrivere A sangue freddo: insieme all’amica Harper Lee (autrice di Il buio oltre la siepe) andò di persona a Holcomb per parlare con le persone che vivevano lì, si mise in contatto con i poliziotti che indagavano sul caso ed ebbe un fitto scambio epistolare con Dick e Perry. In realtà, non tutto quello che è raccontato nel romanzo è accaduto, o almeno non nel modo in cui ci viene descritto dall’autore, e per questo Capote ha ricevuto varie critiche. Aldilà di una puntigliosa ricostruzione filologica degli eventi, credo che l’autore abbia descritto in modo magistrale la psicologia dei due assassini e abbia costruito un romanzo che spinge il lettore a porsi degli interrogativi molto importanti.




Truman Capote e Harper Lee (fonte: Time)



Il secondo romanzo che ho letto ad agosto è La bibliotecaria di Marina Di Domenico (Elliot, 16 euro, ebook disponibile). La protagonista, Roberta, è una giovane bibliotecaria che da Novara si trasferisce in uno sperduto paesino dell'Abruzzo per mettere quanta più distanza possibile fra sé e il fidanzato violento che l'ha quasi uccisa. La ragazza fa subito la conoscenza della segretaria del sindaco, dei notabili del paese, che come da copione appartengono alla stessa famiglia, di Nicola, un uomo anziano che per tutta la vita si è occupato della vasta biblioteca, frutto di una donazione fatta da un collegio di suore chiuso da molti anni. In paese sono in molti a scommettere che Roberta non riuscirà a sopportare la vita in mezzo alle montagne, ma la ragazza trova nel paesino la pace di cui ha bisogno per cercare di dimenticare l'ex fidanzato. Ad un certo punto, però, iniziano ad accadere dei fatti strani riconducibili alla scomparsa di Angela, una bambina del paese, sparita nel nulla alla metà degli anni Cinquanta. Roberta capisce che qualcuno le sta lasciando degli indizi affinché lei faccia luce su un mistero che turba ancora le coscienze di molti cittadini e indaga, raccogliendo i pettegolezzi e i ricordi degli anziani, con l'aiuto di un giovane giornalista. Al clima di suspence -c'è perfino l'inspiegabile apparizione di una ragazzina incredibilmente simile ad Angela- si aggiunge la tensione per un possibile ritorno dell'ex di Roberta, che nel frattempo è uscito dal carcere. Il punto di partenza di questo romanzo è molto interessante e lo sviluppo della vicenda, anche se forse un po' contorto in alcuni punti, è comunque plausibile. L'unica pecca che ho riscontrato in questo libro è la brevità: 154 pagine sono un po' poche per spiegare nel dettaglio tutti gli elementi della storia e per approfondire la psicologia dei personaggi. Resta una lettura gradevole e avvincente, ma credo che la narrazione avrebbe meritato qualche pagina in più.






L'ultimo libro di questo mese è Un delitto fatto in casa di Gianni Farinetti (Marsilio, 12,50 euro, ebook disponibile). La casa del titolo è quella della famiglia alto borghese dei Guarienti, anzi, le case che compaiono nel romanzo sono tre: la villa padronale di Bra, nel cuneese, la cosiddetta “villa piccola” a poca distanza e la casa in Costa Azzurra. Si capisce quindi che i Guarienti sono molto agiati: la loro fortuna deriva da una solidissima impresa di costruzioni della quale tiene saldamente le redini Cesare Guarienti, aiutato dal nipote Edoardo, un giovanotto ambizioso che non esita a fare affari con personaggi discutibili pur di raggiungere i propri obiettivi. Cesare è un uomo inflessibile, che ama il potere ed esercita la propria autorità su familiari e collaboratori. Quindi, come ogni Natale, secondo le sue disposizioni tutta la famiglia si riunisce in Costa Azzurra per festeggiare, mentre a Nizza un amico (anzi, qualcosa di più di un amico) di Sebastiano, il figlio di Cesare, è testimone casuale dello strano suicidio di una donna anziana con la passione per il gioco d'azzardo. Va bene, mi direte voi, ma cosa c'entra la famiglia Guarienti? C'entra, ma per arrivare a capire il legame non bisogna avere fretta. Questo romanzo mi ha ricordato un po' Enigma in luogo di mare (ne ho parlato qui): il delitto è soprattutto il pretesto per descrivere un ambiente, certi personaggi, ciò che li unisce e ciò che li divide. Cosa lega Cesare a sua moglie Anna e qual è invece il suo rapporto con la cognata Adriana, vedova da anni di Gioacchino, archeologo scomparso in Iraq? Cosa ha visto tanti anni prima la domestica Maddalena, ormai cieca ma con ancora un'ottima memoria? Non fatevi scoraggiare dalle quattro pagine che elencano i personaggi del romanzo: una volta entrati nella storia, riuscirete a distinguerli con facilità. Se amate le ricostruzioni di certi ambienti e certe atmosfere e le descrizioni psicologiche, sapete cogliere i dettagli e non avete fretta di scoprire chi è l'assassino, Un delitto fatto in casa è il romanzo giusto per voi.










domenica 26 agosto 2018

Il libro della settimana


Per questa settimana di fine estate ho scelto di parlarvi di un giallo un po' particolare: Enigma in luogo di mare di Fruttero e Lucentini (Mondadori, 7,50 euro). La vicenda si svolge in un complesso di villette eleganti semi nascoste nell'immaginaria pineta della Gualdana (non lontano da Grosseto), ispirata alla pineta di Roccamare, nella quale possedeva una casa estiva Carlo Fruttero. Non si tratta di un giallo tradizionale perché l'omicidio avviene diverse pagine dopo l'inizio del romanzo e nella prima parte del libro il lettore fa la conoscenza dei variopinti personaggi che vivono stabilmente alla Gualdana (molte persone si recano alla pineta solo per le vacanze). Incontriamo così il signor Monforti, depresso e timidamente innamorato della bella signora Neri, Max e Fortini, due comici in cerca di ispirazione (nei quali è facile vedere l'auto parodia degli autori), due attempate amiche svizzere dedite alla cartomanzia, i coniugi Zeme, il signor Lotti con i suoi cani da caccia e tanti altri. Questo romanzo ha un ritmo lento che può disorientare chi si aspetta un giallo in stile Agatha Christie, ma, come in altre opere di questi autori -penso soprattutto a La donna della domenica e A che punto è la notte-, il focus è concentrato sulla descrizione minuziosa dei personaggi e delle loro abitudini, con un linguaggio di ottimo livello e un'ironia lieve. I vari pezzi del mosaico si uniscono gradualmente e alla fine davanti ai nostri occhi prende forma il disegno dell'omicidio. Enigma in luogo di mare è un romanzo da gustare con calma e magari da rileggere.



La pineta di Roccamare (fonte: Hotel Residence Roccamare)

lunedì 20 agosto 2018

Il libro della settimana


Cercando nella libreria un romanzo da proporvi, mi è tornato fra le mani Uomini nudi di Alicia Giménez-Bartlett (Sellerio, 16 euro, traduzione di Maria Nicola, ebook disponibile). Fin dalle prime righe ci arriva la voce di Irene, la protagonista: “Me ne importa assai poco, non lo amo più. Anzi, in questo momento mi domando addirittura se sono mai stata innamorata di lui. Quindici anni di matrimonio, ecco la cosa peggiore, la sensazione di avere perso il mio tempo”. Una voce diretta, impietosa, che non si piange addosso. Irene dirige l'azienda che le ha lasciato il padre, nella quale il marito è entrato grazie alla loro unione, e lei non si nasconde che per entrambi è stato un matrimonio di convenienza. Ma cosa fare quando tuo marito, come nel più trito dei cliché, ti lascia per una donna più giovane e più bella di te? Innanzitutto, Irene lo licenzia, poi torna ad occuparsi della ditta e a frequentare la sua amica Genoveva, una ricca divorziata che passa da un fidanzato all'altro, “sempre truccata come un sarcofago egizio” ma tutto sommato felice perché non si preoccupa del giudizio altrui. Le loro vite si intrecciano con quelle di Javier, un professore di scuola privata licenziato a causa della crisi, e Iván, che si è inventato una professione come spogliarellista e riesce a portare l'ex professore sulla strada degli spettacoli per sole donne. Lo sguardo impietoso dell'autrice, nota anche per i romanzi gialli dell'ispettrice Petra Delicado, con Uomini nudi ci racconta una vicenda in cui si mescolano convenienza, amore, sesso, violenza e lotta di classe.





martedì 14 agosto 2018

Il libro della settimana


Oggi vi parlo di un romanzo storico di Oliver Pötzsch, La figlia del boia (Beat, 9 euro, traduzione di Alessandra Petrelli, ebook disponibile). La vicenda è ambientata in Baviera nel 1659 e il boia del titolo è Jakob Kuisl (del quale l'autore è un discendente), un omone barbuto, che incute timore nella comunità, in parte emarginato a causa del lavoro che svolge, ma in un certo senso anche rispettato in quanto noto come uomo giusto. La levatrice Martha è stata accusata del crimine più orribile che si possa immaginare, l'assassinio di due bambini, e in breve tempo, anche a causa degli infusi a base di erbe medicinali che prepara per alleviare i dolori delle partorienti, si diffonde la voce che la donna sia una strega. Jakob però non crede alla colpevolezza di Martha e, con l'aiuto di sua figlia Magdalena e di Simon, il figlio del medico della città, si mette alla ricerca della verità. La figlia del boia è un romanzo storico ricco di dettagli (se non sopportate le scene di violenza vi consiglio di saltare le descrizioni delle torture), imperniato su Jakob, un personaggio non privo di lati oscuri, ma che non esita a mettersi al servizio dei più deboli per scavare a fondo in un sistema di potere corrotto.





domenica 5 agosto 2018

Il libro della settimana



Il libro che ho scelto per questa settimana è Colpa d'amore di Elizabeth von Arnim (Bollati Boringhieri, 12,50 euro, traduzione di Simona Garavelli, ebook disponibile). Milly si ritrova improvvisamente vedova e alla lettura del testamento tutti i parenti del defunto - un clan familiare molto unito - hanno una sgradevole sorpresa: Ernest ha diseredato la moglie. Di quale terribile colpa può essersi mai macchiata la dolce e timida Milly per indurre il marito ad un gesto così grave? E come dovranno comportarsi con lei i familiari di Ernest? Milly è consapevole che il marito ha voluto punirla per una lunga relazione extraconiugale con uno studioso di Oxford e pensa che adesso, povera ma libera dal vincolo matrimoniale, potrà finalmente costruire una vita con l'uomo che ama, ma le cose andranno in modo molto diverso. Elizabeth von Arnim, profonda conoscitrice dei meccanismi e dell'ipocrisia della società del proprio tempo (meccanismi che, in forme diverse, possiamo rintracciare anche nel mondo attuale), esplora la psicologia dei propri personaggi e ci restiuisce il ritratto vivido e attualissimo di una donna alle prese con un conflitto personale e sociale.



Elizabeth von Arnim