Non so se si è capito dalle tante recensioni che ho fatto dei romanzi di Ian McEwan, ma ho sviluppato una venerazione per questo autore. L'unico libro suo che non mi ha entusiasmato è Solar, ma ho letto solo una piccola parte della sua produzione (trovate le recensioni che ho fatto qui, qui e qui). Anche The Children Act (La ballata di Adam Henry, Einaudi, 17 euro, traduzione di Susanna Basso) non mi ha deluso: protagonisti sono Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte che sta attraversando una crisi coniugale, e Adam, un ragazzo quasi maggiorenne, Testimone di Geova e affetto da leucemia. Potrebbe essere curato con delle trasfusioni di sangue, ma le rifiuta perché i precetti della sua religione le vietano e Fiona decide di fargli visita personalmente per capire la situazione. In un romanzo piuttosto breve (circa duecento pagine), ma molto intenso, McEwan ci spinge a interrogarci sui confini fra la legge, la libertà personale e le convinzioni religiose. Buone letture e buona settimana!
"Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere" (Daniel Pennac, "Come un romanzo")
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lunedì 9 luglio 2018
giovedì 15 settembre 2016
Mi chiamo Lucy Barton - Elizabeth Strout
Traduzione:
Susanna Basso
Casa editrice:
Einaudi
Pagine: 161
Prezzo: 17.50 euro
Pochi mesi fa mi
sono imbattuta in Olive Kitteridge della
Strout e sono rimasta fulminata dal modo di scrivere di questa autrice. La
trama di Olive Kitteridge ruota
intorno alla vita degli abitanti di una piccola comunità del Maine. Non ci sono
eventi eclatanti: c’è l’esistenza di un piccolo campionario di umanità, ognuno
alle prese con piccoli e grandi problemi quotidiani, con il proprio carattere e
i propri gusti. Se l’autore non sapesse scrivere, un romanzo così risulterebbe
noioso. La Strout, invece, possiede una capacità incredibile di scegliere le
parole, di sezionare le emozioni dei personaggi e mostrarle al lettore in tutte
le loro contraddizioni. Non ha uno stile complesso o artificioso, tutt’altro: racconta
la vita così com’è, senza fronzoli, con una chiarezza abbacinante.
Veniamo a Mi chiamo Lucy Barton. A New York, una
donna deve trascorrere in ospedale alcune settimane per le complicanze seguite
a un’appendicectomia. Ad un certo punto sua madre, con la quale Lucy non ha
contatti da anni, viene a trovarla. Nei pochi giorni in cui si trattiene in
ospedale, fra le due donne si riallaccia un dialogo bloccato da tempo. Per
tenerle compagnia, la madre le racconta vicende accadute ad abitanti del
paesino dell’Illinois in cui Lucy è cresciuta e le parla del fratello e della
sorella. Fra i silenzi di quello che la madre non dice, però, Lucy racconta la
sua storia: un’infanzia poverissima, segnata da mancanze di cure genitoriali al
limite dei maltrattamenti, il disagio provato quando nessuno dei suoi compagni di
scuola voleva giocare con lei. E il
riscatto, iniziato nel momento in cui Lucy, pur di non tornare alla casa gelida
alla fine delle lezioni, decide di rimanere al caldo a scuola il più possibile
e, dopo aver finito i compiti, inizia a leggere di tutto. La sua famiglia non
le perdonerà mai di aver frequentato l’università e di aver lasciato il paese
per vivere in una grande città, ma, nonostante tutto, sua madre viene a tenerle
compagnia quando Lucy ha bisogno. Anni dopo, la donna, diventata scrittrice,
racconterà la propria storia, l’unica che ha: l’amore per la propria famiglia,
un amore mutilato, forse non sempre ricambiato, ma pur sempre amore.
lunedì 2 maggio 2016
Chesil Beach - Ian McEwan
Traduzione:
Susanna Basso
Casa editrice:
Einaudi
Pagine: 136
Prezzo: 11 euro
Inghilterra,
1962. Florence e Edward, poco più che ventenni e innamoratissimi, si sono
sposati poche ore fa e stanno cenando da soli nella località di mare che hanno
scelto per la luna di miele. In realtà, non hanno molta fame, ma si sforzano di
mangiare le vivande portate dai camerieri dell’albergo, mentre si guardano
negli occhi, si ripetono a vicenda che si amano ed entrambi pensano ad altro. Alla
stessa cosa, a dire il vero, ma da due punti di vista diversi. Florence,
violinista di buona famiglia, immagina con terrore il momento in cui il suo
sposo vorrà spogliarla. Edward, studioso di storia e figlio di un maestro di
paese, teme di non riuscire a contenersi e di non essere in grado di decifrare
i segnali che gli manderà il corpo della moglie, corpo, che, a essere onesti,
lui conosce ben poco. All’epoca parlare di questioni sessuali era, come scrive
McEwan, “semplicemente impossibile. Anche se facile non lo è mai”. La
narrazione alterna capitoli ambientati nel presente ad altri in flashback nei
quali il lettore scopre come è nata e si è sviluppata la relazione fra Edward e
Florence: le passeggiate in campagna, i soggiorni di lui a casa di lei, durante
i quali vivono sotto lo stesso tetto ma dormono in camere separate, le lunghe
ore in cui Edward la guarda suonare e aspetta paziente che Florence si
avvicini, mentre fuori il mondo si sta preparando a cambiare per sempre.
Chesil Beach è, ovviamente, un romanzo sul dialogo amoroso e
sulla capacità di adattarsi ai ritmi dell’altro, al suo respiro ora lento e ora
affannoso. Ma ci racconta anche come i giovani innamorati sono capaci di
parlare di tutto senza dirsi ciò che è davvero importante e come possano amarsi
senza sospettare dell’esistenza di parti in ombra nel cuore della persona amata.
L’autore ci fa entrare nella relazione di questi neosposi quasi in punta di
piedi: come guardoni, li spiamo dalla finestra dell’albergo e anche noi
percepiamo la tensione fra di loro. Ma la scrittura di McEwan è sempre misurata
e serena: è un mosaico di pezzi dai colori chiari in perfetta armonia (e direi
che è d’obbligo ringraziare Susanna Basso, la sua voce italiana). Niente
stride, come nelle sinfonie di musica classica tanto amate da Florence, fino al
momento in cui marito e moglie dovranno parlarsi in totale sincerità.
sabato 6 giugno 2015
Espiazione - Ian McEwan
Traduzione:
Susanna Basso
Confesso che non avevo ancora
letto nulla di McEwan, sebbene avessi sentito spesso parlare di lui e qualche
anno fa avessi avuto anche l’opportunità di incontrare la sua voce italiana,
Susanna Basso, una donna estremamente intelligente e gentile. Qualche giorno
fa, gironzolando in libreria, mi sono imbattuta in una copia di Espiazione e
leggendo la quarta di copertina mi sono incuriosita.
Ho pensato che la ragazzina un po’ imbronciata nella foto fosse Briony e mi sono chiesta perché se ne stesse a meditare scalza su una scalinata di pietra mangiucchiata dal tempo. Il romanzo inizia nell’estate del 1935, un’estate molto calda per il clima inglese. Briony Tallis ha tredici anni e una sfrenata passione per la scrittura. Ha appena finito di creare una commedia e vuole metterla in scena con l’aiuto - a dire il vero un po’ coatto - dei cuginetti più piccoli Jackson e Pierrot e di Lola, quindicenne ma già quasi donna. I tre ragazzi sono ospiti dei Tallis perché la loro madre ha lasciato il marito per un amante parigino, quindi sono distrutti perché si sono resi conto che la loro famiglia si sta sgretolando e si sentono frustrati perché non possono farci nulla. Accettano di prendere parte alla rappresentazione che dovrà celebrare il rientro a casa di Leon, amatissimo fratello maggiore di Briony, accompagnato da un amico, Paul Marshall. I pensieri di Briony però non sono rivolti esclusivamente alla commedia: ha percepito che c’è una corrente sotterranea fra sua sorella Cecilia e Robbie Turner, il figlio della loro domestica. È ancora troppo giovane per comprendere i sottintesi e le sfumature delle occhiate e dei gesti che passano fra Cecilia e Robbie e si limita a osservarli e a chiedersi come potrebbe descrivere in un racconto quello che sta accadendo. La signora Tallis, afflitta da emicranie, passa molto tempo chiusa nella propria stanza e ascolta tutti i rumori della casa e dei suoi abitanti, ma non è in grado di guidare Briony. La rappresentazione poi salta e la ragazzina è testimone di alcuni eventi che non avrebbe mai dovuto vedere perché non riesce a capirne il vero significato, quindi attribuisce loro il senso che la sua immaginazione infantile ritiene più plausibile. Da qui scaturirà un’accusa falsa e infamante che sconvolgerà per sempre le vite di tutti. Ritroviamo poi Briony alcuni anni dopo: allo scoppio della seconda guerra mondiale ha scelto di seguire un corso da infermiera e trascorre le giornate in ospedale, fra i rimproveri della caposala, l’odore dell’acido fenico, i soldati morenti e coloro che sopravviveranno ma porteranno sempre con sé gli orrori degli spari e delle bombe. Nell’ultimo capitolo, ambientato nel 1999, Briony è ormai anziana e sa che la sua lucidità mentale la abbandonerà presto. Ha raccontato quello che è accaduto in un romanzo che ha riscritto più volte, ma si domanda se esista davvero una verità oggettiva e come possa uno scrittore, creatore del destino dei propri personaggi, fare ammenda dei propri crimini.
Casa editrice:
Einaudi
Pagine: 381
Prezzo: 13 euro
Ho pensato che la ragazzina un po’ imbronciata nella foto fosse Briony e mi sono chiesta perché se ne stesse a meditare scalza su una scalinata di pietra mangiucchiata dal tempo. Il romanzo inizia nell’estate del 1935, un’estate molto calda per il clima inglese. Briony Tallis ha tredici anni e una sfrenata passione per la scrittura. Ha appena finito di creare una commedia e vuole metterla in scena con l’aiuto - a dire il vero un po’ coatto - dei cuginetti più piccoli Jackson e Pierrot e di Lola, quindicenne ma già quasi donna. I tre ragazzi sono ospiti dei Tallis perché la loro madre ha lasciato il marito per un amante parigino, quindi sono distrutti perché si sono resi conto che la loro famiglia si sta sgretolando e si sentono frustrati perché non possono farci nulla. Accettano di prendere parte alla rappresentazione che dovrà celebrare il rientro a casa di Leon, amatissimo fratello maggiore di Briony, accompagnato da un amico, Paul Marshall. I pensieri di Briony però non sono rivolti esclusivamente alla commedia: ha percepito che c’è una corrente sotterranea fra sua sorella Cecilia e Robbie Turner, il figlio della loro domestica. È ancora troppo giovane per comprendere i sottintesi e le sfumature delle occhiate e dei gesti che passano fra Cecilia e Robbie e si limita a osservarli e a chiedersi come potrebbe descrivere in un racconto quello che sta accadendo. La signora Tallis, afflitta da emicranie, passa molto tempo chiusa nella propria stanza e ascolta tutti i rumori della casa e dei suoi abitanti, ma non è in grado di guidare Briony. La rappresentazione poi salta e la ragazzina è testimone di alcuni eventi che non avrebbe mai dovuto vedere perché non riesce a capirne il vero significato, quindi attribuisce loro il senso che la sua immaginazione infantile ritiene più plausibile. Da qui scaturirà un’accusa falsa e infamante che sconvolgerà per sempre le vite di tutti. Ritroviamo poi Briony alcuni anni dopo: allo scoppio della seconda guerra mondiale ha scelto di seguire un corso da infermiera e trascorre le giornate in ospedale, fra i rimproveri della caposala, l’odore dell’acido fenico, i soldati morenti e coloro che sopravviveranno ma porteranno sempre con sé gli orrori degli spari e delle bombe. Nell’ultimo capitolo, ambientato nel 1999, Briony è ormai anziana e sa che la sua lucidità mentale la abbandonerà presto. Ha raccontato quello che è accaduto in un romanzo che ha riscritto più volte, ma si domanda se esista davvero una verità oggettiva e come possa uno scrittore, creatore del destino dei propri personaggi, fare ammenda dei propri crimini.
Espiazione è un
romanzo che parla del senso di colpa e della sofferenza che possiamo causare
agli altri quando ci convinciamo che il senso che attribuiamo a ciò che vediamo
sia l’unico possibile. Quando ci rifiutiamo di immaginare che possiamo esserci
sbagliati e vogliamo che le persone si muovano come marionette su uno sfondo di
carta, quando crediamo di poter manipolare l’esistenza altrui come se fossimo
delle divinità. L’espiazione è davvero possibile? Coloro ai quali abbiamo fatto
del male non ci perdoneranno, ma tramite
la scrittura possiamo trasfigurare le vicende e renderle più liete di quanto
non siano state.
Espiazione a me è
piaciuto moltissimo, ma ovviamente è percorso da un grande dolore che non
lascia indifferenti, quindi valutate se è il momento giusto per leggerlo. Uno
degli elementi che preferisco dei buoni libri è che, al contrario dello yogurt,
non hanno una data di scadenza: potete metterli su un ripiano e lasciarli lì,
perfino dimenticarli, in attesa del momento più adatto per immergervi nella
storia. E prima o poi, quel momento arriva sempre.
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