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lunedì 26 febbraio 2018

Libri letti a febbraio


Ho iniziato il mese di febbraio in compagnia di Ragione & sentimento di Stefania Bertola (Einaudi, 17,50 euro, ebook disponibile), riscrittura del romanzo di Jane Austen. Come nel testo originale, anche qui il racconto inizia con la prematura dipartita di un padre di famiglia, l'avvocato Cerrato, che lascia la moglie e le tre figlie Margherita, Eleonora e Marianna. Le quattro donne scoprono ben presto che a loro insaputa il caro estinto aveva la passione del gioco d'azzardo e per ripagare i debiti del defunto sono costrette a cedere la bella casa in cui abitano al figlio di primo letto dell'avvocato, un uomo non cattivo ma dominato da una moglie arpia. Per fortuna un cugino della vedova offre loro di andare a vivere in un suo appartamento senza pagare l'affitto e le nostre protagoniste cercano di adattarsi alla nuova vita. Margherita è adolescente, va a scuola ed è innamorata di ben due uomini misteriosi; Marianna non si è ripresa da una delusione d'amore e vive aspettando il principe azzurro. L'unica in famiglia con la testa sulle spalle è Eleonora, che prende la vita come viene, ha senso pratico e porta a casa uno stipendio da maestra. Al centro della narrazione troviamo le vicissitudini sentimentali delle tre ragazze, dagli amori fantastici di Margherita alla ricerca dell'uomo perfetto da parte della bellissima Marianna, che nell'attesa di trovare il grande amore si è iscritta a una stravagante associazione chiamata Turris Eburnea e finirà quasi per farsi suora (ma suora moderna, elegante e con il progetto di organizzare un corso gratuito di trucco per le bambine di Scampia). Eleonora vive invece un amore più concreto per un giovane professore di lettere, che però si è impantanato in una storia con una giovane nigeriana fuggita dal suo Paese perché promessa sposa a un delinquente locale. Ragione & sentimento è un romanzo molto gradevole, ironico e ricco di personaggi e situazioni al limite del surreale.



Molto diverso è invece Resta con me di Elizabeth Strout (Fazi, 18,50 euro, traduzione di Silvia Castoldi, ebook disponibile). È ambientato negli anni Cinquanta in Maine, dove ad autunni dai colori stupendi (giusto per darvi un'idea) si susseguono inverni rigidissimi. Il protagonista è Tyler Caskey, il nuovo pastore protestante di una piccola comunità, appassionato e gentile, amato da tutti, anche se sposato con una ragazza di città troppo bella ed eccentrica per piacere alle comari del paesino. La coppia ha anche due bambine adorabili, ma ad un certo punto la signora Caskey muore e la fiaba dorata del pastore prende un sapore amaro. Tyler deve mandare la figlia più piccola dalla nonna, la maggiore smette di parlare e si comporta male all'asilo, l'uomo non riesce più a scrivere i sermoni per la messa e dorme sul divano del suo studio. All'improvviso gli occhi dei suoi parrocchiani sono tutti puntati su di lui, ma non più in adorazione, bensì pronti a criticare ogni sua mossa. Nei salotti, fra una tazza di tè e una fetta di torta, le casalinghe annoiate si raccontano le ultime novità e non esitano a dare giudizi su Tyler. La trama di questo romanzo, come già nel caso di Olive Kitteridge e Mi chiamo Lucy Barton in sé è molto semplice, quasi scarna: ma è il modo di raccontare della Strout che affascina. Dipana davanti agli occhi del lettore descrizioni di giornate invernali terse e freddissime, taglienti come la sofferenza di Tyler, e noi ci immaginiamo questa comunità in cui quasi nessuno riesce a dimostrare un po' di comprensione verso il pastore smarrito. Racconta con precisione chirurgica le emozioni e i sentimenti dei personaggi, a volte contrastanti fra loro, senza fare sconti a nessuno. E alla fine una possibilità di redenzione viene offerta a tutti.


Il mese prossimo vorrei leggere Le mie amiche streghe di Silvia Bencivelli, che dovrebbe essere la storia di una giornalista scientifica le cui amiche ad un tratto diventano fanatiche delle terapie alternative e delle pozioni che fanno miracoli. Poi ho da tempo su uno scaffale il primo ponderoso volume della serie dei Cazalet (sì, arrivo ora, lo so) che mi guarda con aria accusatoria, forse è arrivato il suo momento. Ho sempre pensato che per alcuni libri ci sia il periodo giusto per leggerli, forse è l'attitudine del lettore o un allineamento astrale (o entrambe le cose, chissà). Cosa ne dite?

sabato 5 luglio 2014

Ragazze mancine - Stefania Bertola



Titolo: Ragazze mancine

Autrice: Stefania Bertola

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 277

Prezzo: 12 euro

Ebook disponibile


Qualche mese fa avevo letto Romanzo rosa della Bertola e mi era piaciuto. Racconta le vicende di un piccolo gruppo di persone che frequentano un corso per imparare a scrivere, appunto, romanzi rosa. L’avevo trovato molto gradevole: divertente ma non fatuo, a tratti vagamente perfido ma mai cinico. Non un capolavoro imprescindibile, ma di certo un romanzo di intrattenimento ben scritto. Dunque, quando ho visto su uno scaffale della libreria Ragazze mancine, mi sono detta “Perché no?”. Non sono rimasta delusa, anzi, Ragazze mancine mi è piaciuto anche più di Romanzo rosa.  Come in Romanzo rosa, lo sfondo è la città di Torino, dove la Bertola ha vissuto per diversi anni. Le ragazze del titolo sono Adele ed Eva, che si conoscono per caso e non potrebbero essere più diverse. All’inizio, Adele mi è stata un po’ antipatica: ama leggere, visitare musei e viaggiare - e fin qui, ha tutta la mia comprensione -, ma per potersi dedicare ai propri hobby ha sposato un uomo ricco che non amava ma che la manteneva. Se non altro, è molto onesta: dichiara con sincerità che il suo è stato un matrimonio di puro interesse. Purtroppo, un mattino si sveglia e scopre che il marito ha fatto fallire l’azienda ed è scappato all’estero con un’amante bielorussa, per giunta lasciando il cane della bielorussa suddetta proprio a Adele, che detesta i cani. Adele deve quindi lasciare la casa dove abitava, che è stata venduta ai vicini, e ricominciare una nuova vita. Poco dopo, incontra Eva, una ragazza madre squattrinata che fa mille lavoretti per mantenere la figlia e vive in una casa lasciatale provvisoriamente da una zia che ha deciso di farsi suora (ma, come precisa Eva, già una volta aveva vissuto per un po’ in un ashram e poi era tornata a casa, quindi anche ora potrebbe cambiare idea). Eva vive all’insegna della precarietà, ma ha senso pratico, prende le cose come vengono e non si lamenta. Offre ospitalità a Adele, che lì per lì rimane scandalizzata scoprendo che Eva fa la spesa al discount e non ha una connessione a internet, ma poi si adatta. Entrano poi in gioco gli altri personaggi: Clotilde Castelli, un’esperta di poetesse serbe molto facile all’ira, i suoi figli, l’avvocato Marta Biancone, divorzista inflessibile e terrore dei mariti che, incredibilmente, è sposata da tempo con un conte stupidissimo che la riempie di corna… Il romanzo è ricco di citazioni più o meno colte che rendono la lettura molto intrigante e fanno risuonare nel lettore echi di tutti i tipi. Apprezzo i personaggi della Bertola perché risultano molto realistici, mi verrebbe voglia di fare un giro con loro, fermarci in una delle tante pasticcerie di Torino e ascoltare il racconto dei loro problemi quotidiani.