In questi giorni, seguendo alla tv le vicende della Sea Watch 3, mi è tornata in mente La ballata del vecchio marinaio di Coleridge. In questo testo, un anziano marinaio racconta a un giovanotto alcuni strani eventi dei quali è stato protagonista. La nave sulla quale si trovava insieme ai compagni solcava un paesaggio di ghiacci quando un albatro comincia a seguirli. L'uccello diventa una presenza costante per la ciurma e la navigazione procede con serenità, ma ad un certo punto, senza un motivo apparente, il marinaio lo uccide. Da quel momento, il soprannaturale si impossessa della nave: il vento cade all'improvviso, il sole, “iniettato di sangue” (traduzione di Franco Marucci, edizione Mondadori), brucia il viso e le gole dei marinai, l'imbarcazione si ferma “come la sagoma d'una nave in mezzo a un oceano dipinto”. In questa calma irreale, gli uomini vedono mostri marini, presenze spettrali, fuochi fatui, mentre sono riarsi dalla sete, perché c'è acqua ovunque, “ma non un goccio da bere”. La ciurma accusa il marinaio di aver provocato queste sciagure con l'uccisione dell'albatro, ma il morale di tutti si risolleva quando all'orizzonte appare una nave. Ben presto, però, i marinai si rendono conto che non otterranno aiuto: l'imbarcazione, infatti, è in realtà un relitto governato da uno scheletro e una figura femminile, bellissima ma con “la pelle bianca come la lebbra”. I due fanno una partita a dadi e lo scheletro, cioè la Morte, vince i compagni del marinaio, che uno dopo l'altro cadono a terra privi di vita. Il vecchio marinaio rimane solo e vede dei serpenti marini: invece di provare ribrezzo, è affascinato da loro e li benedice, spezzando così l'incantesimo malefico che lo tiene in ostaggio. Credo che i migranti che tutt'ora si trovano davanti alle nostre coste, fuggiti dai loro Paesi e dalle atrocità delle prigioni in Libia, da due settimane in balia delle onde in un giugno eccezionalmente caldo, potrebbero farci un racconto simile a quello del vecchio marinaio. Anche noi abbiamo ucciso l'albatro: l'umanità e la compassione, sacrificate in un gioco politico nel quale non sembra esserci posto per il rispetto della dignità delle persone. Siamo tutti sulla Sea Watch 3 e assistiamo alle partite a dadi fra i governi europei, alle esibizioni di forza di chi dovrebbe guidarci e invece fa leva sulle nostre paure per tenerci in pugno. Non ho soluzioni pronte per la questione complessa dell'immigrazione, che sicuramente deve essere affrontata da tutte le nazioni europee e per la quale non può bastare un generico buonismo. Ma se perdiamo l'empatia, l'umanità e il rispetto per i diritti umani, la nostra sorte non potrà che essere simile all'incubo vissuto dal protagonista della ballata di Coleridge. Una volta tornato a casa, il vecchio marinaio ha una missione: raccontare a tutti ciò che è accaduto sulla nave, portare la propria testimonianza affinché quello che è successo non si ripeta più. Non cambiamo canale quando il telegiornale ci aggiorna sugli sbarchi dei migranti, cerchiamo di capirne di più, ascoltiamo chi parla una lingua diversa dalla nostra e ha negli occhi degli orrori che noi, come il giovane invitato a nozze al quale il marinaio racconta la propria storia, possiamo solo tentare di immaginare. Non perdiamo la capacità di accogliere e di indignarci per le persone morte in mare o mentre attraversavano un fiume con il sogno di raggiungere una vita migliore.
"Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere" (Daniel Pennac, "Come un romanzo")
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venerdì 28 giugno 2019
martedì 12 febbraio 2019
Anch'io adoro Montalbano
Gentile (?) ministro Salvini, ieri sera, come molti italiani, ho visto la puntata di Montalbano andata in onda su Rai1. Immaginavo che stamani avrei trovato una reazione da parte sua, dato che lei non si perita di farci sapere come la pensa sugli argomenti più disparati, e temevo che, poiché l'accoglienza dei migranti era al centro dell'episodio trasmesso, lei avrebbe manifestato il proprio disappunto. Invece ho dovuto ricredermi, visto che su Instagram ho trovato questa foto:
Mi permetto quindi di scriverle per parlare con lei del nostro commissario preferito. Come saprà, Montalbano non teme di accogliere chi parla una lingua diversa, arriva da luoghi lontani ed è portatore di abitudini e valori differenti dai nostri: già in tempi non sospetti, nel lontano 1996, quando di migranti non si parlava con i toni di oggi, il commissario e la sua compagna Livia diedero rifugio al “ladro di merendine”, il piccolo François, un bambino di origine tunisina che scappava da una storia di povertà e violenza. Quando si scoprirà che la madre del piccolo è stata uccisa, Salvo e Livia gli troveranno una famiglia affettuosa e serena. Purtroppo, anni dopo, la vita li porterà in direzioni molte diverse, ma il rimpianto per non aver dato a François il futuro che sognavano per lui continuerà a tormentare il commissario e la sua compagna. Non credo che Montalbano lascerebbe mai in mare per giorni delle persone, vittime senza colpa di un vergognoso ping pong fra gli stati europei, e infine spartite un po' qua e un po' là come argenteria di scarso valore lasciata in eredità da una vecchia zia a nipoti noncuranti. Lei obietterà:“Ma Montalbano è una fiction, non è mica la vita reale”. Certo, ma credo che buona parte del successo dei romanzi di Andrea Camilleri e della bellissima trasposizione televisiva sia dovuta al fatto che Montalbano rappresenta l'Italia più umana e più vera. Quell'Italia in cui gli abitanti di Riace non hanno paura di sostenere il loro sindaco accusato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina, quella in cui i residenti di un paese alle porte di Roma si mobilitano per trovare un tetto ai migranti scacciati all'improvviso dal Cara, quell'Italia in cui una famiglia di Catania decide di condividere un gesto semplice e pieno di affetto, i dolci della domenica, con l'equipaggio della nave di una Ong da giorni ferma in porto. Montalbano è un uomo schivo, che non fotografa né pubblica sui social le prelibatezze preparate dalla governante-cuoca Adelina, e non ha bisogno di sfoggiare divise, perché si è guadagnato il rispetto dei propri collaboratori lavorando quotidianamente al loro fianco. Non è un supereroe: è un uomo comune che cerca di vivere secondo i principi dell'onestà e della giustizia sociale, e quando sbaglia si assume la responsabilità dei propri errori.
Come vede, ministro, anch'io adoro Montalbano, anche se forse per ragioni diverse dalle sue, che comunque rispetto. La prego solo, ove mai leggesse questa mia, di non replicare mandandomi abbracci e bacioni, come è sua consuetudine quando si confronta con qualcuno che ha idee diverse dalle sue. Noi non ci conosciamo e a me queste manifestazioni di affetto condite da faccine e cuoricini sembrano poco opportune per chi, come lei, ricopre una carica istituzionale.
Le porgo quindi i miei distinti saluti,
Un'affezionata lettrice e spettatrice del commissario Montalbano.
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