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domenica 5 agosto 2018

Il libro della settimana



Il libro che ho scelto per questa settimana è Colpa d'amore di Elizabeth von Arnim (Bollati Boringhieri, 12,50 euro, traduzione di Simona Garavelli, ebook disponibile). Milly si ritrova improvvisamente vedova e alla lettura del testamento tutti i parenti del defunto - un clan familiare molto unito - hanno una sgradevole sorpresa: Ernest ha diseredato la moglie. Di quale terribile colpa può essersi mai macchiata la dolce e timida Milly per indurre il marito ad un gesto così grave? E come dovranno comportarsi con lei i familiari di Ernest? Milly è consapevole che il marito ha voluto punirla per una lunga relazione extraconiugale con uno studioso di Oxford e pensa che adesso, povera ma libera dal vincolo matrimoniale, potrà finalmente costruire una vita con l'uomo che ama, ma le cose andranno in modo molto diverso. Elizabeth von Arnim, profonda conoscitrice dei meccanismi e dell'ipocrisia della società del proprio tempo (meccanismi che, in forme diverse, possiamo rintracciare anche nel mondo attuale), esplora la psicologia dei propri personaggi e ci restiuisce il ritratto vivido e attualissimo di una donna alle prese con un conflitto personale e sociale.



Elizabeth von Arnim



martedì 5 agosto 2014

Vi presento Sally - Elizabeth von Arnim e Sanditon - Jane Austen



Titolo: Vi presento Sally

Autrice: Elizabeth von Arnim

Traduzione: Simona Garavelli

Casa editrice: Bollati Boringhieri

Pagine: 273

Prezzo: 9 euro

 
Ebook disponibile



Salvatia Pinner - detta Sally -, figlia di semplici bottegai inglesi, è una ragazza bellissima, tanto bella da attirare frotte di uomini, non tutti, però, dotati di intenzioni oneste. Per tenere la figlia al sicuro, i Pinner la fanno stare praticamente segregata nel retrobottega, cosa di cui lei non si lamenta, dato che è mansueta e ansiosa di compiacere il prossimo. Questa vita isolata non giova all’istruzione di Sally, che arriva a diciassette anni ignorante come una zappa (mi si perdoni l’espressione). Quando la signora Pinner passa a miglior vita, il padre di Sally - un omino “minuto e spaurito” - è ancora più ossessionato dal destino della figlia, ma un bel giorno entra nel suo piccolo emporio Jocelyn Luke, studente universitario di belle speranze. Naturalmente, gli basta vedere Sally per innamorarsene e decide seduta stante di sposarla. Il signor Pinner è entusiasta e la ragazza non ha obiezioni (la sua frase preferita è “A me mi fa lo stesso”). Dopo due settimane di fidanzamento, che a Jocelyn sembrano eterne perché il futuro suocero non gli permette mai un tête-à-tête con l’amata, i due si sposano e partono per la luna di miele. E qui viene il bello: Sally fa del suo meglio per fare contento “il signor marito”, come lo chiama fra sé e sé, ma la sua ingenuità e ignoranza causano una miriade di divertentissimi equivoci e incidenti. Mentre gli uomini sono ipnotizzati dalla sua bellezza e le donne la detestano per lo stesso motivo, il marito capisce perché il padre la teneva nel retrobottega e la convivenza con il vocabolario misero e le espressioni popolari di Sally si rivela difficile per il colto Jocelyn. Sally sembra destinata a vivere come un pacco stupendo ma molto ingombrante, eppure, a modo suo, riuscirà a volgere gli eventi a proprio favore. Di Elizabeth von Arnim avevo letto Una principessa in fuga, che avevo trovato gradevole ma non entusiasmante; Vi presento Sally, invece, mi è piaciuto molto. Forse i personaggi mi sembrano costruiti meglio e più realistici, o forse Sally mi è risultata più simpatica della principessa Priscilla. Comunque entrambe, per quanto diverse fra loro, sono giovani donne che cercano di crearsi una vita soddisfacente e serena.

Due parole sulla traduzione di Simona Garavelli: non ho letto l’originale, ma immagino che la traduttrice abbia fatto un buon lavoro perché il contrasto fra la povertà espressiva di Sally e l’eloquio fiorito di Jocelyn è evidente e contribuisce alla comicità del romanzo. Il fatto che marito e moglie parlino praticamente due lingue diverse è, a mio avviso, uno dei fili conduttori di questo libro e la traduttrice l’ha reso molto bene.
 
 
Ho immaginato Sally più o meno così: una delicata bellezza preraffaellita (immagine dal web).
 
Titolo: Sanditon
Autrice: Jane Austen
Traduzione: Daniela Paladini
Casa editrice: Newton Compton
Pagine: 124
Prezzo: 1.90 euro
Ebook disponibile
 
Ultimamente ho letto anche Sanditon di Jane Austen e vorrei scrivere due parole su questo libro. Sanditon è il nome di una cittadina che l’intraprendente Mr Parker, con il sostegno economico di Lady Denham, vorrebbe trasformare in una località balneare alla moda. Di Lady Denham la Austen scrive “Ogni paese dovrebbe avere una gran dama” e ci restituisce un ritratto delizioso della sua gioia di vivere, ma anche dei suoi difetti, in primis una certa tirchieria. Il racconto ci viene offerto dalla prospettiva di Charlotte Heywood, figlia di un proprietario terriero, una giovane donna arguta e piena di buonsenso. Buonsenso che sembra fare difetto ad altri personaggi: Mr Parker,  sostenitore entusiasta e acritico di qualsiasi novità, le sue sorelle, sempre preda di malanni misteriosi, sua moglie, adorabile ma praticamente priva di volontà propria. Purtroppo il romanzo è incompiuto, perché la Austen abbandonò il manoscritto quattro mesi prima di morire. La vicenda mi aveva incuriosito molto e mi dispiace non sapere cosa l’autrice aveva progettato per i personaggi (e dire che non sono neanche una fan accanita di Jane Austen). Ho visto però che sono state scritte ben due continuazioni di questo romanzo, entrambe mai tradotte in italiano: A Return to Sanditon di Anne Toledo e  Sanditon: Jene Austen's Unfinished Masterpiece Completed di Juliette Shapiro. Da un lato, mi incuriosiscono, dall’altro è ovvio che, per quanto possano cercare di essere fedeli allo spirito originale, non sono state scritte dalla Austen e probabilmente non sapremo mai se si avvicinano ai suoi piani.  

domenica 10 novembre 2013

"Miss Julia dice la sua" (Ann B. Ross) e "Una principessa in fuga" (Elizabeth von Arnim)




Titolo: Miss Julia dice la sua

Autrice: Ann B. Ross

Traduzione: Valentina Ricci

Casa editrice: Astoria

Pagine: 252

Prezzo: 17 euro

Se vi interessano i romanzi con protagoniste femminili e trame scorrevoli e divertenti ma non stupide, tenete d’occhio la casa editrice Astoria. Pubblica, fra l’altro, Georgette Heyer, Marina MorpurgoM.C. Beaton e Ann B. Ross (per ora credo che sia uscito solo il primo volume della serie dedicata a Miss Julia). Dunque, chi è questa Miss Julia? È una signora non più giovanissima che si ritrova vedova e scopre che il patrimonio del marito, adesso suo, è molto più considerevole di quello che credeva. Siamo nel sud degli Stati Uniti e la nostra protagonista ha sempre cercato di essere una moglie impeccabile: riservata, ottima padrona di casa, donna devota. Non ama i pettegolezzi e prima di formulare un’opinione su qualsiasi argomento ha sempre consultato il marito. Il caro estinto, un banchiere, è stato uno stimato membro della comunità. Miss Julia, per quanto ovviamente dispiaciuta per la dipartita del consorte, ora è libera di organizzare le proprie giornate come meglio crede - sempre entro certi limiti - e di spendere il proprio denaro senza dover rendere conto a nessuno (a parte il pastore, che sostiene che il defunto gli aveva promesso delle donazioni). La tranquillità della routine di Miss Julia viene però sconvolta quando alla sua porta bussa una giovane donna dall’aspetto vistoso che le chiede di prendersi cura per un po’ di un ragazzetto bruttino e incline al pianto, il quale altri non è che il frutto di una relazione extraconiugale del compianto marito di Julia. La donna si rende conto ben presto che molte persone sapevano del tradimento, ma per vari motivi nessuno l’ha mai avvisata. D’altronde, la moglie perfetta non deve forse chiudere un occhio sugli scivoloni del coniuge? Coniuge che si rivela peraltro un grandissimo ipocrita, dato che per tutta la vita non ha fatto altro che predicare bene e razzolare male. Ormai, comunque, quel che è stato non si può cambiare e Miss Julia decide di affrontare la situazione a testa alta, senza mentire e sbugiardando così davanti a tutti quel sepolcro imbiancato del marito. La bizzarra convivenza con il figlio illegittimo del defunto, però, da subito adito ai pettegolezzi e soprattutto innesca una serie di situazioni difficili e talvolta anche pericolose. Julia dovrà imparare a non fidarsi di nessuno e non sarà facile distinguere i veri amici dai profittatori.

L’atmosfera di questo romanzo mi ha ricordato un po’ quella di The Help di Kathryn Stockett, soprattutto per il personaggio di Lillian, la cuoca di Miss Julia, una donna di colore con scarsa istruzione ma con grande buonsenso e coraggio.
 
 
Titolo: Una principessa in fuga
Autrice: Elizabeth von Arnim
Traduzione: Simona Garavelli
Casa editrice: Bollati Boringhieri
Pagine: 253
Prezzo: 16.50 euro
Priscilla è una giovane e bella principessa (mi piacerebbe, prima o poi, leggere un romanzo in cui le principesse sono brutte) all’apparenza docile e mansueta, che però nasconde un segreto: detesta la vita di corte. Si sente soffocare dai rituali, dagli sprechi, dall’ipocrisia. Questo argomento, che credo fosse caro anche a lady Diana, nei comuni mortali che devono lavorare per vivere suscita spesso la risposta “Bisognerebbe mandare quei mangiapane a ufo in fabbrica per una settimana, poi vediamo se si lamentano ancora”. Quale deplorevole mancanza di sensibilità! Priscilla, aiutata da Fritzing, il bibliotecario di corte, concepisce dunque un piano per fuggire e poter vivere in santa pace, senza essere riconosciuta da tutti e senza obblighi. Vuole dedicarsi alla meditazione e alla carità: un’esistenza pura, semplice, priva di fronzoli. Detto fatto, i due cospiratori arruolano una cameriera, Annalise, e scappano in Inghilterra. Si stabiliscono in un villaggio tranquillo e cercano di non dare nell’occhio. Sembrerebbe facile, ma Priscilla ha un piccolo problema: non ha la minima idea di come condurre una vita normale. Tratta le persone in modo altezzoso, non è in grado di preparare una tazza di tè, sperpera il denaro per iniziative assurde e in breve tempo riesce a farsi odiare sia dalla moglie del parroco sia dalla nobildonna locale. Come se non bastasse, Annalise non ha intenzione di collaborare - d’altronde, nessuno si è preso la briga di spiegarle le intenzioni di Sua Altezza - e decide di ricattare la principessa. Anche Fritzing non dimostra alcuna attitudine per la gestione delle difficoltà quotidiane e in breve i due si ritrovano nei guai.
Priscilla per me è profondamente irritante; può darsi che l’autrice intendesse proprio suscitare questa reazione nel lettore. Avrei voluto scuoterla e dirle che, se davvero avesse voluto vivere un’esistenza normale, avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e imparare alcuni semplici concetti come il valore del denaro, l’organizzazione delle faccende domestiche, i rapporti di buon vicinato. Invece no, è scappata da palazzo ma continua a comportarsi come una gran dama e si meraviglia delle reazioni altrui. Pure Fritzing, sarà anche un conoscitore di Eschilo e della letteratura inglese, ma non riesce proprio a capire che a volte la sua cara principessa meriterebbe una sgridata.
Ho trovato questo romanzo interessante per la descrizione della psicologia dei personaggi per i tocchi di ironia dell’autrice. In alcuni punti, però, forse tende un po’ alla prolissità; d’altronde, come dice la stessa von Arnim, se il lettore non è interessato può semplicemente voltare pagina.

giovedì 21 febbraio 2013

Rebecca e The Rebecca Notebook - Daphne du Maurier



Titolo: Rebecca

Autrice: Daphne du Maurier

Casa editrice: Avon Books

Pagine: 380

Prezzo: 5.42 euro


(Edizione italiana: 'Rebecca la prima moglie', ed. il Saggiatore, traduzione di Marina Morpurgo, 383 pagine, 10 euro)



Last night I dreamt I went to Manderley again. La notte scorsa ho sognato che ritornavo a Manderley.

Così si apre Rebecca, il celebre romanzo di Daphne du Maurier, reso ancora più famoso dalla trasposizione filmica diretta da Alfred Hitchcock. Questa semplice frase introduce due elementi fondamentali del libro: il ritorno e Manderley, la casa di famiglia del marito della protagonista. Inoltre, quel 'ho sognato', anzi che 'ho pensato' o 'ho immaginato', suggerisce subito al lettore un'atmosfera irreale. La voce narrante è quella della seconda moglie di Maxim de Winter, una ragazza un po' scialba della quale non sapremo mai il nome. Orfana, si mantiene facendo la dama di compagnia di una signora americana ricca e volgare. È rassegnata al proprio destino di creatura insignificante, ma un giorno, nell'hotel di Monte Carlo dove la signora sta trascorrendo le vacanze, arriva Maxim: 'È … il proprietario di Manderley' le spiega la vecchia pettegola, 'Ne avrete sentito parlare, naturalmente. Ha un'aria sofferente, non trovate? Dicono che non riesca a riprendersi dalla morte della moglie...' La prima moglie è appunto Rebecca, morta in un incidente in barca alcuni mesi prima. Rebecca è l'opposto della protagonista: era bella, sofisticata, vivace, di compagnia. Tutti la adoravano e il marito era pazzo di lei. Desta quindi parecchio stupore la proposta di sposarlo che Maxim fa alla ragazza dopo poche settimane di frequentazione. Le sta anche offrendo una vita migliore: anzi che essere relegata ad un ruolo marginale, sarebbe la padrona di una splendida villa, comanderebbe i domestici e non dovrebbe preoccuparsi di lavorare. Il matrimonio viene celebrato rapidamente e la coppia va a Manderley: 'Il viale [d'accesso] era tutto curve, come un serpente, in certi punti era poco più largo di un sentiero e sopra le nostre teste c'era un colonnato di alberi, i cui rami si intrecciavano formando un passaggio, simile alla volta di una chiesa. … Era tutto così silenzioso, così immobile'. Max è felice di tornare a casa, anche se non parla mai della moglie defunta. La nuova signora di Manderley, però, non si trova molto bene: si smarrisce nei corridoi, non ha idea di come funzioni l'economia domestica e non è in grado di stabilire un buon rapporto con la servitù, che adorava Rebecca. In particolare, la governante, Miss Danvers, aveva un'ammirazione fanatica per lei e fa di tutto per mettere in difficoltà la protagonista e farle capire quanto la ritiene inferiore. Facciamo un passo indietro e torniamo alle parole con cui il romanzo inizia: 'La notte scorsa ho sognato che ritornavo a Manderley'. I primi due capitoli, infatti, costituiscono più un epilogo che un prologo e fanno capire che la coppia ora vive all'estero, pur desiderando un ritorno - chiaramente impossibile - in patria. Perché conducono una vita da esiliati? Cosa è accaduto?

Rebecca è l'analisi impietosa della relazione fra un uomo e una donna e il racconto delle maschere che molti di noi usano, o hanno usato, nella vita. È un buon libro perché si può leggere secondo vari livelli: come una storia d'amore, come un thriller, come un romanzo gotico moderno. Parla d'amore, di morte, di devianze, delle differenze sociali e di molto altro ancora.
 
 

                                                                  
                                                          Daphne du Maurier da giovane


Titolo: TheRebecca Notebook and Other Memories

Autrice: Daphne du Maurier

Casa editrice: Virago

Pagine: 192

Prezzo: 8 euro

Se siete rimasti affascinati da Rebecca, vi suggerisco di leggere anche The Rebecca Notebook, il taccuino in cui Daphne du Maurier aveva annotato i propri appunti per la stesura del romanzo. Sembra di sbirciare da sopra la spalla dell'autrice ed è un'ottima occasione per capire meglio come funziona il processo creativo. C'è anche un capitolo intitolato Epilogue, che sarà poi trasformato nei capitoli iniziali, che presenta alcuni elementi differenti da quelli scelti effettivamente dalla du Maurier. Inoltre potete trovare alcune pagine in cui la scrittrice racconta come, da ragazza, scoprì per caso una villa in Cornovaglia e se ne innamorò follemente. La casa apparteneva a una famiglia che abitava altrove e la giovane Daphne durante le vacanze andava spesso a esplorare il parco (prima entrando di soppiatto, poi scrisse ai proprietari per avere il permesso). Molti anni dopo, ormai sposata e madre di famiglia, riuscirà a prenderla in affitto e Menabilly - questo il nome della dimora - sarà fonte di ispirazione per creare Manderley.

Una curiosità: poco dopo la pubblicazione di Rebecca, la du Maurier fu accusata di plagio da una certa Elizabeth von Arnim, che aveva scritto un romanzo intitolato Vera. La du Maurier si difese in tribunale e il taccuino fu portato come prova del fatto che non conosceva il libro della von Arnim (infatti fu assolta).
 

                                                                         Cornovaglia