Ho deciso di inaugurare una rubrica del blog per parlare, in questo momento storico non semplice, di bellezza. Bellezza in senso ampio: poesia, pittura, scultura, musica, tutti elementi forse non necessari per sopravvivere, ma che migliorano la nostra vita. Creazioni che ci aiutano a superare un periodo negativo, ci aiutano a vedere la luce in fondo al tunnel e ci rendono persone un po' migliori di quello che siamo. Oggi quindi vi propongo la poesia I limoni di Eugenio Montale, con la voce di Nando Gazzolo e accompagnata da bellissime immagini. Ho scelto questo testo perché mi sembra particolarmente adatto a regalare qualche istante di felicità nei momenti grigi, seppure attraverso una porta semi chiusa, dalla quale possiamo intravedere l'oro dei limoni.
"Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere" (Daniel Pennac, "Come un romanzo")
sabato 14 marzo 2020
mercoledì 11 marzo 2020
Serie
Si era detto di parlare di serie da vedere in questo periodo? Ecco qui. La prima di cui vi racconto è in realtà un documentario in quattro puntate, disponibile su Netflix, intitolato Trump: un sogno americano. A partire dal 1975, questa miniserie ricostruisce il percorso professionale e personale dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Il documentario, grazie a interviste con amici e stretti collaboratori di The Donald e filmati di Trump stesso, delinea un ritratto complesso e non proprio lusinghiero del miliardario di New York, che viene descritto come un uomo profondamente insicuro, che ha sofferto il rapporto con un padre con pretese troppo elevate e non si è mai sentito davvero accettato dall’establishment. Di qui lo sfoggio a volte francamente pacchiano della propria ricchezza (sembra che Trump faccia mettere ovunque lavandini rivestiti d’oro), l’esigenza di apporre il proprio cognome su tutto ciò che possiede, l’uso continuo di iperboli e superlativi nel parlare. Emerge anche la psicologia di un uomo competitivo in modo malsano, che vuole affermarsi anche a costo di schiacciare chiunque sia in disaccordo con lui, e non esita a ricorrere a intimidazioni e minacce per raggiungere i propri scopi. Trump: un sogno americano è un’ottima miniserie per conoscere meglio il passato del presidente degli Stati Uniti. Sapevate che un suo sostenitore cercò di convincerlo a candidarsi alle presidenziali già nel 1987?
Passiamo poi a L'altra Grace, sempre su Netflix, miniserie tratta dal romanzo di Margaret Atwood del quale vi avevo parlato qui. L'autrice ha collaborato alla produzione della serie, infatti la trasposizione filmica riproduce fedelmente il testo narrativo. Come nel libro, anche qui l'enfasi è sulla difficoltà di raggiungere una verità definitiva, se poi esiste davvero. Grace è un'ottima narratrice, come Sheherazade, ma lo spettatore si rende conto che è lei la prima a modificare i fatti: si contraddice, fornisce versioni diverse degli eventi, indugia su alcuni particolari e ne tralascia altri. Racconta selezionando ciò che pensa possa interessare a chi la ascolta e afferma di non avere memoria di fatti cruciali. Spiega di aver detto alcune cose dietro consiglio del suo avvocato e accusa i giornalisti di aver stravolto le sue parole. Il dottor Jordan, che sta tentando di ricostruire come funziona la mente di Grace, si trova più volte spiazzato, di fronte a trabocchetti e false piste. Vaga fra incubi, desideri, voci che potrebbero essere quella di Grace o l'espressione di un'altra persona. Forse l'unico momento in cui Grace ha la possibilità di raccontare la propria verità è quando cuce la propria trapunta con la tecnica del patchwork, cioè l'unione di diversi pezzi di stoffa. Sceglie con cura quali ritagli inserire e come posizionarli e il risultato finale rappresenta la sua testimonianza definitiva. Questa miniserie è affascinante quanto il romanzo da cui è tratta: un'immersione totale nella mente oscura e complessa di una giovane donna che potrebbe essere un'assassina o potrebbe non esserlo.
Un'altra serie che ho seguito con interesse è McMafia, visibile su Amazon Prime Video e ispirata a questo libro. Il protagonista, Alex Godman, è il giovane rampollo di una famiglia russa, residente da anni a Londra. In patria, il padre di Alex è stato un pericoloso criminale caduto in disgrazia ed esiliato in Inghilterra. Alex ha frequentato le scuole più prestigiose, ha studiato economia a Harvard e ha creato una piccola impresa di gestione di fondi di investimento. Vive serenamente con la sua fidanzata e vorrebbe condurre un'esistenza tranquilla nel rispetto della legge, ma sfuggire all'ingombrante passato familiare si rivela più complesso del previsto e Alex si ritrova invischiato in una rete di traffici illeciti, riciclaggio di denaro e boss criminali senza scrupoli. L'aspetto che ho trovato più affascinante è il ritratto della mafia moderna, ormai lontana da sicari e teste di cavallo, formata invece da criminali con abiti dal taglio impeccabile, perfettamente a loro agio in mezzo a avvocati e banchieri. Come tutta la realtà che ci circonda, inoltre, la mafia ormai è globale: un uomo che dà indicazioni tramite computer a Mumbai può muovere partite di droga in Lettonia. McMafia non è una serie piena di adrenalina e scene di azione, tuttavia la psicologia dai personaggi e la loro evoluzione sono tratteggiate con cura. Al momento è disponibile solo la prima stagione, ho letto che la seconda dovrebbe essere in lavorazione ma non ho trovato altre informazioni.
Mi è piaciuta anche Homecoming (Amazon Prime Video), nella quale Julia Roberts interpreta Heidi Bergman, un'assistente sociale scrupolosa e appassionata, che lavora presso l'Homecoming Transitional Support Centre, una struttura governativa che fornisce supporto agli ex soldati che cercano di reinserirsi nella vita civile. La donna si interessa in modo particolare a un giovane di nome Walter, ma capiamo subito che qualcosa non è andato come previsto perché si alternano scene in flashback ad altre nel presente, nelle quali troviamo Heidi che lavora come cameriera. La donna viene contattata da un funzionario del Dipartimento della Difesa che sta cercando informazioni proprio su Walter e questo apre una serie di interrogativi sul perché Heidi non lavori più all'Homecoming Centre e cosa davvero avvenisse in quel luogo. La seconda stagione è confermata, ma il ruolo di protagonista sarà affidato alla cantautrice a attrice americana Janelle Monáe.
A Carnival Row avevo dedicato qualche tempo fa un post che potete trovare qui.
Bonus: ho iniziato anche Hunters, mi sembra intrigante (in sintesi: cacciatori di nazisti negli anni Settanta in America), però ho visto solo due puntate, quindi per ora non vi so dire altro. Se invece anche voi alla fine degli anni Novanta seguivate le avventure della Tata su Italia1 e sentite un po' di nostalgia per le sue battute, i capelli cotonati e gli sguardi d'intesa con il maggiordomo Niles, sappiate che su Amazon Prime Video sono disponibili tutte le stagioni (in lingua originale). Buona visione a tutti!
Bonus: ho iniziato anche Hunters, mi sembra intrigante (in sintesi: cacciatori di nazisti negli anni Settanta in America), però ho visto solo due puntate, quindi per ora non vi so dire altro. Se invece anche voi alla fine degli anni Novanta seguivate le avventure della Tata su Italia1 e sentite un po' di nostalgia per le sue battute, i capelli cotonati e gli sguardi d'intesa con il maggiordomo Niles, sappiate che su Amazon Prime Video sono disponibili tutte le stagioni (in lingua originale). Buona visione a tutti!
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martedì 10 marzo 2020
Stiamo a casa
Credo che in questo momento sia veramente importante condividere e mettere in pratica il più possibile quello che ci viene richiesto dallo Stato: stiamo a casa. So che molte persone devono comunque uscire per recarsi al lavoro, ma oltre a questo cerchiamo di essere tutti responsabili e evitiamo di mettere a rischio la nostra salute e quella degli altri. Il Coronavirus non è un'influenza e può avere conseguenze gravi per tutti: il paziente 1 di Codogno è un uomo giovane, dinamico e sportivo, che comunque ha dovuto trascorrere due settimane in terapia intensiva. Se non adottiamo tutti misure di prevenzione del contagio, presto potrebbero non esserci posti in terapia intensiva per i pazienti che ne hanno bisogno. Chi va a sciare o in crociera, alle feste, all'aperitivo etc non è furbo, è irresponsabile. Le prossime settimane saranno cruciali per monitorare l'andamento dei contagi, quindi non facciamoci prendere dal panico, non diffondiamo fake news e seguiamo le indicazioni delle autorità. Sfruttiamo questo periodo come un'opportunità per fare una telefonata a un amico che non sentiamo da tempo, cucinare insieme ai nostri familiari, giocare a Monopoli (o Risiko, Battaglia Navale, quello che preferite), leggere un libro, fare una full immersion di serie su Sky, Netflix o Amazon Prime Video. Nei prossimi giorni vorrei pubblicare un post su alcune serie da consigliarvi e ho dei romanzi da recensire, quindi spero di tenervi compagnia. Uniti ce la possiamo fare!
mercoledì 19 febbraio 2020
Parasite
Pubblico questo post al volo dieci giorni dopo la cerimonia degli Oscar, quindi sicuramente non avete bisogno del mio parere per decidere di recuperare Parasite, prima pellicola non in lingua inglese a vincere il riconoscimento dell'Academy come miglior film. A ogni modo, se ve l'eravate perso (io sono andata a vederlo solo pochi giorni fa), cercate di rimediare. È un'interessante riflessione sulle ingiustizie sociali e la lotta di classe in un mix esplosivo di Tarantino e Ken Loach, con una spruzzata di Shakespeare. Vi farà ridere e vi spaventerà, mentre rifletterete sulla gentilezza dei ricchi, il capitalismo dal volto umano (o è solo una maschera?) e le finzioni che portiamo avanti per tentare di sopravvivere in un mondo sempre più spietato (qui il link al trailer italiano).
domenica 9 febbraio 2020
Il treno dei bambini di Viola Ardone
Napoli, 1946: Amerigo, sette anni e lo sguardo furbetto di chi sa già che deve ingegnarsi per mettere insieme due pasti al giorno, vive con la madre Antonietta in un quartiere poverissimo. Non ha mai conosciuto il padre, che gli ha dato il nome ed è partito per l'America in cerca di fortuna, senza fare ritorno. Ha frequentato la scuola per qualche giorno, ma dopo aver ricevuto dieci scoppole sulla testa dalla maestra ha deciso di non andarci più e sua madre lo ha mandato a fare le pezze, cioè a raccogliere gli stracci vecchi in giro. All'inizio sembrava divertente, ma dopo pochi giorni la stanchezza gli ha fatto rimpiangere le scoppole della maestra. Ad un certo punto, una notizia rimbalza da un capo all'altro del quartiere nel quale vive Amerigo: il Partito Comunista organizza dei viaggi in treno per far trascorrere l'inverno al nord ai bambini poveri, ospiti di famiglie che hanno deciso di accoglierli nelle loro case. Avranno cibo a volontà, potranno andare a scuola, non soffriranno il freddo e non rischieranno di ammalarsi. All'inizio le donne sono titubanti e alcune suore spargono la voce che in realtà i bambini verranno mandati a lavorare in Russia, ma Antonietta, consapevole di quanto sia dura la vita a Napoli, decide di far partire il figlio. A Modena Amerigo trova tre “fratelli” (Rivo, Luzio e Nario), una casa accogliente, una scuola stimolante e scopre di avere talento per la musica. Impara a suonare il violino, assaggia cibi mai provati, va al mare e alle feste. Al termine dell'anno scolastico torna a Napoli, è desideroso di riabbracciare sua madre e di raccontarle tutte le bellissime esperienze che ha vissuto, ma Antonietta non condivide il suo entusiasmo. A Napoli nulla è cambiato, Amerigo deve dimenticare la scuola e lo studio del violino per andare a bottega da un calzolaio e portare a casa qualche soldo. Inizia così l'allontanamento fra madre e figlio, diventati ormai mondi lontanissimi che non sono più in grado di comunicare. Antonietta vuole bene a Amerigo, ma non glielo ha mai dimostrato con una carezza, una parola gentile, un gesto affettuoso, forse perché, quando il tuo obiettivo principale è la sopravvivenza, non riesci a immaginare il superfluo. Prima dei mesi trascorsi a Modena, per Amerigo i modi bruschi della madre e la vita nel quartiere misero e soffocante erano la normalità, ma dopo aver conosciuto una realtà diversa non riesce più a adattarsi al pane secco a colazione, al lavoro, a un'esistenza senza prospettive. Il treno dei bambini è una storia avvincente di amore e sofferenza, di perdita e ritorno. Un romanzo che racconta che a volte, per scoprire chi siamo davvero, dobbiamo allontanarci dalle nostre radici, ma il dolore della separazione resterà con noi per sempre.
Einaudi, 233 pagine, 17.50 euro, ebook disponibile.
venerdì 3 gennaio 2020
Sorry We Missed You: la moderna schiavitù del lavoro precario
Regia di Ken Loach, nelle sale italiane dal 2 gennaio 2020, trailer
Ricky e Abby vivono a Newcastle con il figlio adolescente Sebastian e l'undicenne Liza Jane. Si vogliono bene, ma Ricky, dopo aver perso il lavoro nell'edilizia, convince la moglie a vendere l'unica automobile di famiglia per acquistare un furgone con il quale diventare un corriere. All'inizio del film, Ricky si trova al colloquio con il suo futuro capo, Maloney, che gli spiega subito che in realtà non lavorerà per lui, ma con lui, che sarà padrone del proprio destino, insomma, un lavoratore autonomo. L'uomo, quasi strangolato dai pagamenti e dai debiti e incantato dal miraggio di grandi guadagni, comincia così la nuova carriera. Abby, che fa l'assistente domiciliare ad anziani e disabili e utilizzava l'auto per spostarsi da una casa all'altra, si ritrova a dipendere dagli orari degli autobus e, poiché è pagata a visite, lavora dalla mattina presto a sera inoltrata. Il lavoro di corriere si rivela più faticoso e difficile del previsto: Ricky deve correre come un matto fra le consegne da fare, controllato a vista dal dispositivo elettronico della ditta e sotto la minaccia costante di sanzioni in denaro se ritarda di qualche minuto, o Dio ne scampi, un giorno ha un imprevisto e non può lavorare. Non è difficile immaginare che in questo vortice la famiglia vada nel caos: Seb accumula assenze a scuola, è intrattabile, Liza perde il sonno, i genitori non riescono a occuparsi di loro come vorrebbero. Abby ha una sola regola sul lavoro, che è trattare i propri assistiti come tratterebbe la propria madre, quindi è una brava persona, ma è difficile reggere i ritmi che le vengono richiesti. Anche Ricky diventa sempre più nervoso, fra i clienti maleducati, la stanchezza dopo quattordici ore al giorno al volante e i grattacapi causati dal figlio. Ken Loach racconta in modo asciutto e quasi documentaristico, senza mai cedere al patetico, la vita quotidiana di una famiglia come tante, stretta nella morsa di un lavoro che richiede sempre maggiore flessibilità e impegno, erode tutti gli spazi, ma in cambio non offre uno stipendio dignitoso né garantisce sicurezze per il futuro. Il film non propone soluzioni (non è questo il compito di registi e attori), ma fotografa una situazione che si potrebbe trasporre senza difficoltà a Milano, a Bari, in una qualsiasi provincia italiana. Elemento essenziale per la sopravvivenza e la serenità della famiglia Turner, infatti, è un lavoro sicuro, che permetta di arrivare a un salario decoroso, consenta orari ragionevoli e tuteli le persone in caso di imprevisti o problemi di salute. La precarietà senza regole e i “lavori autonomi” che sono a tutti gli effetti schiavitù senza nessun diritto non permettono di vivere in condizioni accettabili. Non sta al cinema risolvere questioni di questa complessità, ma Ken Loach ci invita a riflettere e a non restare indifferenti.
lunedì 30 dicembre 2019
Il party di Elizabeth Day: una miscela esplosiva di ossessioni e potere
Martin Gilmour, rimasto orfano di padre ancora prima di nascere e cresciuto da una madre anaffettiva, è un ragazzino schivo, freddo, a disagio con gli altri. Non ama giocare con i coetanei, anzi, non comprende il senso di quelle attività, è impacciato e non reagisce mai come le altre persone si aspettano. La sua vita sembra però destinata a cambiare quando ottiene una borsa di studio per Burtonbury, una scuola privata di discreto livello, anche se non all'altezza di istituzioni prestigiose come Eton o Harrow. Quando Martin arriva, con una valigia piena di abiti usati e ancora intrisi delle emozioni dei precedenti proprietari, non trova il clima amichevole che aveva immaginato, anzi, come in un copione al quale non c'è via di scampo, Martin è di nuovo oggetto della derisione dei compagni, crudeli come solo gli adolescenti sanno essere. Un giorno, però, mentre Martin viene preso in giro da alcuni ragazzi, sulla porta della camera appare Ben Fitzmaurice: bello, affascinante, con l'incrollabile sicurezza in sé di chi è ricco da generazioni. Basta una sua parola per far cessare le prese in giro ai danni di Martin e quest'ultimo diventa pronto a tutto per compiacere il nuovo amico, per farsi accettare dalla sua famiglia e addirittura rendersi indispensabile. Al punto che Martin, qualche anno dopo il fatidico incontro con Ben, sceglie di proteggere l'amico in una circostanza che avrebbe potuto rivelarsi catastrofica per il suo futuro. Martin diventa così depositario e geloso custode di un segreto e si trasforma nella “piccola ombra” di Ben, legato a lui da un debito di gratitudine che non potrà mai essere estinto. Più di vent'anni dopo, Martin e sua moglie Lucy, rassegnata al ruolo di eterna seconda dopo Ben nell'elenco degli affetti del marito, si uniscono alla folla di invitati accorsi nella villa di Ben e sua moglie Serena per festeggiare il suo quarantesimo compleanno. Fin da subito, però, Martin si rende conto che l'amico, sotto l'abituale maschera di cordialità, è distaccato e a disagio nei suoi confronti. Forse il segreto conservato per tanti anno non è più sufficiente a garantirgli l'amicizia di Ben? Che tutti gli sforzi di Martin si siano rivelati inutili? O addirittura, il legame che li ha uniti per più di vent'anni sta inaspettatamente per spezzarsi?
Il party è un romanzo duro e potente, che indaga sulle relazioni umane, l'amore, il bisogno di sentirsi accettati, ma anche l'arroganza e la crudeltà del potere e la forza delle ossessioni.
Traduzione di Serena Prina, Neri Pozza, 350 pagine, 18 euro, ebook disponibile.
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