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mercoledì 16 aprile 2014

Non solo libri - Come mi vorrei(?)



Come si evince dal titolo, oggi vorrei parlare non di un libro ma di un programma tv. In casa mia di televisione se ne guarda poca, ma nonostante questo non manca mai Telesette, detto anche “la Bibbia del telespettatore”. E proprio su Telesette avevo letto della messa in onda su Italia1 di Come mi vorrei, condotto da Belén Rodríguez, che avrebbe dato consigli di stile e moda a delle ragazze. “Ah beh, sarà simile a Ma come ti vesti?”, mi ero detta, e avevo archiviato il tutto nella directory News di scarsa rilevanza. Oggi invece trovo su Change.org una petizione per chiedere la cancellazione del programma. A lanciarla è una ragazza padovana di nome Camilla Bliss, studentessa di Scienze dell’Educazione e della Formazione, che scrive: “Una ragazzina che guarda questo programma è portata a pensare che l'unico modo per poter avere un ragazzo ed essere accettata dagli altri, sia quello di cambiare radicalmente per aderire ad un'immagine stereotipata e falsa dettata da una società omologante … Io credo che non esista un modo sbagliato di essere e vestire e credo che dobbiamo smetterla di rispondere soltanto ai canoni di bellezza dettati dalla società”(al momento la petizione ha raggiunto 20.000 firme e una è la mia). Camilla Bliss fa riferimento ad una puntata trasmessa qualche giorno fa, nella quale una ragazza che ama vestirsi in stile dark viene giudicata troppo aggressiva e derisa da due ragazzi, uno dei quali ammette candidamente che non gli piacciono le ragazze intelligenti, preferisce quelle “un po’ tontolone”. Nell’episodio di oggi, una ventiquattrenne acqua e sapone che dimostra al massimo vent’anni è stata trasformata in una vamp simil trentenne con tanto di tacchi vertiginosi e unghie lunghissime. Ora, io credo che spesso in queste trasmissioni i partecipanti siano in realtà dei figuranti (cit. Caparezza), cioè degli attori prezzolati, ma questo non incide sul messaggio complessivo: per essere accettata devi adeguarti ad un modello unico di bellezza. Non devi essere troppo intelligente o spiritosa perché altrimenti il tuo partner si sentirà sminuito; metti un vestito corto, dell’intimo sexy e parla poco, che fa tanto femme fatale misteriosa. Non ho citato l’intimo a casaccio: in uno dei video presenti sul sito di Mediaset, una ragazza viene presa in giro perché ha nel cassetto delle mutande normalissime che, per giunta, profumano di antitarme. Sarebbe più opportuno spruzzarle di Chanel n.5? Che poi, a parte qualche feticista, non mi risulta che gli uomini siano soliti annusare l’intimo delle compagne. 
Va beh, mi si dirà, ma questo programma non è certo il primo, tu stessa hai citato Ma come ti vesti? È vero, ma credo che nella trasmissione condotta da Carla Gozzi ed Enzo Miccio ci sia qualcosa di diverso: si punta sugli abiti e anche lì vanno molto i tacchi alti, ma non si cerca di spingere la protagonista di turno a comportarsi in un certo modo. Il focus è esclusivamente sul modo di vestire e spesso si danno consigli per valorizzare i punti forti e mimetizzare quelli deboli, cosa che, secondo me, può aiutare ad accettarsi per quello che si è. Mi sorge poi spontanea una domanda: qual è la competenza della signorina Rodríguez per ergersi a maître à penser? Nella puntata della ragazza dark, quando la protagonista racconta che, nonostante la giovane età, ha già viaggiato molto, il commento della  Rodríguez è “Alla faccia! Io a 21 anni ero andata a casa dei miei nonni”. Verrebbe da chiedersi se proprio la magione degli avi sia stata lo sfondo del filmino piccante che chiunque può vedere su internet. Non c’è nulla di male nel sesso, anzi, però non mi pare che il curriculum della conduttrice sia tale da permetterle di pontificare sui comportamenti altrui, ecco. Non mi sono mai aspettata programmi di grande spessore dai canali di Berlusconi, so bene che non vi troverò mai Philippe Daverio che discetta di Rembrandt, ma forse stiamo esagerando.



Mi sono chiesta se pubblicare questo post non avrebbe contribuito al noto fenomeno del “Non importa come se ne parla, purché se ne parli”. Mi rendo conto che il rischio c’è, ma sono sensibile al modo in cui le donne vengono viste nella nostra società e ho deciso di dire la mia nel piccolo spazio di questo blog.
Se volete riflettere sulla donna nel mondo contemporaneo, vi consiglio la lettura di:
 
One-Dimensional Woman, Nina Power (“La donna a una dimensione”)

La donna perfetta”, Ira Levin

Ancora dalla parte delle bambine”, Loredana Lipperini.

P.s: si prega di astenersi da commenti tipo "Rosichi perché non sei attraente come Belén!" :-)


domenica 24 febbraio 2013

La donna perfetta - Ira Levin



Titolo: 'La donna perfetta' (è uscito anche con il titolo 'La fabbrica delle mogli', ed. Garzanti)

Autore: Ira Levin

Titolo originale: The Stepford Wives

Casa editrice: Superbeat

Traduttrice: Mariapaola Ricci Dèttore

Pagine: 183

Prezzo: 12 euro



Ho aperto questo romanzo oggi pomeriggio verso le cinque e mezza e l'ho chiuso, solo dopo averlo finito, circa due ore dopo. Non lo scrivo per vantarmi della mia velocità di lettura, anche perché 183 pagine non sono tante, ma per far capire che si tratta di un libro molto avvincente. La trama: Joanna e Walter, una coppia affiatata con due figli piccoli, decidono di lasciare una grande città, piena di vita ma anche pericolosa e inquinata (probabilmente New York), per trasferirsi nell'idilliaco sobborgo di Stepford. Acquistano una bella casa grande con tanto terreno e cercano di inserirsi nella comunità. Walter, avvocato, trova presto dei nuovi amici e si iscrive al locale Club degli Uomini, una curiosa istituzione il cui ingresso è vietato alle donne. Joanna, femminista - il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1972 - e fotografa semiprofessionista, incontra invece un po' di difficoltà: la maggior parte delle signore di Stepford, infatti, sono casalinghe belle e perfette con le quali è difficile sostenere una conversazione che vada oltre i pregi di questa o quella marca di detersivo per il pavimento. Attraenti, sempre curate e ben vestite, trascorrono la giornata cucinando manicaretti, pulendo la casa fino ai minimi dettagli e facendo la spesa. Joanna riesce a trovare due amiche, Bobbie, disordinata e allegra madre di tre figli, e Charmaine, moglie annoiata e un po' svitata ma simpatica di un uomo ricco. Qualunque tentativo di coinvolgere le altre donne in attività differenti dalle faccende domestiche fallisce e Bobbie comincia addirittura a sospettare che le signore siano vittime di qualche esperimento finalizzato a renderle estremamente docili e sottomesse. A questo punto accadono due eventi molto importanti: innanzitutto, Joanna si imbatte in un ritaglio di giornale dal quale si evince che fino ad alcuni anni prima molte delle donne di Stepford facevano parte di un Circolo femminile. Adesso, però, non ce n'è traccia e nessuna ne parla: cosa è successo? Inoltre, fatto ancora più grave, dopo un fine settimana con il marito Charmaine è totalmente cambiata: è diventata anche lei una bella zombie dedita alla cucina e alle pulizie. Dopo poco tempo, lo stesso accade a Bobbie. Joanna, temendo di fare la stessa fine, comincia a indagare sui mariti di Stepford e tenta di scoprire cosa avviene dietro le porte ben chiuse del Club degli uomini...
 
 
                                                                                   
 

Questa edizione è arricchita da un'introduzione scritta da Chuck Palahniuk che sottolinea come nel 1972 il femminismo americano attraversasse un momento di grande fioritura: erano gli anni dei reggiseni bruciati, dell'esplorazione del proprio corpo – 'Il corpo è mio e me lo gestisco io' -, del rifiuto di diventare conigliette di Playboy. Il romanzo di Ira Levin è la risposta degli uomini a tutto questo: un universo in cui le donne vengono (ri?)condotte all'obbedienza, alla remissività e a una bellezza omologata a criteri ben precisi. Il termine Stepford wife è entrato nell'uso corrente in inglese per indicare una donna che si adegua ciecamente alla sottomissione nei confronti del marito, come Laura Bush e Katie Holmes. Ma sono passati degli anni, si dirà, il mondo non è più lo stesso. Eppure, mette in guardia Palahniuk, 'E' strano che gli scaffali delle librerie si stiano riempiendo di graziose bamboline'. Romanzi che hanno come protagoniste giovani donne carine, vestite e truccate in modo impeccabile, che fanno di tutto per trovare un marito, preferibilmente ricco. Ragazze che fanno shopping in modo compulsivo e che sognano scarpe firmate (credo che Nina Power sarebbe d'accordo). Donne il cui nemico sono le altre donne, magari più mature ed esperte, o semplicemente dotate di un guardaroba più alla moda.
 

                                                  Disegno di Alberto Vargas (1896-1982)

D'altronde, l'uso del corpo femminile nei media e negli spot è, soprattutto in Italia, ancora fortemente legato ad una visione secondo la quale 'Mostrare una bella donna fa vendere'. E' sufficiente cercare su Google immagini 'pubblicità donne' per trovare molto materiale a dir poco sconfortante.

 



Forse non siamo mai usciti da Stepford.