Visualizzazione post con etichetta amazon prime video. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amazon prime video. Mostra tutti i post

mercoledì 11 marzo 2020

Serie


Si era detto di parlare di serie da vedere in questo periodo? Ecco qui. La prima di cui vi racconto è in realtà un documentario in quattro puntate, disponibile su Netflix, intitolato Trump: un sogno americano. A partire dal 1975, questa miniserie ricostruisce il percorso professionale e personale dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Il documentario, grazie a interviste con amici e stretti collaboratori di The Donald e filmati di Trump stesso, delinea un ritratto complesso e non proprio lusinghiero del miliardario di New York, che viene descritto come un uomo profondamente insicuro, che ha sofferto il rapporto con un padre con pretese troppo elevate e non si è mai sentito davvero accettato dall’establishment. Di qui lo sfoggio a volte francamente pacchiano della propria ricchezza (sembra che Trump faccia mettere ovunque lavandini rivestiti d’oro), l’esigenza di apporre il proprio cognome su tutto ciò che possiede, l’uso continuo di iperboli e superlativi nel parlare. Emerge anche la psicologia di un uomo competitivo in modo malsano, che vuole affermarsi anche a costo di schiacciare chiunque sia in disaccordo con lui, e non esita a ricorrere a intimidazioni e minacce per raggiungere i propri scopi. Trump: un sogno americano è un’ottima miniserie per conoscere meglio il passato del presidente degli Stati Uniti. Sapevate che un suo sostenitore cercò di convincerlo a candidarsi alle presidenziali già nel 1987?




Passiamo poi a L'altra Grace, sempre su Netflix, miniserie tratta dal romanzo di Margaret Atwood del quale vi avevo parlato qui. L'autrice ha collaborato alla produzione della serie, infatti la trasposizione filmica riproduce fedelmente il testo narrativo. Come nel libro, anche qui l'enfasi è sulla difficoltà di raggiungere una verità definitiva, se poi esiste davvero. Grace è un'ottima narratrice, come Sheherazade, ma lo spettatore si rende conto che è lei la prima a modificare i fatti: si contraddice, fornisce versioni diverse degli eventi, indugia su alcuni particolari e ne tralascia altri. Racconta selezionando ciò che pensa possa interessare a chi la ascolta e afferma di non avere memoria di fatti cruciali. Spiega di aver detto alcune cose dietro consiglio del suo avvocato e accusa i giornalisti di aver stravolto le sue parole. Il dottor Jordan, che sta tentando di ricostruire come funziona la mente di Grace, si trova più volte spiazzato, di fronte a trabocchetti e false piste. Vaga fra incubi, desideri, voci che potrebbero essere quella di Grace o l'espressione di un'altra persona. Forse l'unico momento in cui Grace ha la possibilità di raccontare la propria verità è quando cuce la propria trapunta con la tecnica del patchwork, cioè l'unione di diversi pezzi di stoffa. Sceglie con cura quali ritagli inserire e come posizionarli e il risultato finale rappresenta la sua testimonianza definitiva. Questa miniserie è affascinante quanto il romanzo da cui è tratta: un'immersione totale nella mente oscura e complessa di una giovane donna che potrebbe essere un'assassina o potrebbe non esserlo. 





Un'altra serie che ho seguito con interesse è McMafia, visibile su Amazon Prime Video e ispirata a questo libro. Il protagonista, Alex Godman, è il giovane rampollo di una famiglia russa, residente da anni a Londra. In patria, il padre di Alex è stato un pericoloso criminale caduto in disgrazia ed esiliato in Inghilterra. Alex ha frequentato le scuole più prestigiose, ha studiato economia a Harvard e ha creato una piccola impresa di gestione di fondi di investimento. Vive serenamente con la sua fidanzata e vorrebbe condurre un'esistenza tranquilla nel rispetto della legge, ma sfuggire all'ingombrante passato familiare si rivela più complesso del previsto e Alex si ritrova invischiato in una rete di traffici illeciti, riciclaggio di denaro e boss criminali senza scrupoli. L'aspetto che ho trovato più affascinante è il ritratto della mafia moderna, ormai lontana da sicari e teste di cavallo, formata invece da criminali con abiti dal taglio impeccabile, perfettamente a loro agio in mezzo a avvocati e banchieri. Come tutta la realtà che ci circonda, inoltre, la mafia ormai è globale: un uomo che dà indicazioni tramite computer a Mumbai può muovere partite di droga in Lettonia. McMafia non è una serie piena di adrenalina e scene di azione, tuttavia la psicologia dai personaggi e la loro evoluzione sono tratteggiate con cura. Al momento è disponibile solo la prima stagione, ho letto che la seconda dovrebbe essere in lavorazione ma non ho trovato altre informazioni.




Mi è piaciuta anche Homecoming (Amazon Prime Video), nella quale Julia Roberts interpreta Heidi Bergman, un'assistente sociale scrupolosa e appassionata, che lavora presso l'Homecoming Transitional Support Centre, una struttura governativa che fornisce supporto agli ex soldati che cercano di reinserirsi nella vita civile. La donna si interessa in modo particolare a un giovane di nome Walter, ma capiamo subito che qualcosa non è andato come previsto perché si alternano scene in flashback ad altre nel presente, nelle quali troviamo Heidi che lavora come cameriera. La donna viene contattata da un funzionario del Dipartimento della Difesa che sta cercando informazioni proprio su Walter e questo apre una serie di interrogativi sul perché Heidi non lavori più all'Homecoming Centre e cosa davvero avvenisse in quel luogo. La seconda stagione è confermata, ma il ruolo di protagonista sarà affidato alla cantautrice a attrice americana Janelle Monáe.




A Carnival Row avevo dedicato qualche tempo fa un post che potete trovare qui.

Bonus: ho iniziato anche Hunters, mi sembra intrigante (in sintesi: cacciatori di nazisti negli anni Settanta in America), però ho visto solo due puntate, quindi per ora non vi so dire altro. Se invece anche voi alla fine degli anni Novanta seguivate le avventure della Tata su Italia1 e sentite un po' di nostalgia per le sue battute, i capelli cotonati e gli sguardi d'intesa con il maggiordomo Niles, sappiate che su Amazon Prime Video sono disponibili tutte le stagioni (in lingua originale). Buona visione a tutti!  



sabato 21 settembre 2019

Perché Carnival Row è la serie da vedere in questo momento


Non sono una grande fan del fantasy, per cui non pensavo che avrei mai scritto questo post, e invece eccomi qua. Carnival Row è infatti una serie fantasy/steampunk ambientata a Burgue, una città che ricorda la Londra dell'Ottocento, nella quale convivono umani e creature fantastiche come fate, coboldi, fauni e altre, non tutte piacevoli da incontrare di notte in un vicolo male illuminato. La convivenza fra uomini e esseri di altre specie è tutt'altro che pacifica: in seguito a una guerra terribile, molte creature fantastiche sono state costrette a cercare rifugio a Burgue, ma hanno trovato la diffidenza, quando non l'aperta ostilità, degli uomini. Gli esseri fantastici sono quindi costretti a vivere a Carnival Row e molti di loro devono mantenersi svolgendo lavori umili o addirittura degradanti, come prostituirsi. 


All'inizio della serie incontriamo l'ispettore Rycroft Philostrate, detto Philo (che ha il volto di Orlando Bloom), sulle tracce di un assalitore misterioso che semina il panico a Carnival Row. Molto presto, però, Philo dovrà fare i conti con la furia cieca di una creatura che lascia dietro di sé cadaveri orribilmente mutilati. Philo è un uomo, ma al contrario di molti suoi colleghi ritiene che la giustizia sia un diritto per tutti e non si ferma di fronte alla magia (peraltro ad un certo punto si dice che gli uomini chiamano “magia” quello che non sono in grado di comprendere). Durante la guerra che ha causato la devastazione delle terre delle specie fantastiche, Philo ha conosciuto la fata Vignette Stonemoss, interpretata magistralmente da Cara Delevingne.



Vignette è un'eroina forte, un personaggio femminile coraggioso che affronta le difficoltà a testa alta e non ha paura di mettersi in gioco. A Burgue rincontrerà Philo, ma non sarà una rimpatriata fra vecchi amici, perché lo credeva morto. Philo è un uomo giusto, ma deve fare i conti con le proprie origini e questo non è semplice in un mondo in cui non sono ammesse le sfumature.

Forse avrete già capito perché ho intitolato questo post “Perché Carnival Row è la serie da vedere in questo momento”. Carnival Row, attraverso la finzione delle creature fantastiche, parla di noi: dei politici che strillano “Prima gli italiani” (o gli inglesi, o i francesi, o quello che volete), dei disperati che scappano dalle guerre e si ritrovano sui barconi, degli sfruttatori, di chi cerca di ricominciare da capo in luogo che non è casa e trova solo disprezzo, ma anche di chi prova a far sentire la propria voce per dire che tutto questo non è giusto. Burgue è una città grigia e soffocata dall'inquinamento come tante metropoli moderne, con i palazzi signorili dei ricchi a poca distanza dai quartieri sporchi in cui si affollano masse di emarginati. Carnival Row parla di razzismo, di odio e brama di potere, ma anche di accettazione di sé e degli altri, di amicizia e di amore, come la relazione fra Imogen, discendente di un'antica famiglia impoveritasi a causa degli investimenti fatti dal suo sprovveduto fratello, e Agreus, un fauno arricchitosi in modo poco chiaro che cerca di entrare nella buona società. 


La prima stagione di Carnival Row (otto puntate di circa un'ora ciascuna) è disponibile su Amazon Prime Video in lingua originale e dal 22 novembre 2019 con il doppiaggio in italiano.