lunedì 9 luglio 2018

Il libro della settimana






Non so se si è capito dalle tante recensioni che ho fatto dei romanzi di Ian McEwan, ma ho sviluppato una venerazione per questo autore. L'unico libro suo che non mi ha entusiasmato è Solar, ma ho letto solo una piccola parte della sua produzione (trovate le recensioni che ho fatto qui, qui e qui). Anche The Children Act (La ballata di Adam Henry, Einaudi, 17 euro, traduzione di Susanna Basso) non mi ha deluso: protagonisti sono Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte che sta attraversando una crisi coniugale, e Adam, un ragazzo quasi maggiorenne, Testimone di Geova e affetto da leucemia. Potrebbe essere curato con delle trasfusioni di sangue, ma le rifiuta perché i precetti della sua religione le vietano e Fiona decide di fargli visita personalmente per capire la situazione. In un romanzo piuttosto breve (circa duecento pagine), ma molto intenso, McEwan ci spinge a interrogarci sui confini fra la legge, la libertà personale e le convinzioni religiose. Buone letture e buona settimana!



domenica 1 luglio 2018

Il libro della settimana



Ho deciso di inaugurare una nuova rubrica del blog, nella quale ogni lunedì vi consiglierò un libro. Più che recensioni vere e proprie, saranno dei brevi suggerimenti di lettura e sceglierò i libri fra quelli che ho letto in passato e mi sono piaciuti, ma dei quali non ho mai parlato qui. Bando alle ciance, partiamo subito con il primo libro, che è Il figlio maschio di Giuseppina Torregrossa (Rizzoli, 14 euro, ebook disponibile). 




Racconta la storia vera dei Cavallotto, una famiglia siciliana i cui figli, partiti come piccoli proprietari terrieri, diventeranno editori e librai. Una grande storia di famiglia dal 1924 agli anni Novanta, in cui dominano la passione in tutte le sue forme e il coraggio delle donne. Trovate queste tematiche anche in altri libri di Giuseppina Torregrossa, per esempio a me sono piaciuti La miscela segreta di casa Olivares e Manna e miele. 



sabato 30 giugno 2018

Libri letti a giugno




Nel mese di giugno ho finalmente letto Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore, 18,50 euro, traduzione di Manuela Francescon, ebook disponibile), il primo dei cinque volumi della saga dei Cazalet, che avevo acquistato tempo fa e non avevo ancora trovato il momento giusto per iniziare. I Cazalet sono una di quelle famiglie inglesi ormai quasi scomparse: la loro ricchezza è data da una solida impresa commerciale guidata dal capofamiglia ormai anziano con l'aiuto dei figli. Sia Edward che Hugh Cazalet hanno prestato servizio durante la Grande Guerra ed entrambi ne portano ancora i segni, seppure in modi molto diversi. Rupert, vedovo e aspirante pittore, si è risposato con la giovane e bella Zoë, che fatica a inserirsi nella nuova famiglia e a fare amicizia con le cognate. Del vecchio Cazalet, detto il Generale, e di sua moglie Kitty, soprannominata la Duchessa per le opinioni squisitamente vittoriane, si prende cura la figlia nubile Rachel; completano la famiglia vari nipoti e la servitù. Il romanzo inizia nel 1937, un periodo sereno nel quale però cominciano già ad avvertirsi dei segnali di pericolo riguardo a un nuovo conflitto mondiale, avvisaglie che diventeranno gradualmente più concrete durante la narrazione. Sono stata conquistata dall'acuta descrizione psicologica dei vari personaggi, ognuno con le proprie passioni e idiosincrasie. Da non perdere se amate le grandi saghe familiari e, se conoscete l'inglese, c'è anche una serie in sei puntate realizzata dalla BBC nel 2001.




Ho poi letto Pinocchio, del quale conoscevo l'adattamento della Disney ma di cui non avevo mai letto la versione originale integrale. Le peripezie del burattino scapestrato sono note a tutti, quindi non mi dilungo, ma vi consiglio l'edizione critica della Feltrinelli a cura di Fernando Tempesti (8 euro), ricca di note sul lessico e di spunti di riflessione. Pinocchio è un libro per tutte le età: i bambini rimarranno affascinati dalle avventure fantastiche dei personaggi, gli adulti invece coglieranno analisi attualissime.





Dopo essermi imbattuta nel bellissimo Ted Talk “Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Ngozi Adichie, ho deciso di conoscere l'opera di questa scrittrice nigeriana di nascita e statunitense di adozione. Ho pensato di iniziare con L'ibisco viola, il suo primo romanzo (Einaudi, 12 euro, traduzione di Maria Giuseppina Cavallo, ebook disponibile). La storia è raccontata dal punto di vista di Kambili, un'adolescente timida e riservata che vive in Nigeria con i genitori e il fratello Jaja. Eugene, il loro padre, è un uomo molto stimato nella comunità: è un imprenditore di successo, fervente cattolico e editore di un giornale indipendente. Nel privato, però, Eugene sfoga il proprio fanatismo religioso sulla moglie e i figli, pretendendo standard altissimi del comportamento che lui ritiene adeguato e ricorrendo alla violenza fisica quando qualcosa non va come si aspetta. Durante un soggiorno a casa della zia materna Ifeoma, vedova, insegnante universitaria che cresce i propri figli incoraggiandoli ad esprimersi e a pensare in modo critico, Kambili e Jaja conoscono un mondo nuovo, fatto di amore e libertà. Zia Ifeoma sostiene il pensiero libero e gli esperimenti, come la pianta di ibisco viola che ha creato e cresce rigogliosa nel suo giardino. L'intelligenza e l'allegria di Ifeoma cambieranno per sempre il modo di vivere di Kambili e Jaja.



Infine ho cominciato a leggere Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, del quale avevo scaricato l'ebook chissà quanto tempo fa e mi ero poi completamente dimenticata di averlo. Per ora è divertente, poi scriverò una recensione più dettagliata.

Andrete in vacanza? Che andiate in giro o rimaniate a casa, ricordatevi che un buon libro è un ottimo compagno! Se volete, qui e qui trovate i miei suggerimenti per l'estate di qualche anno fa.



giovedì 31 maggio 2018

Libri letti a maggio



Nei primi giorni di maggio ho letto molto velocemente il nuovo romanzo di Enrico Brizzi, Contento te contenti tutti (Theoria, 16 euro). Di questo autore avevo amato molto, ormai alcuni anni fa, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, poi ammetto che l'avevo perso di vista. Sono molto contenta di averlo ritrovato, perché questo romanzo mi è davvero piaciuto. Il protagonista, Umberto Ripamonti - per la madre Bubi - è il classico rampollo di una famiglia ricca che non sa cosa fare con la propria vita. Un tizio un po' alla Lapo Elkann, per capirci, che sotto sotto ti fa quasi simpatia ma che non vorresti mai in casa tua. Rimasto presto orfano di padre, cresciuto da una madre arrivista che fa di tutto per ostacolare la sua indipendenza, dopo una gioventù in provincia, spesa male insieme ad amici debosciati, Umberto commette un grave errore che lo rende moralmente schiavo della madre tirannica. Nell'ennesimo tentativo di dare una svolta alla propria esistenza, decide di partire per percorrere il Cammino di Santiago, e, confortato dall'aiuto e dall'amicizia ricevuti da pellegrini di tutto il mondo, ha un'illuminazione. Al rientro in patria, diventerà un imprenditore nel settore alberghiero nel percorso italiano paragonabile a quello dell'apostolo Giacomo, cioè la via Francigena. Fra l'altro, si dà il caso che il nuovo compagno della signora Ripamonti, il conte Guelfo Bruni Vallarini (che vanta un avo nominato nella Divina Commedia), ricco produttore di vini della Val d'Orcia, abbia giusto un albergo chiuso da tempo che sarebbe perfetto per il piano di Umberto. Non mi sarei mai aspettata che tu decidessi di fare l'albergatore, ma “contento te contenti tutti”, approva la madre di Umberto, e in breve tempo l'albergo viene restaurato e arrivano i primi clienti. Il nostro eroe sembra davvero aver trovato la propria strada, ma senza rendersene conto finirà per cacciarsi in una trama più grande di lui che lo travolgerà in modo inesorabile.





Cambiamo genere con Orfani bianchi di Antonio Manzini (Chiarelettere, 12,50 euro, ebook disponibile). Non so se vi è mai capitato di avere bisogno di una badante per un familiare. Una delle mie nonne è stata accompagnata negli ultimi anni della sua vita da due donne originarie della Romania, una ragazza con una bambina piccola e una signora matura con una figlia adulta, rimasta in patria e madre a sua volta. Queste donne si sono occupate di mia nonna con pazienza e attenzione e mi hanno raccontato del paese da cui provenivano, del comunismo, quando nessuno era ricco ma tutti avevano il necessario per vivere, della famiglia che avevano lasciato. Mirta, la protagonista di questo romanzo, potrebbe essere una conoscente delle donne che hanno accudito mia nonna: ha trentaquattro anni, è una badante moldava trapiantata a Roma e a casa ha lasciato Ilie, il figlio dodicenne, l'unica gioia della sua vita. Ilie vive con la nonna materna, ma quando la nonna muore Mirta non ha altra scelta che portarlo in un internat, cioè un orfanotrofio. In realtà, come spiega la direttrice dell'istituto, solo la metà dei ragazzi che vivono lì ha perso i genitori: gli altri, come Ilie, sono orfani bianchi, cioè figli di persone andate a cercare lavoro all'estero. Nell'internat ci sono stanzone fredde e spoglie e poco da mangiare, ma Mirta promette a Ilie che entro pochi mesi tornerà a prenderlo per portarlo in Italia con sé. Infatti, dopo essere stata licenziata dalla famiglia in cui lavorava e aver fatto le pulizie per quattro euro l'ora, ha trovato un impiego come badante con un ottimo stipendio. È vero, la signora di cui si occupa ha un carattere difficile e sua nuora fa di tutto per complicarle la vita, ma Mirta ha deciso di mettere da parte un po' di denaro e poi andare a vivere con Pavel, un brav'uomo che lavora e vuole bene a lei e a suo figlio. Finalmente ha l'occasione di migliorare la sua vita, ma Ilie si chiude in sé stesso e dall'Italia Mirta non riesce a capire cosa gli sta succedendo. Con questo romanzo, Antonio Manzini delinea il ritratto di una delle tante donne che lasciano i propri cari per prendersi cura dei nostri anziani.





L'ultimo libro di cui vi racconto è Tanti baci dalla Mesmenia di Fabienne Betting (Feltrinelli, 16 euro, traduzione di Elena Cappellini, ebook disponibile). Il ventisettenne parigino Thomas tira a campare lavorando in un fast-food e convive con Sandrine, una ragazza che lo sopporta fino all'abnegazione e lo esorta continuamente a cercarsi un impiego più stabile. Un giorno, Thomas legge su un giornale un annuncio scarno ma più che sufficiente ad attirare la sua attenzione: “Urgente: cercasi traduttore per un romanzo della Mesmenia. Molto buona retribuzione.” L'immaginaria nazione della Mesmenia è un posto poverissimo e dimenticato da Dio fra Russia ed Estonia e Thomas ha studiato la lingua all'università solo perché aveva una cotta per la giovane e bella docente Malislovna. La cotta non era assolutamente ricambiata e dopo la delusione d'amore il protagonista ha abbandonato gli studi, ma l'annuncio lo incuriosisce e Thomas decide di scoprire di cosa si tratta. In realtà, i suoi ricordi di mesmeno sono piuttosto vaghi e non può ripassarlo su internet o con un manuale perché praticamente nessuno, a parte gli abitanti della Mesmenia, parla questa lingua. Il nostro eroe si presenta al colloquio e un tizio piuttosto losco gli propone duemila euro per tradurre il romanzo in tre settimane. Nonostante la contrarietà di Sandrine, che teme che l'impresa rinverdisca nel fidanzato i ricordi mai del tutto sopiti dell'affascinante Malislovna, Thomas si butta a capofitto nella traduzione e, già che c'è, ci mette del suo nei punti che non capisce o che non gli sembrano funzionali alla narrazione. Alla scadenza prevista, Thomas consegna il romanzo, supponendo di essere ricontattato per una revisione prima della pubblicazione, ma dopo un paio di mesi scopre che La vita rurale in Mesmenia - questo il titolo dell'opera - è uscito senza modifiche e che lui viene citato come autore. Poco dopo, la Mesmenia conquista gli onori della cronaca per la scoperta di alcuni giacimenti di terre rare. Tutti vogliono intervistare Thomas, ritenendolo esperto conoscitore della Mesmenia, e per lui inizia un'avventura imprevedibile. In teoria, questo romanzo avrebbe tutte le carte in regola per essere una brillante commedia degli equivoci, e in questi termini viene presentato nella quarta di copertina. Personalmente, in verità, non mi ha coinvolto più di tanto: ho trovato quasi tutti i personaggi piuttosto irritanti e le situazioni mi sono sembrate poco plausibili, anche volendo lasciare spazio alla fantasia. Non si può dire che sia scritto male, forse non ha evocato in me sensazioni particolari, fatto sta che anche vista l'ottimistica scritta “Questo romanzo ti farà felice” che campeggia sulla copertina mi aspettavo qualcosa di meglio.




lunedì 7 maggio 2018

SalTo18


Dal 10 al 14 maggio a Torino si svolgerà la trentunesima edizione del Salone Internazionale del Libro. Quest'anno il tema è l'idea di futuro e il paese ospite è la Francia. Potete trovare tutte le informazioni qui.



lunedì 30 aprile 2018

Libri letti ad aprile



Ho inaugurato il quarto mese dell'anno con Le regole dell'impegno di Anita Brookner (Beat, 10 euro, traduzione di Elena Dal Pra, ebook disponibile). Le protagoniste, Elizabeth e Betsy, sono nate entrambe a Londra nel 1948 e si frequentano dai tempi della scuola. Betsy, orfana di entrambi i genitori e cresciuta da una zia poco affettuosa, venera la famiglia di Elizabeth, senza sapere che i genitori dell'amica in realtà si detestano. Finito il liceo, Betsy riceve in eredità dalla zia del denaro e va a Parigi, dove incontra un ragazzo bello e animato da ideali rivoluzionari -siamo nel Sessantotto-, mentre Elizabeth sposa un uomo molto più anziano di lei, con la prospettiva di una vita familiare prevedibile e tranquilla. Invece intreccia ben presto una relazione clandestina con un uomo passionale e senza scrupoli, mentre Betsy cerca in tutti i modi di costruirsi la famiglia che le è mancata da bambina. Le vite di Elizabeth e Betsy si incrociano senza che le due amiche riescano mai a svelarsi davvero l'una all'altra. Questo romanzo mi ha ricordato un po' le opere di Elizabeth Strout: la trama è piuttosto semplice e domina invece l'analisi psicologica dei personaggi e dei motivi che li spingono ad agire in un certo modo o in un altro. Le regole dell'impegno non è un romanzo leggero: l'autrice indaga nell'animo delle protagoniste in modo impietoso e non risparmia nessun dettaglio al lettore.



Capirete che dopo averlo terminato sentivo la necessità di un libro un po' più lieve e ho scelto Nome d'arte Doris Brilli di Andrea Vitali (Garzanti, 15,81 euro, ebook disponibile). Siamo nel 1928 e il maresciallo Maccadò, di origini calabresi, è appena arrivato alla caserma di Bellano insieme alla fresca sposa Maristella. Il maresciallo è preoccupato per la moglie, che fatica ad adattarsi al clima ostile e mutevole del paesino sulle rive del lago di Como, ma ad occupare i suoi pensieri arriva un caso molto delicato. Doris Brilli, bella e promettente cantante, nativa del paese, è stata arrestata a Milano a seguito di un diverbio con un giovanotto che vanta amicizie potenti. La Brilli, invece, non può contare sull'aiuto di nessuno, non ha documenti e i carabinieri non trovano di meglio da fare che spedirla per un po' al paesello, in attesa che si calmino le acque. La vicenda di Doris, che si era allontanata da Bellano in seguito ad eventi poco chiari, scorre in parallelo a quella di Giannetta, figlia di Delmerio Passanò, aspirante vicedirettore del cotonificio locale, agitato dal progetto di trovare un buon partito a cui appioppare in modo permanente la ragazza, timida e sofferente di misteriose crisi di asma. Ad ingarbugliare la matassa poi ci si mette anche una tabacchiera appartenuta alla defunta moglie di Passanò, che scompare e ricompare in modo imprevedibile. Questo è il terzo romanzo di Vitali che leggo (dopo La modista e La figlia del podestà) e ha confermato la mia impressione su questo autore: descrive bene la provincia italiana e i personaggi che la animano, ognuno con le proprie fissazioni e idiosincrasie, e personalmente trovo i suoi romanzi gradevoli e divertenti. 

Anche per questo mese è tutto! Voi cosa avete letto?



sabato 31 marzo 2018

Libri letti a marzo





Ultimamente mi capita sempre più spesso di sentire persone entusiaste di diete quantomeno strampalate, rimedi naturali misteriosi, pozioni miracolose e chi più ne ha, più ne metta. Capirete dunque che quando mi è capitato fra le mani Le mie amiche streghe di Silvia Bencivelli (Einaudi, 17 euro, ebook disponibile) non potevo certo lasciarmelo sfuggire: la protagonista, Alice, è un medico e giornalista scientifica le cui amiche, giovani donne assolutamente razionali, ad un certo punto cominciano a credere ai piani astrali e alla medicina orientale e si interrogano sull'utilità dei vaccini. Valeria, per esempio, è incinta di un figlio molto desiderato e quando, in prossimità del parto, scopre che il bambino è podalico, prova tutti - ma proprio tutti - i rimedi che riesce a scovare su internet per far girare il nascituro, nonostante le perplessità crescenti dell'amica. Arianna invece è un'anestesista che a volte dà ai figli delle cure omeopatiche, anche se Alice si incaponisce a spiegarle che un preparato omeopatico è talmente diluito da essere quasi esclusivamente acqua fresca. Alice non riesce più a capire le amiche di una vita e più si ostina a spiegare l'infondatezza delle loro nuove panacee, con ricerche e dati alla mano, meno loro le danno retta. Eppure, dopo un semplice intervento chirurgico, Alice comincerà a guardare con occhi nuovi la virata irrazionale delle persone a lei più care. Dobbiamo affidarci solo alla medicina tradizionale o forse, con cautela, possiamo cercare di capire perché a volte troviamo conforto in rimedi da sciamani? Alice non ha una risposta definitiva, ma ci invita a non smettere mai di porci domande.




Girando in libreria mi sono imbattuta in Scrivere è un mestiere pericoloso di Alice Basso (Garzanti, 9,90 euro, ebook disponibile), che in realtà è il secondo di una serie. Sarebbe stato più logico leggere anzi il volume precedente, ma non c'era, per cui ho preso questo e devo dire che non è stato un problema, perché ci sono alcuni riferimenti a ciò che è stato raccontato prima, ma niente che possa compromettere la lettura di questo romanzo. Vani è una dark antisociale simpaticissima (soprattutto se apprezzate l'humor nero) che di lavoro fa la ghostwriter per una casa editrice torinese: in pratica, dai racconti sgangherati di personaggi vari tira fuori dei libri assolutamente rispettabili. È ovvio che il suo nome non compare mai e il suo capo, per renderla ancora più invisibile, la fa passare dalle scale di servizio. Grazie all'empatia che le permette di entrare in sintonia con gli aspiranti scrittori, però, Vani si è guadagnata anche un altro lavoro, quello di consulente per il commissario Berganza, una specie di Philip Marlowe taciturno e amante della buona cucina. Quando le viene commissionato di scrivere un ricettario-libro di memorie basato sui racconti dell'anziana cuoca di una ricca famiglia di Torino, Vani non è proprio entusiasta, dato che non ha la benché minima confidenza con pentole, torte e soffritti. Per fortuna può farsi aiutare da Berganza, e a rendere tutto più interessante ci sono la simpatia di Irma, la cuoca, che è un po' svanita ma racconta in modo brillante, e il fatto che ad un certo punto la vispa vecchietta si autoaccusa di un assassinio il cui colpevole ufficiale si trova già in galera. Vani chiede l'aiuto del commissario e insieme cercano di capire se ci sono degli elementi concreti per riaprire il caso. La trama del giallo secondo me non è proprio solidissima, ma ho letto con piacere questo romanzo grazie alle interazioni fra i personaggi, ognuno con le proprie peculiarità caratteriali e la propria storia da raccontare.




L'ultimo libro di questo mese è Una vita da libraio di Shaun Bythell (Einaudi, 19 euro, traduzione di Carla Palmieri, ebook disponibile). Credo che sia uno dei libri che ho comprato più velocemente: ero appena entrata in libreria, l'ho visto sullo scaffale delle novità a meno di un metro dalla porta, l'ho sfogliato e ho deciso di prenderlo. E non me ne sono pentita. Una vita da libraio è il diario di Shaun, che a trentun anni senza grandi aspettative diventa proprietario di una libreria dell'usato e tredici anni dopo continua a tenere aperto il negozio, nonostante i clienti bizzarri, l'aiuto di una dipendente piuttosto strampalata e la guerra continua con Amazon. Ma se qualcuno gli chiedesse cosa vorrebbe cambiare, la risposta sarebbe “Niente”. Shaun vive nel Galloway, una località piuttosto remota della Scozia, a Wigtown, una piccola comunità i cui residenti si conoscono tutti fra loro e se necessario sono pronti a darsi una mano. Shaun racconta tanti aspetti che non conoscevo della vita quotidiana in una libreria e introduce ogni mese con una citazione da “Ricordi di libreria” di Orwell (l'autore di “1984” lavorò part time in una libreria di Londra fra il 1934 e il 1936 e dalle citazioni non sembra che avesse apprezzato granché l'esperienza). Confesso che non ero consapevole di tanti aspetti della lotta dei piccoli commercianti contro i colossi del mercato e in particolare contro Amazon. Mi sono sentita un po' in colpa per tutte le volte in cui ho comprato libri online, senza riflettere sul fatto che dietro al mio acquisto poteva esserci una persona costretta a vendere a un prezzo troppo basso per guadagnare qualcosa. Spesso mi sono lasciata ammaliare dalla comodità di Amazon: cerchi su internet comodamente dal divano di casa, in due clic ordini e paghi e il giorno dopo il corriere suona al campanello con il tuo pacco. Non è facile abbandonare questa modalità di acquisto, però vorrei provare a utilizzarla un po' meno.



Shaun Bythell e la sua libreria

Riflessione random a chiusura del post: vi risulta che esistano uova di Pasqua con i libri come sorpresa? Non sarebbero una bella idea per chi ama leggere? Certo, c'è il rischio di trovarsi in mano un volume già letto, ma secondo me sarebbe comunque meglio dei classici portachiavi.