sabato 21 giugno 2014

Un perfetto gentiluomo - Natasha Solomons


Titolo: Un perfetto gentiluomo

Autrice: Natasha Solomons

Traduzione: Stefano Bortolussi

Casa editrice: Frassinelli

Pagine: 340

Prezzo: 19 euro

Ebook disponibile

Leggendo la sinossi di questo romanzo su Amazon, mi ero fatta l’idea che si trattasse di un libro leggero e divertente, qualcosa tipo il Ciclo di Blandings di Wodehouse. E in effetti  non è un romanzo pesante o noioso, anzi, io l’ho trovato molto coinvolgente, ma al tempo stesso è pervaso da una sottile malinconia. Dunque: il racconto inizia negli anni Trenta, quando il protagonista Jakob Rosenblum, ebreo tedesco, riesce a fuggire da Berlino con la moglie Sadie e la figlia piccola, Elizabeth. Si inventano una nuova vita a Londra e Jakob, che nel frattempo ha cambiato nome in Jack, mette su una fabbrica di moquette e fa di tutto per sembrare il più possibile inglese. All’arrivo in Inghilterra aveva ricevuto un opuscolo di consigli per i profughi e lo segue scrupolosamente, aggiungendo anche nuovi suggerimenti. Non parla mai tedesco, studia l’inglese - anche se l’accento continua a tradirlo -, si veste come un inglese e in tutte le occasioni si profonde in ringraziamenti o scuse. Sadie, invece, resta tenacemente attaccata alla propria identità di ebrea - segue il calendario ebraico e le prescrizioni alimentari - e, quando il marito non può sentirla, parla tedesco. Tanto Jack è ottimista e pieno di gratitudine verso la nuova patria, così Sadie vive nel passato e nei ricordi dei suoi familiari che non sono riusciti a scappare dalla Germania e sono andati incontro alla morte. I suoi genitori e il fratello, però, continuano a vivere nella memoria di Sadie e nei piatti che lei cucina per ricordarli. A cinquant’anni, Jack è ormai un borghese benestante (sua figlia è addirittura entrata a Cambridge) e gli manca solo un elemento per diventare completamente inglese: l’iscrizione a un club di golf. Non ha mai giocato a golf, ma sa che questo è lo sport per eccellenza dei gentiluomini inglesi e così comincia a scrivere ai club chiedendo di essere ammesso. Ma, nonostante i tanti anni trascorsi a Londra, per i membri dei club Jack è ancora un estraneo, un ebreo buffo e piccolo di statura che crede di poter comprare tutto solo perché si è arricchito fabbricando moquette e tappeti. Ma il nostro eroe non si perde d’animo e dopo l’ennesimo rifiuto (cortese, ma pur sempre rifiuto) decide di creare il proprio campo da golf. Vende la comoda casa di Londra e trascina la riluttante Sadie in un angolo sperso del Dorset, dove ha acquistato una dimora fatiscente con un’ampia proprietà dove sorgerà il golf club. All’inizio gli abitanti della piccola comunità lo trattano con derisione e ostilità, ma piano piano Jack si farà degli amici che, a modo loro, lo aiuteranno a realizzare il suo sogno (e sentirà anche parlare del mitico maiale lanoso del Dorset).

Credo che il tema centrale di questo romanzo sia quello dell’identità e dell'integrazione: è giusto, come fa Jack, cambiare nome e dimenticare il proprio passato per diventare cittadini di un nuovo stato? O ha ragione Sadie che resta ancorata alla memoria di persone scomparse da decenni? Oppure sbagliano entrambi? Un perfetto gentiluomo è un libro che fa pensare e mette un po’ di tristezza, ma senza risultare tragico o prolisso. Non aspettatevi di ridere, ma forse, come me, sarete affascinati da Jakob e Sadie.    

venerdì 9 maggio 2014

Uomini e topi - John Steinbeck



Titolo: Of Mice and Men

Autore: John Steinbeck

Casa editrice: Penguin

Pagine: 107

Prezzo: 10 euro

 

(Edizione italiana: Uomini e topi, ed. Bompiani, 200 pagine, 9 euro. Traduzione di Cesare Pavese. Ebook disponibile)


Uomini e topi è uno dei libri più toccanti che ho letto negli ultimi mesi, forse anche di più. Tipo Il ritorno del soldato, ecco. Dunque, siamo in California durante la Grande Depressione e George e Lennie lavorano come braccianti spostandosi da un ranch all’altro. George è un piccoletto sveglio, mentre Lennie è grande e grosso ma ha la mente di un bambino e non riesce a controllare la propria forza fisica. Sognano di mettere da parte abbastanza denaro per comprarsi una casa con un pezzo di terra, qualcosa che permetta loro di vivere tranquillamente: una casa con due camere da letto, un pollaio, dei conigli e un piccolo orto per le verdure e l’erba medica di cui i conigli sono ghiotti. Mentre girano da un ranch all’altro, uomini soli in mezzo ad altri uomini soli, è l’immagine di questa casetta che li fa andare avanti. Lennie chiede a George di descrivergli la casa sempre con le stesse parole, un po’ come i bambini piccoli chiedono ai genitori sempre la stessa fiaba della buonanotte. Quando inizia la storia, George e Lennie sono appena arrivati al ranch di Curley, un piccoletto attaccabrighe e manesco sposato con una giovane donna sensuale di cui non ci viene mai detto il nome. Conoscono Candy, un tuttofare anziano che teme di essere cacciato quando non potrà più lavorare, Crooks, un uomo di colore che si occupa dei cavalli, emarginato da tutti, Slim, un lavoratore esperto e carismatico.  Mi viene difficile proseguire con la trama perché temo che finirei per dare delle anticipazioni, visto anche che il romanzo è breve e gli eventi si susseguono rapidamente.


Credo che uno dei motivi per cui Uomini e topi mi ha colpito sia che conoscevo già il finale, quindi mentre leggevo interpretavo quello che succedeva alla luce delle ultime pagine. Inoltre, il personaggio di Lennie, con il suo deficit mentale che lo rende incapace di concepire il male, mi ha posto un sacco di domande. È bisognoso di protezione e gli altri spesso non lo capiscono e lo temono o lo prendono in giro. Forse bisognerebbe innanzitutto proteggerlo da se stesso, ma come? Oggi magari vivrebbe in una struttura psichiatrica, ma sarebbe felice rinchiuso fra quattro mura, lontano dagli animali che ama tanto? Poi c’è l’amicizia fra George e Lennie, con George che sa benissimo che vivrebbe molto meglio se non dovesse occuparsi di Lennie, ma si è preso la responsabilità di quell’omone con la testa vuota e in fondo sa anche che senza di lui si sentirebbe molto solo.
 
 

Uomini e topi è un romanzo molto attuale e per alcuni versi mi ha fatto pensare a Una notte ho sognato che parlavi di Gianluca Nicoletti, in cui il padre di un ragazzo autistico racconta com’è vivere con un figlio che praticamente non parla, è ben piazzato e a volte cade preda di crisi di rabbia sempre più difficili da fronteggiare.

Non so se in queste poche righe sono riuscita a far capire quanto è bello questo romanzo. Bello in modo triste, senza dubbio, però bello.
 
 

venerdì 18 aprile 2014

Salone del libro di Torino 2014


Dall'8 al 12 maggio si terrà il Salone del libro di Torino (al Lingotto). Il tema conduttore è il Bene e il paese ospite d'onore è la Santa Sede.

Potete trovare tutte le informazioni nel sito ufficiale.

mercoledì 16 aprile 2014

Non solo libri - Come mi vorrei(?)



Come si evince dal titolo, oggi vorrei parlare non di un libro ma di un programma tv. In casa mia di televisione se ne guarda poca, ma nonostante questo non manca mai Telesette, detto anche “la Bibbia del telespettatore”. E proprio su Telesette avevo letto della messa in onda su Italia1 di Come mi vorrei, condotto da Belén Rodríguez, che avrebbe dato consigli di stile e moda a delle ragazze. “Ah beh, sarà simile a Ma come ti vesti?”, mi ero detta, e avevo archiviato il tutto nella directory News di scarsa rilevanza. Oggi invece trovo su Change.org una petizione per chiedere la cancellazione del programma. A lanciarla è una ragazza padovana di nome Camilla Bliss, studentessa di Scienze dell’Educazione e della Formazione, che scrive: “Una ragazzina che guarda questo programma è portata a pensare che l'unico modo per poter avere un ragazzo ed essere accettata dagli altri, sia quello di cambiare radicalmente per aderire ad un'immagine stereotipata e falsa dettata da una società omologante … Io credo che non esista un modo sbagliato di essere e vestire e credo che dobbiamo smetterla di rispondere soltanto ai canoni di bellezza dettati dalla società”(al momento la petizione ha raggiunto 20.000 firme e una è la mia). Camilla Bliss fa riferimento ad una puntata trasmessa qualche giorno fa, nella quale una ragazza che ama vestirsi in stile dark viene giudicata troppo aggressiva e derisa da due ragazzi, uno dei quali ammette candidamente che non gli piacciono le ragazze intelligenti, preferisce quelle “un po’ tontolone”. Nell’episodio di oggi, una ventiquattrenne acqua e sapone che dimostra al massimo vent’anni è stata trasformata in una vamp simil trentenne con tanto di tacchi vertiginosi e unghie lunghissime. Ora, io credo che spesso in queste trasmissioni i partecipanti siano in realtà dei figuranti (cit. Caparezza), cioè degli attori prezzolati, ma questo non incide sul messaggio complessivo: per essere accettata devi adeguarti ad un modello unico di bellezza. Non devi essere troppo intelligente o spiritosa perché altrimenti il tuo partner si sentirà sminuito; metti un vestito corto, dell’intimo sexy e parla poco, che fa tanto femme fatale misteriosa. Non ho citato l’intimo a casaccio: in uno dei video presenti sul sito di Mediaset, una ragazza viene presa in giro perché ha nel cassetto delle mutande normalissime che, per giunta, profumano di antitarme. Sarebbe più opportuno spruzzarle di Chanel n.5? Che poi, a parte qualche feticista, non mi risulta che gli uomini siano soliti annusare l’intimo delle compagne. 
Va beh, mi si dirà, ma questo programma non è certo il primo, tu stessa hai citato Ma come ti vesti? È vero, ma credo che nella trasmissione condotta da Carla Gozzi ed Enzo Miccio ci sia qualcosa di diverso: si punta sugli abiti e anche lì vanno molto i tacchi alti, ma non si cerca di spingere la protagonista di turno a comportarsi in un certo modo. Il focus è esclusivamente sul modo di vestire e spesso si danno consigli per valorizzare i punti forti e mimetizzare quelli deboli, cosa che, secondo me, può aiutare ad accettarsi per quello che si è. Mi sorge poi spontanea una domanda: qual è la competenza della signorina Rodríguez per ergersi a maître à penser? Nella puntata della ragazza dark, quando la protagonista racconta che, nonostante la giovane età, ha già viaggiato molto, il commento della  Rodríguez è “Alla faccia! Io a 21 anni ero andata a casa dei miei nonni”. Verrebbe da chiedersi se proprio la magione degli avi sia stata lo sfondo del filmino piccante che chiunque può vedere su internet. Non c’è nulla di male nel sesso, anzi, però non mi pare che il curriculum della conduttrice sia tale da permetterle di pontificare sui comportamenti altrui, ecco. Non mi sono mai aspettata programmi di grande spessore dai canali di Berlusconi, so bene che non vi troverò mai Philippe Daverio che discetta di Rembrandt, ma forse stiamo esagerando.



Mi sono chiesta se pubblicare questo post non avrebbe contribuito al noto fenomeno del “Non importa come se ne parla, purché se ne parli”. Mi rendo conto che il rischio c’è, ma sono sensibile al modo in cui le donne vengono viste nella nostra società e ho deciso di dire la mia nel piccolo spazio di questo blog.
Se volete riflettere sulla donna nel mondo contemporaneo, vi consiglio la lettura di:
 
One-Dimensional Woman, Nina Power (“La donna a una dimensione”)

La donna perfetta”, Ira Levin

Ancora dalla parte delle bambine”, Loredana Lipperini.

P.s: si prega di astenersi da commenti tipo "Rosichi perché non sei attraente come Belén!" :-)


mercoledì 26 marzo 2014

Petizione - I Bastardi Galantuomini di Scott Lynch in Italia


Segnalo questo post della Leggivendola su I Bastardi Galantuomini di Scott Lynch. Riassumendo, lei e altri blogger chiedono che la casa editrice Nord continui con la pubblicazione dei romanzi di questa saga. Non mi sembrano il mio genere, però credo che sia giusto dare visibilità all'iniziativa.

martedì 25 marzo 2014

I fratelli Rico - Georges Simenon



Titolo: I fratelli Rico

Autore: Georges Simenon

Traduzione: Marina Di Leo

Casa editrice: Adelphi

Pagine: 172

Prezzo: 18 euro

 

Ebook disponibile


Simenon è noto soprattutto per aver creato il commissario Maigret (con buona pace della versione che sta andando in onda in questo periodo su la7, per me Maigret resterà sempre Gino Cervi).

 
 
Sapevo che la produzione di Simenon è piuttosto ampia, ma ignoravo che avesse scritto - nel 1952, a quarantanove anni - un romanzo sulla mafia ambientato negli Stati Uniti. I fratelli Rico sono tre: Eddie, il maggiore, Gino e Tony, il più giovane. Eddie ha sempre seguito scrupolosamente le regole dell’ “organizzazione” (non mi sembra che nel libro compaia mai la parola “mafia”) e grazie alla sua obbedienza ha raggiunto un buon tenore di vita: ha una bella casa in Florida, una moglie che lo ama e tre figlie. Nessuno sospetterebbe che dietro l’apparenza di agiato commerciante si celi un malavitoso. D’altronde, Eddie non è il tipo che si sporca le mani: il suo talento sta nel gestire gli affari, infatti fin da ragazzo si è guadagnato il soprannome di Ragioniere. I suoi fratelli, invece, sono di tutt’altra pasta: Gino è un killer spietato, non ha amici né legami amorosi, mentre Tony ha sempre fatto da autista. È proprio Tony a dare il via alla vicenda: dopo un regolamento di conti, è sparito dalla circolazione, si è sposato senza chiedere il permesso e pare addirittura che voglia collaborare con la polizia. Gli alti papaveri dell’organizzazione si mettono quindi in contatto con Eddie e gli chiedono di rintracciare il fratello e di convincerlo a starsene zitto. Potrebbe andare in Europa per un po’, magari fare visita ai parenti in Sicilia. Eddie sembra credere alla proposta, almeno all’inizio, e si mette sulle tracce di Tony, in un viaggio che si rivelerà una discesa agli inferi.
 
I fratelli Rico è un romanzo amaro. Pieno di ansia, anche: Tony ha sempre l’impressione di essere controllato e pedinato, non riesce mai a stabilire un contatto autentico con le persone con cui parla, è profondamente solo. Eppure esegue l’incarico che gli è stato affidato senza ripensamenti, e sì che lui conosce bene l’organizzazione e i suoi trucchi. Va avanti quasi con il pilota automatico e a volte il lettore vorrebbe potergli dire “Ma aspetta un attimo! Ci hai pensato bene?”. Ma Tony non può sentirci e continua a fare quello che gli riesce meglio: obbedire. Nonostante questo, I fratelli Rico è anche un bel romanzo. L’indagine psicologica non risulta mai noiosa, l’azione scorre velocemente e i chiaroscuri dei personaggi sono delineati in modo magistrale. Può darsi che il finale vi dia da pensare, ma in fondo tutti i buoni libri fanno riflettere, no?