Non so se si è capito dalle tante recensioni che ho fatto dei romanzi di Ian McEwan, ma ho sviluppato una venerazione per questo autore. L'unico libro suo che non mi ha entusiasmato è Solar, ma ho letto solo una piccola parte della sua produzione (trovate le recensioni che ho fatto qui, qui e qui). Anche The Children Act (La ballata di Adam Henry, Einaudi, 17 euro, traduzione di Susanna Basso) non mi ha deluso: protagonisti sono Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte che sta attraversando una crisi coniugale, e Adam, un ragazzo quasi maggiorenne, Testimone di Geova e affetto da leucemia. Potrebbe essere curato con delle trasfusioni di sangue, ma le rifiuta perché i precetti della sua religione le vietano e Fiona decide di fargli visita personalmente per capire la situazione. In un romanzo piuttosto breve (circa duecento pagine), ma molto intenso, McEwan ci spinge a interrogarci sui confini fra la legge, la libertà personale e le convinzioni religiose. Buone letture e buona settimana!
"Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere" (Daniel Pennac, "Come un romanzo")
lunedì 9 luglio 2018
domenica 1 luglio 2018
Il libro della settimana
Ho deciso di inaugurare una nuova rubrica del blog, nella quale ogni lunedì vi consiglierò un libro. Più che recensioni vere e proprie, saranno dei brevi suggerimenti di lettura e sceglierò i libri fra quelli che ho letto in passato e mi sono piaciuti, ma dei quali non ho mai parlato qui. Bando alle ciance, partiamo subito con il primo libro, che è Il figlio maschio di Giuseppina Torregrossa (Rizzoli, 14 euro, ebook disponibile).
Racconta la storia vera dei Cavallotto, una famiglia siciliana i cui figli, partiti come piccoli proprietari terrieri, diventeranno editori e librai. Una grande storia di famiglia dal 1924 agli anni Novanta, in cui dominano la passione in tutte le sue forme e il coraggio delle donne. Trovate queste tematiche anche in altri libri di Giuseppina Torregrossa, per esempio a me sono piaciuti La miscela segreta di casa Olivares e Manna e miele.
sabato 30 giugno 2018
Libri letti a giugno
Nel mese di giugno ho finalmente letto Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore, 18,50 euro, traduzione di Manuela Francescon, ebook disponibile), il primo dei cinque volumi della saga dei Cazalet, che avevo acquistato tempo fa e non avevo ancora trovato il momento giusto per iniziare. I Cazalet sono una di quelle famiglie inglesi ormai quasi scomparse: la loro ricchezza è data da una solida impresa commerciale guidata dal capofamiglia ormai anziano con l'aiuto dei figli. Sia Edward che Hugh Cazalet hanno prestato servizio durante la Grande Guerra ed entrambi ne portano ancora i segni, seppure in modi molto diversi. Rupert, vedovo e aspirante pittore, si è risposato con la giovane e bella Zoë, che fatica a inserirsi nella nuova famiglia e a fare amicizia con le cognate. Del vecchio Cazalet, detto il Generale, e di sua moglie Kitty, soprannominata la Duchessa per le opinioni squisitamente vittoriane, si prende cura la figlia nubile Rachel; completano la famiglia vari nipoti e la servitù. Il romanzo inizia nel 1937, un periodo sereno nel quale però cominciano già ad avvertirsi dei segnali di pericolo riguardo a un nuovo conflitto mondiale, avvisaglie che diventeranno gradualmente più concrete durante la narrazione. Sono stata conquistata dall'acuta descrizione psicologica dei vari personaggi, ognuno con le proprie passioni e idiosincrasie. Da non perdere se amate le grandi saghe familiari e, se conoscete l'inglese, c'è anche una serie in sei puntate realizzata dalla BBC nel 2001.
Ho
poi letto Pinocchio, del quale conoscevo l'adattamento della Disney
ma di cui non avevo mai letto la versione originale integrale. Le
peripezie del burattino scapestrato sono note a tutti, quindi non mi
dilungo, ma vi consiglio l'edizione
critica della
Feltrinelli a cura di Fernando Tempesti (8 euro),
ricca di note sul lessico e di spunti di
riflessione.
Pinocchio è un libro per tutte le età: i bambini rimarranno
affascinati dalle avventure fantastiche dei personaggi, gli adulti
invece
coglieranno
analisi
attualissime.
Dopo
essermi imbattuta nel bellissimo Ted Talk “Dovremmo
essere tutti
femministi”
di Chimamanda Ngozi Adichie, ho deciso di conoscere l'opera di questa
scrittrice nigeriana di nascita e statunitense di adozione. Ho
pensato di iniziare con L'ibisco viola, il suo primo romanzo
(Einaudi, 12 euro, traduzione
di Maria Giuseppina Cavallo, ebook
disponibile). La storia è raccontata dal punto di vista di Kambili,
un'adolescente timida e riservata che vive in Nigeria con i genitori
e il fratello Jaja. Eugene, il loro padre, è un uomo molto stimato
nella comunità: è un imprenditore di successo, fervente cattolico e
editore di un giornale indipendente. Nel privato, però, Eugene sfoga
il proprio fanatismo religioso sulla moglie e i figli, pretendendo
standard altissimi del comportamento che lui ritiene adeguato e
ricorrendo alla violenza fisica quando qualcosa non va come si
aspetta. Durante un soggiorno a casa della zia materna Ifeoma,
vedova, insegnante universitaria che cresce i propri figli
incoraggiandoli ad esprimersi e a pensare in modo critico, Kambili e
Jaja conoscono un mondo nuovo, fatto di amore e libertà. Zia Ifeoma
sostiene il pensiero libero e gli esperimenti, come la pianta di
ibisco viola che ha creato e cresce rigogliosa nel suo giardino.
L'intelligenza e l'allegria di Ifeoma cambieranno per sempre il modo
di vivere di Kambili e Jaja.
Infine
ho cominciato a leggere Il centenario che saltò dalla finestra e
scomparve, del quale avevo scaricato l'ebook chissà quanto tempo fa
e mi ero poi completamente dimenticata di averlo. Per ora è
divertente, poi scriverò una recensione più dettagliata.
Andrete in vacanza? Che andiate in giro o rimaniate a casa, ricordatevi che un buon libro è un ottimo compagno! Se volete, qui e qui trovate i miei suggerimenti per l'estate di qualche anno fa.
giovedì 31 maggio 2018
Libri letti a maggio
Nei
primi giorni di maggio ho letto molto velocemente il nuovo romanzo di
Enrico Brizzi, Contento te contenti tutti (Theoria, 16 euro). Di
questo autore avevo amato molto, ormai alcuni anni fa, Jack
Frusciante è uscito dal gruppo, poi ammetto che l'avevo perso di
vista. Sono molto contenta di averlo ritrovato, perché questo
romanzo mi è davvero piaciuto. Il protagonista, Umberto Ripamonti -
per la madre Bubi - è il classico rampollo di una famiglia ricca che
non sa cosa fare con la propria vita. Un tizio un po' alla Lapo
Elkann, per capirci, che sotto sotto ti fa quasi simpatia ma che non
vorresti mai in casa tua. Rimasto presto orfano di padre, cresciuto
da una madre arrivista che fa di tutto per ostacolare la sua
indipendenza, dopo una gioventù in provincia, spesa male insieme ad
amici debosciati, Umberto commette un grave errore che lo rende
moralmente schiavo della madre tirannica. Nell'ennesimo tentativo di
dare una svolta alla propria esistenza, decide di partire per
percorrere il Cammino di Santiago, e, confortato dall'aiuto e
dall'amicizia ricevuti da pellegrini di tutto il mondo, ha
un'illuminazione. Al
rientro in patria, diventerà un imprenditore nel settore alberghiero
nel percorso italiano paragonabile a quello dell'apostolo Giacomo,
cioè la via Francigena. Fra l'altro, si dà il caso che il nuovo
compagno della signora Ripamonti, il conte Guelfo Bruni Vallarini
(che vanta un avo nominato nella Divina Commedia), ricco produttore
di vini della Val d'Orcia, abbia giusto un albergo chiuso da tempo
che sarebbe perfetto per il piano di Umberto. Non mi sarei mai
aspettata che tu decidessi di fare l'albergatore, ma “contento te
contenti tutti”, approva la madre di Umberto, e in breve tempo
l'albergo viene restaurato e arrivano i primi clienti. Il nostro eroe
sembra davvero aver trovato la propria strada, ma senza rendersene
conto finirà per cacciarsi in una trama più grande di lui che lo
travolgerà in modo inesorabile.
Cambiamo genere con Orfani bianchi di Antonio Manzini (Chiarelettere, 12,50 euro, ebook disponibile). Non so se vi è mai capitato di avere bisogno di una badante per un familiare. Una delle mie nonne è stata accompagnata negli ultimi anni della sua vita da due donne originarie della Romania, una ragazza con una bambina piccola e una signora matura con una figlia adulta, rimasta in patria e madre a sua volta. Queste donne si sono occupate di mia nonna con pazienza e attenzione e mi hanno raccontato del paese da cui provenivano, del comunismo, quando nessuno era ricco ma tutti avevano il necessario per vivere, della famiglia che avevano lasciato. Mirta, la protagonista di questo romanzo, potrebbe essere una conoscente delle donne che hanno accudito mia nonna: ha trentaquattro anni, è una badante moldava trapiantata a Roma e a casa ha lasciato Ilie, il figlio dodicenne, l'unica gioia della sua vita. Ilie vive con la nonna materna, ma quando la nonna muore Mirta non ha altra scelta che portarlo in un internat, cioè un orfanotrofio. In realtà, come spiega la direttrice dell'istituto, solo la metà dei ragazzi che vivono lì ha perso i genitori: gli altri, come Ilie, sono orfani bianchi, cioè figli di persone andate a cercare lavoro all'estero. Nell'internat ci sono stanzone fredde e spoglie e poco da mangiare, ma Mirta promette a Ilie che entro pochi mesi tornerà a prenderlo per portarlo in Italia con sé. Infatti, dopo essere stata licenziata dalla famiglia in cui lavorava e aver fatto le pulizie per quattro euro l'ora, ha trovato un impiego come badante con un ottimo stipendio. È vero, la signora di cui si occupa ha un carattere difficile e sua nuora fa di tutto per complicarle la vita, ma Mirta ha deciso di mettere da parte un po' di denaro e poi andare a vivere con Pavel, un brav'uomo che lavora e vuole bene a lei e a suo figlio. Finalmente ha l'occasione di migliorare la sua vita, ma Ilie si chiude in sé stesso e dall'Italia Mirta non riesce a capire cosa gli sta succedendo. Con questo romanzo, Antonio Manzini delinea il ritratto di una delle tante donne che lasciano i propri cari per prendersi cura dei nostri anziani.
L'ultimo
libro di cui vi racconto è Tanti baci dalla Mesmenia di Fabienne
Betting (Feltrinelli,
16 euro, traduzione di Elena Cappellini, ebook disponibile). Il
ventisettenne parigino Thomas tira a campare lavorando in un fast-food e
convive con Sandrine, una ragazza che lo sopporta fino
all'abnegazione e lo esorta continuamente a cercarsi un impiego più
stabile. Un giorno, Thomas legge su un giornale un annuncio scarno ma
più che sufficiente ad attirare la sua attenzione: “Urgente:
cercasi traduttore per un romanzo della Mesmenia. Molto buona
retribuzione.” L'immaginaria nazione della Mesmenia è un posto
poverissimo e dimenticato da Dio fra Russia ed Estonia e Thomas ha
studiato la lingua all'università solo
perché aveva
una cotta per la giovane e bella docente Malislovna. La cotta non era
assolutamente ricambiata e dopo la delusione d'amore il protagonista
ha abbandonato gli studi, ma l'annuncio lo incuriosisce e Thomas
decide di scoprire di cosa si tratta. In realtà, i suoi ricordi di
mesmeno sono piuttosto vaghi e non può ripassarlo su internet o con
un manuale perché praticamente
nessuno, a parte gli abitanti della Mesmenia, parla questa lingua. Il
nostro eroe si presenta al colloquio e un tizio piuttosto losco gli
propone duemila euro per tradurre il romanzo in tre settimane.
Nonostante la contrarietà di Sandrine, che teme che l'impresa
rinverdisca nel fidanzato i ricordi mai del tutto sopiti
dell'affascinante
Malislovna, Thomas si butta a capofitto nella traduzione e, già che
c'è, ci mette del suo nei punti che non capisce o che non gli
sembrano funzionali alla narrazione. Alla scadenza prevista, Thomas
consegna il romanzo, supponendo di essere ricontattato per una
revisione prima della pubblicazione, ma dopo un paio di mesi scopre
che La vita rurale in Mesmenia - questo il titolo dell'opera - è
uscito senza modifiche e che lui viene citato come autore. Poco dopo,
la Mesmenia conquista gli onori della cronaca per la scoperta di
alcuni giacimenti di terre rare. Tutti vogliono intervistare Thomas,
ritenendolo esperto conoscitore della Mesmenia, e per lui inizia
un'avventura imprevedibile. In teoria, questo romanzo avrebbe tutte
le carte in regola per essere una brillante
commedia degli equivoci, e in questi termini viene presentato nella
quarta di copertina. Personalmente, in verità, non mi ha coinvolto
più di tanto: ho trovato quasi tutti i personaggi piuttosto
irritanti e le situazioni mi sono sembrate poco plausibili, anche
volendo lasciare spazio alla fantasia. Non si può dire che sia
scritto male, forse non ha evocato in me sensazioni particolari,
fatto sta che anche vista l'ottimistica scritta “Questo romanzo ti
farà felice” che campeggia sulla copertina mi aspettavo qualcosa
di meglio.
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lunedì 7 maggio 2018
lunedì 30 aprile 2018
Libri letti ad aprile
Ho
inaugurato il quarto mese dell'anno con Le regole dell'impegno di
Anita Brookner (Beat, 10 euro, traduzione di Elena Dal Pra, ebook
disponibile). Le protagoniste, Elizabeth e Betsy, sono nate entrambe
a Londra nel 1948 e si frequentano dai tempi della scuola. Betsy,
orfana di entrambi i genitori e cresciuta da una zia poco affettuosa,
venera la famiglia di Elizabeth, senza sapere che i genitori
dell'amica in realtà si detestano. Finito il liceo, Betsy riceve in
eredità dalla zia del denaro e va a Parigi, dove incontra un ragazzo
bello e animato da ideali rivoluzionari -siamo nel Sessantotto-,
mentre Elizabeth sposa un uomo molto più anziano di lei, con la
prospettiva di una vita familiare prevedibile e tranquilla. Invece
intreccia ben presto una relazione clandestina con un uomo passionale
e senza scrupoli, mentre Betsy cerca in tutti i modi di costruirsi la
famiglia che le è mancata da bambina. Le vite di Elizabeth e Betsy
si incrociano senza che le due amiche riescano mai a svelarsi davvero
l'una all'altra. Questo romanzo mi ha ricordato un po' le opere di Elizabeth Strout: la trama è
piuttosto semplice e domina invece l'analisi psicologica dei
personaggi e dei motivi che li spingono ad agire in un certo modo o
in un altro. Le regole dell'impegno non è un romanzo leggero:
l'autrice indaga nell'animo delle protagoniste in modo impietoso e
non risparmia nessun dettaglio al lettore.
Capirete
che dopo averlo terminato sentivo la necessità di un libro un po'
più lieve e ho scelto Nome d'arte Doris Brilli di Andrea Vitali
(Garzanti, 15,81 euro, ebook disponibile). Siamo nel 1928 e il
maresciallo Maccadò, di origini calabresi, è appena arrivato alla
caserma di Bellano insieme alla fresca sposa Maristella. Il
maresciallo è preoccupato per la moglie, che fatica ad adattarsi al
clima ostile e mutevole del paesino sulle rive del lago di Como, ma
ad occupare i suoi pensieri arriva un caso molto delicato. Doris
Brilli, bella e promettente cantante, nativa del paese, è stata
arrestata a Milano a seguito di un diverbio con un giovanotto che
vanta amicizie potenti. La Brilli, invece, non può contare
sull'aiuto di nessuno, non ha documenti e i carabinieri non trovano
di meglio da fare che spedirla per un po' al paesello, in attesa che
si calmino le acque. La vicenda di Doris, che si era allontanata da
Bellano in seguito ad eventi poco chiari, scorre in parallelo a
quella di Giannetta, figlia di Delmerio Passanò, aspirante
vicedirettore del cotonificio locale, agitato dal progetto di trovare un
buon partito a cui appioppare in modo permanente la ragazza, timida e
sofferente di misteriose crisi di asma. Ad ingarbugliare la matassa
poi ci si mette anche una tabacchiera appartenuta alla defunta moglie
di Passanò, che scompare e ricompare in modo imprevedibile. Questo è
il terzo romanzo di Vitali che leggo (dopo La modista e La figlia del
podestà) e ha confermato la mia impressione su questo autore:
descrive bene la provincia italiana e i personaggi che la animano,
ognuno con le proprie fissazioni e idiosincrasie, e personalmente
trovo i suoi romanzi gradevoli e divertenti.
Anche per questo mese è tutto! Voi cosa avete letto?
Anche per questo mese è tutto! Voi cosa avete letto?
sabato 31 marzo 2018
Libri letti a marzo
Ultimamente
mi capita sempre più spesso di sentire persone entusiaste di diete
quantomeno strampalate, rimedi naturali misteriosi, pozioni
miracolose e chi più ne ha, più ne metta. Capirete dunque che
quando mi è capitato fra le mani Le mie amiche streghe di Silvia
Bencivelli (Einaudi, 17 euro, ebook disponibile) non potevo certo
lasciarmelo sfuggire: la protagonista, Alice, è un medico e
giornalista scientifica le cui amiche, giovani donne assolutamente
razionali, ad un certo punto cominciano a credere ai piani astrali e
alla medicina orientale e si interrogano sull'utilità dei vaccini.
Valeria, per esempio, è incinta di un figlio molto desiderato e
quando, in prossimità del parto, scopre che il bambino è podalico,
prova tutti - ma proprio tutti - i rimedi che riesce a scovare su
internet per far girare il nascituro, nonostante le perplessità
crescenti dell'amica. Arianna invece è un'anestesista che a volte dà
ai figli delle cure omeopatiche, anche se Alice si incaponisce a
spiegarle che un preparato omeopatico è talmente diluito da essere
quasi esclusivamente acqua fresca. Alice non riesce più a capire le
amiche di una vita e più si ostina a spiegare l'infondatezza delle
loro nuove panacee, con ricerche e dati alla mano, meno loro le danno
retta. Eppure, dopo un semplice intervento chirurgico, Alice
comincerà a guardare con occhi nuovi la virata irrazionale delle
persone a lei più care. Dobbiamo affidarci solo alla medicina
tradizionale o forse, con cautela, possiamo cercare di capire perché
a volte troviamo conforto in rimedi da sciamani? Alice non ha una
risposta definitiva, ma ci invita a non smettere mai di porci
domande.
Girando
in libreria mi sono imbattuta in Scrivere è un mestiere pericoloso
di Alice Basso (Garzanti, 9,90 euro, ebook disponibile), che in
realtà è il secondo di una serie. Sarebbe stato più logico leggere
anzi il volume precedente, ma non c'era, per cui ho preso questo e
devo dire che non è stato un problema, perché ci sono alcuni
riferimenti a ciò che è stato raccontato prima, ma niente che possa
compromettere la lettura di questo romanzo. Vani è una dark
antisociale simpaticissima (soprattutto se apprezzate l'humor nero)
che di lavoro fa la ghostwriter per una casa editrice torinese: in
pratica, dai racconti sgangherati di personaggi vari tira fuori dei
libri assolutamente rispettabili. È ovvio che il suo nome non
compare mai e il suo
capo,
per renderla ancora più invisibile, la fa passare dalle scale di
servizio. Grazie all'empatia che le permette di entrare in sintonia
con gli aspiranti scrittori, però, Vani si è guadagnata anche un
altro lavoro, quello di consulente per il commissario Berganza, una
specie di Philip Marlowe taciturno e amante della buona cucina.
Quando le viene commissionato di scrivere un ricettario-libro di
memorie basato sui racconti dell'anziana cuoca di una ricca famiglia
di Torino, Vani non è proprio entusiasta, dato che non ha la benché
minima confidenza con pentole, torte e soffritti. Per fortuna può
farsi aiutare da Berganza, e a rendere tutto più interessante ci
sono la simpatia di Irma, la cuoca, che è un po' svanita ma racconta
in modo brillante, e il fatto che ad un certo punto la vispa
vecchietta si autoaccusa di un assassinio il cui colpevole ufficiale
si trova già in galera. Vani chiede l'aiuto del commissario e
insieme cercano di capire se ci sono degli elementi concreti per
riaprire il caso. La
trama del giallo secondo me non è proprio solidissima, ma ho letto
con piacere questo romanzo grazie alle interazioni fra i personaggi,
ognuno con le proprie peculiarità caratteriali
e
la propria storia da raccontare.
L'ultimo
libro di questo mese è Una vita da libraio di Shaun Bythell
(Einaudi, 19 euro, traduzione di Carla Palmieri, ebook disponibile). Credo che sia uno dei libri
che ho comprato più velocemente: ero appena entrata in libreria,
l'ho visto sullo scaffale delle novità a meno di un metro dalla
porta, l'ho sfogliato e ho deciso di prenderlo. E non me ne sono
pentita. Una vita da libraio è il diario di Shaun, che a trentun
anni senza grandi aspettative diventa proprietario di una libreria
dell'usato e tredici anni dopo continua a tenere aperto il negozio,
nonostante i clienti bizzarri, l'aiuto di una
dipendente piuttosto strampalata e la guerra continua con Amazon. Ma
se qualcuno gli chiedesse cosa vorrebbe cambiare, la risposta sarebbe
“Niente”. Shaun vive nel Galloway, una località piuttosto remota
della Scozia, a Wigtown, una piccola comunità i cui residenti si
conoscono tutti fra loro e se necessario sono pronti a darsi una
mano. Shaun racconta tanti aspetti che non conoscevo della vita quotidiana in una
libreria e introduce ogni mese con una citazione da
“Ricordi di libreria” di Orwell (l'autore di “1984” lavorò
part time in una libreria di Londra fra il 1934 e il 1936 e dalle
citazioni non sembra che avesse apprezzato granché l'esperienza).
Confesso che non ero consapevole di tanti aspetti della lotta dei
piccoli commercianti contro i colossi del mercato e in particolare
contro Amazon. Mi
sono sentita un po' in colpa per tutte le volte in cui ho comprato
libri online, senza riflettere sul fatto che dietro al mio acquisto
poteva esserci una persona costretta a vendere a un prezzo troppo
basso per guadagnare qualcosa. Spesso mi sono lasciata ammaliare
dalla comodità di Amazon: cerchi su internet comodamente dal divano
di casa, in due clic ordini e paghi e il giorno dopo il corriere
suona al campanello con il tuo pacco. Non è facile abbandonare
questa modalità di acquisto, però vorrei provare a utilizzarla un
po' meno.
Shaun Bythell e la sua libreria
Riflessione
random a chiusura del post: vi risulta che esistano uova di Pasqua
con i libri come sorpresa? Non sarebbero una bella idea per chi ama
leggere? Certo, c'è il rischio di trovarsi in mano un volume già
letto, ma secondo me sarebbe comunque meglio dei classici
portachiavi.
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